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di Simone Stefanini 6 Ottobre 2015

Buon compleanno alla radio italiana: 91 anni di RAI

Il 6 ottobre 1924 andava in onda la prima trasmissione, da allora quasi un secolo di radio ufficiali e libere

È il 6 ottobre 1924. La violinista Ines Vivian Donarelli si avvicina a un microfono e annuncia: “Uri, Unione Radiofonica Italiana. 1-RO: stazione di Roma. Lunghezza d’onda metri 425. A tutti coloro che sono in ascolto il nostro saluto e il nostro buonasera. Sono le ore 21 del 6 ottobre 1924. Trasmettiamo il concerto di inaugurazione della prima stazione radiofonica italiana, per il servizio delle radio audizioni circolari, il quartetto composto da Ines Viviani Donarelli, che vi sta parlando, Alberto Magalotti, Amedeo Fortunati e Alessandro Cicognani, eseguirà Haydn dal quartetto opera 7 primo e secondo tempo”

È l’inizio della prima trasmissione radiofonica in Italia, avvenuta esattamente 91 anni fa.

Inutile dire che i primi apparecchi radiofonici in realtà erano rivolti ad un pubblico benestante ed erano curati nei minimi particolari. A volte erano rivestiti di legno prezioso, ma i componenti interni e le valvole si guastavano di frequente. Restano comunque bellissimi esemplari da collezionare anche solo come mobiletto portatutto.

 

tumblr_nqtt0xNiEe1u6rygco1_1280 tumblr - Una installazione di radio vintage

 

Nel 1930 gli abbonati alla radio in Italia non raggiungevano quota 100.000. Una buona radio costava solo tre volte meno di una Fiat Balilla. Facendo un rapido calcolo, è come se oggi un apparecchio radio costasse 5000 euro. Dunque gli amici proletari compravano le radio a galena, che potevano ascoltare solo in cuffia. Anzi, se le costruivano, così riuscivano a non pagare gli abbonamenti. Italia, terra, di santi, di navigatori e di hacker.

Durante la Seconda Guerra Mondiale, la radio trasmette propaganda fascista e notizie dal fronte, fino all’annuncio più atteso: un giovane Corrado (sì, quello che in seguito condurrà la Corrida e Il Pranzo è Servito) che proclama “La guerra è finita!”

 

 

Negli anni in cui la televisione ancora non trasmetteva oppure era davvero solo per pochi, la gente seguiva appassionanti sceneggiati alla radio.Quella qui sotto è la riproposizione televisiva di un radiodramma, cioè di un film alla radio, scritto negli anni ’50 da Friedrich Dürrenmatt, chiamato “Operazione Vega”. Fantascienza al potere, sperimentazione, cose che oggi andrebbero in onda su un oscuro canale satellitare. Ovviamente, il film lo si può anche solo ascoltare, come concepito originariamente.

 

 

E le canzonette?  Quelle che poi faranno la vera fortuna delle radio commerciali, dopo la Seconda Guerra Mondiale tengono incollate all’altoparlante le famiglie italiane, che fanno il tifo per Nilla Pizzi, la vincitrice del primo Festival di Sanremo (1951) con l’eterna melodia di “Grazie dei fiori”, che la farà diventare famosa in tutto il mondo prima e ospite decennale delle trasmissioni di Paolo Limiti poi.

 

Schermata 2015-10-06 alle 09.46.37 federicomariani - Nilla Pizzi in un’illustrazione di Federico Mariani

 

Ma la radio, anzi, la radiolina, vive anche di sport. La radiocronaca di Giri d’Italia soffertissimi o di partite della Nazionale di calcio che sono entrate nella storia. I nostri genitori e i nostri nonni le seguivano ovunque: al mare, in chiesa, a lavoro, mentre giocavano a carte. Per noi diretti discendenti degli anni ’80, le voci calcistiche per eccellenza restano quella bassa e roca di Sandro Ciotti e quella velocissima di Enrico Ameri nella mitica trasmissione “Tutto il calcio minuto per minuto”

 

 

Negli anni ’70 nascono le radio libere per portare avanti la controcultura, per parlare di politica in maniera autonoma e per mettere musica non commerciale. Famosa è la vicenda di Radio Alice, bolognese, sorta nella mitica via del Pratello e portavoce della “comunicazione liberata” che apriva il microfono a chiunque ed organizzava raduni e concerti, poi chiusa con un’rruzione dalla Polizia con l’accusa, poi risultata infondata, di aver diretto gli scontri all’indomani dell’uccisione dello studente Francesco Lorusso da parte dei Carabinieri. Qui sotto, un estratto dal documentario “Alice nel paese delle radio libere” del 1977

 

 

Anche Vasco Rossi è stato un pioniere delle radio libere, con la sua Punto Radio di Zocca, che inizia a trasmettere nel 1975. Lui faceva il dj, intervistava la gente per strada e li faceva parlare senza filtri. In quegli anni metteva i King Crimson e Bruce Springsteen ma anche i Sex Pistols, i Clash o Lou Reed, che ai tempi erano semisconosciuti in Italia.

 

VascoRossi rockstation - Un giovane Vasco Rossi nella sede di Punto Radio

 

Parlando di dj che poi hanno fatto la storia in televisione, tra la fine degli anni 70 e gli anni ’80 c’è il botto: Jocelyn, Red Ronnie e Claudio Cecchetto, che nel 1982 apre la mitica Radio Deejay, la radio commerciale più popolare d’Italia. Il primo dj a parlare da quelle frequenze è stato un magro Gerry Scotti. Poi, grazie anche al programma tv Deejay Television su Italia Uno, sono diventati famosi anche tutti gli altri, sia in voce che in video: Linus, Albertino, Kay Rush, Amadeus, Fiorello e Jovanotti.

 

3931 lo spettacolo - Linus, Claudio Cecchetto e Jovanotti negli anni ’80

 

Il resto è storia moderna: arriva MTV che lancia il pezzo Video killed the radio star” dei Buggles profetizzando la morte della radio e invece, paradossalmente, oggi è proprio MTV a dover cambiare target mentre la radio è dappertutto ed è di tutti, grazie alla possibilità di trasmettere in streaming a costo zero.

La radio come elettrodomestico è ormai diventato un oggetto iconico di modernariato. Guardate quelle qui sotto, non vorreste averle tutte?

 

Unbenannt-1 tumblr - Vorremmo averle tutte

 

 

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