Mi è capitato sotto gli occhi un interessante grafico di Goldman Sachs, una delle più grandi banche d’affari del mondo che si occupa principalmente di investimenti bancari e azionari. Lo schema mostra chiaramente come le licenze individuali da tassista a New York hanno perso quasi metà del loro valore tra Giugno 2014 (circa 1,1 milioni di dollari) e Aprile 2015 (circa 600mila dollari).
“I taxisti sono in difficoltà, ma possono sopravvivere e prosperare”. L’ho letto proprio oggi. Seguiva una lista di 10 cose da fare per prosperare: da “fare disegnare gli interni da Anish Kapoor” a “indossare guanti bianchi”. Vabbe’: l’ho letto su una rivista di carta che si occupa di prevedere il futuro. “Medico, cura te stesso” diceva il saggio.
Mi metto nei panni del proletario di un sobborgo di New York che ha fatto il mutuo per comprare il Medallion (la licenza americana da tassista). Pensando una cosa tipo “costa un botto, ma mi dà un lavoro a Manhattan, è un assegno circolare e il valore è sempre aumentato negli ultimi 30 anni”. E adesso si trova ad avere perso 50mila dollari al mese per un anno, probabilmente senza la possibilità vera di rivendere la licenza (chi la comprerebbe con un grafico del genere?). Tutto questo mentre probabilmente i suoi figli tornano a casa la sera usando servizi come Uber.
Nonostante l’incazzatura comprensibile della categoria, indietro non si torna, ovviamente. Il servizio sharing è migliore, più economico, più efficiente. Vincerà: ha già vinto, il grafico di cui stiamo parlando è la rappresentazione plastica di questo concetto.
In realtà l’impatto della tecnologia sul mondo delle auto sarà molto molto più grande. Per Uber (o chi per loro) taxi e noleggi sono solo l’antipasto. Dopo si divoreranno tutta l’industria dell’automobile come la conosciamo. Le auto odierne sono quasi sempre ferme (almeno il 95% del tempo); condividendole prima, e lasciando che si guidino da sole poi, funzioneranno in continuazione o quasi; e quindi ce ne saranno infinitamente meno e non saranno di proprietà dei singoli consumatori. Si comprerà il servizio, non il bene.
Tra 10 anni ci sembrerà incredibile che si sia sprecata tanta energia e tanto materiale per costruire cose che non usavamo quasi mai, che abbiamo passato ore e ore al volante (magari fermi nel traffico). Che abbiamo sacrificato un milione di vite umane all’anno in incidenti stradali.
Resta che le auto (e a volte anche i taxi) sono oggetti bellissimi. Come già adesso per il vecchi supporti musicali in vinile, saranno fantastici oggetti da collezione e opere d’arte. Per quanto mi riguarda, ho deciso: la prossima auto che comprerò sarà l’ultima, e sarà bellissima.
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