Andrea Kimi Antonelli ha riportato l’Italia sul gradino più alto del podio dopo vent’anni dall’ultima volta in cui un azzurro era riuscito a compiere un’impresa tanto notevole in F1.
Si tratta di un successo veramente straordinario, specialmente perché il pilota della Mercedes – non ancora ventenne – promette di vincere ancora tante gare e magari lottare per il mondiale già nel corso di questa stagione.
Il merito di aver visto a questo livello un pilota italiano, dopo così tanto tempo dall’ultima volta, va sicuramente alla Mercedes e al team principal Toto Wolff, che più di tutti ha creduto nel giovane Antonelli.
Tuttavia, né lui né il team che guida da oltre dieci anni hanno scoperto il vincitore dell’ultimo GP di Cina: ad avere scovato la stella classe 2006, è una persona che attualmente con il team Mercedes di Formula Uno non c’entra veramente niente.
Chi ha scoperto Kimi Antonelli: non è stato Toto Wolff
Giovanni Minardi, figlio di Gian Carlo, ha fondato la Minardi Management diverso tempo fa. E forse non si sarebbe mai potuto aspettare di scoprire il pilota che, oltre dieci anni dopo, avrebbe nuovamente regalato all’Italia una vittoria – per il momento – in Formula Uno. Intervistato dalla Gazzetta dello Sport, ha parlato del momento in cui ha effettivamente scoperto colui che ha preso il posto di Lewis Hamilton in Mercedes nel 2025: “Eravamo sulla pista di Sarno durante il Kart Summer Camp del 2014. Kimi aveva otto anni e mi avevano già parlato di lui. Conoscevo suo padre Marco ma lui era molto prudente sulle capacità del figlio, non voleva alzare troppo le aspettative, quindi non sapevo cosa aspettarmi”.

Minardi ha ammesso che gli bastarono pochi minuti, precisamente due giri su un tracciato mai visto, per capire che non si trattava di un pilota qualsiasi. A soli otto anni, aveva già fatto il record della pista. Cosa lo colpì profondamente? Il figlio di Gian Carlo ha spiegato anche questo: “Aveva un modo di guidare che indicava un talento naturale impossibile da non vedere. Io gestisco da molti anni la Minardi Management e quando vedi tanti ragazzi sei abituato a riconoscere subito quando qualcuno ha qualcosa in più. Lui però era proprio di un’altra categoria, è una sensazione impossibile da spiegare”.
Minardi ha spiegato di averlo proposto anche a Ferrari, per quanto a Maranello lo ritenessero troppo piccolo per essere valutato. Entrò invece a far parte dell’Academy della Mercedes nel 2019, e il resto è storia: una storia che, speriamo, possa portare molto lontano la nuova stella dell’automobilismo italiano. Che forse, per una volta, non dovrà appoggiarsi solamente alla Scuderia Ferrari per ottenere gloria, soddisfazione e successi a profusione.
