L’uomo delle stelle: i serafici volti barbuti di Andrea Casciu

Tanti uomini barbuti dallo sguardo imperturbabile, lo street artist Andrea Casciu ci racconta le sue opere

Street Art
di Stefano Disastro facebook 10 gennaio 2017 12:02
L’uomo delle stelle: i serafici volti barbuti di Andrea Casciu

 

Abbiamo fatto qualche domanda allo street artist Andrea Casciu. Tra le sue opere il soggetto più ricorrente è quello di un uomo barbuto dallo sguardo imperturbabile ma, al tempo stesso, sereno. È un’immagine potente, capace di infondere una tranquillità magica, a maggior ragione quando i volti sono immersi nella natura o dialogano con le stelle.

Breve presentazione: chi sei, quanti anni hai, da dove vieni?
Mi chiamo Andrea Casciu, ho 33 anni e sono nato in Sardegna. Provengo da un piccolo paese di 260 abitanti che si chiama Siris, posto incantevole ma delle volte esageratamente tranquillo. Vivo a Bologna da circa due anni.

 

 

Dove sei adesso? Descrivi la stanza in cui ti trovi.
In questo momento mi trovo in Sardegna, sono a casa dei miei e mi trovo nella stanza che prima era mia, ora è per gli ospiti. Sono seduto sul letto, ho il pc tra le gambe e la stanza è illuminata dalla stufa che si trova davanti alla porta della camera. Potrei restare ore a fissare le fiamme di quella stufa.

La prima cosa che hai disegnato e l’ultima.
Sinceramente non ricordo il mio primo disegno, però da piccolo avevo una fissazione nel ritrarmi a testa in giù, avrò avuto 7-8 anni e facevo questi disegni molto infantili, la casa, il sole, il prato e poi io a testa in giù. Forse in soffitta ho ancora qualche reperto di quegli anni. L’ultimo disegno l’ho fatto ieri mentre parlavo al telefono, ho scarabocchiato su un biglietto da visita un barbuto visto di profilo con le fiamme che venivano fuori degli occhi, sarà che passo troppo tempo a fissare stufe e camini.

 

 

Hai dei rituali prima di metterti al lavoro e dopo aver finito?
Non ho nessun rituale particolare nel mio lavoro, tutto parte da un’idea che poi  elaboro in un foglio o in un muro, dipende, il supporto spesso cambia ma fondamentalmente la prassi è questa.

Qual è la tua tecnica preferita e perché?
Dunque le tecniche preferite sono due, da un lato c’è il lavoro sulla carta con pennini e china, adoro e studio le incisioni e le stampe del 1500, i tratteggi, i chiaro scuri dati dai segni che si incrociano e le diverse tematiche come l’alchimia o le bestie fantastiche mi condizionano fortemente. Dall’altro lato c’è tutto il lavoro sui muri che praticamente è l’opposto, grandi dimensioni con supporti e superfici diverse, è una continua sfida.

 

 

Qual è l’errore che un artista non dovrebbe mai commettere?
Eh, chi lo sa? Penso che molti dovrebbero abbassare un po’ la testa. Facendo arte si conosce tanta gente che fa arte, ho conosciuto mostri della street art, pietre miliari che stanno scrivendo realmente la storia dell’arte è sono persone molto umili, mentre spesso mi capita di conoscere persone pseudo artiste, che iniziano ogni frase con io ho fatto questo… io ho fatto quello. Certa gente dovrebbe imparare a vivere giù da un piedistallo.

Che rapporto hai con le tue opere? Le vendi senza problemi o fai fatica a staccarti?
Il rapporto con le mie opere è buono, non mi attacco particolarmente ai miei lavori, però c’è sempre quel quadretto che è tuo e basta. Personalmente mi capita quando inizio una nuova serie, spesso il primo lavoro lo tengo per me.

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