Agente 007 – Una cascata di diamanti 50 anni dopo


Ci sono film (e serie di film) che hanno fatto la storia del cinema. Parliamo di opere che sono rimasti impresse nelle nostre menti, punti di riferimento assoluti per chiunque si ritrovi a lavorare in questo mondo meraviglioso. Tra questi, è impossibile non citare la serie di 007, ispirata ai romanzi di Ian Fleming e iniziata nel lontano 1962. Parliamo di quello che è tutt’ora il franchise più longevo della storia del cinema e che ha visto avvicendarsi attori del calibro di Sean Connery, Roger Moore, Pierce Brosnan e Daniel Craig nel ruolo del protagonista. Per la precisone, gli interpreti di James Bond sono stati addirittura sei, per non parlare dei 193 gadget usati dall’agente segreto in tutti i vari film.

Nonostante il successo planetario che la serie di 007 ha raggiunto, non tutti gli episodi della serie sono stati celebrati all’unanimità. Proprio quest’anno ricorre il cinquantesimo anniversario di uno Bond Movie più controversi della storia. Stiamo parlando di Agente 007 – Una cascata di diamanti, settimo capitolo della serie ispirato al quarto romanzo di Ian Fleming, il cui sviluppo fu a dir poco travagliato.

Inizialmente, la regia doveva essere affidata a Peter R. Hunt, che aveva già diretto Agente 007 – Al servizio segreto di Sua Maestà. Il regista britannico fu però costretto a rifiutare perché già impegnato in altri progetti e la scelta ricadde sull’artefice di Agente 007 – Missione Goldfinger: Guy Hamilton. In effetti, l’intenzione della produzione era proprio quella di replicare il successo del terzo capitolo della serie, riportandone in scena i ritmi ferrati.

Anche la scelta del protagonista fu molto complicata. George Lazenby aveva appena lasciato e il prescelto, almeno all’inizio, sembrava essere John Gavin, diventato famoso per aver interpretato Giulio Cesare in Spartacus di Kubrick. Scelta che però durò poco, almeno fino a quando Sean Connery, l’agente segreto più amato di sempre, non si dichiarò interessato al progetto.

Purtroppo, l’ultima apparizione ufficiale dell’attore scozzese nei panni di James Bond si rivelò un discreto flop. Connery non fu in grado di ripetere le straordinarie interpretazioni del passato e sembrò parecchio arrugginito, a tratti disinteressato. La bassa qualità della recitazione non fu però un problema circoscritto al protagonista, visto che la maggior parte dei personaggi venne interpretata da musicisti anziché da attori professionisti. Ad esempio, il cantante country Jimmy Dean non riuscì a rendere giustizia a Willard Whyte mentre il bassista jazz Putter Smith sembrò parecchio impacciato nei panni di Mr. Kidd.

Probabilmente, la travagliata storia produttiva del film limitò parecchio il budget da investire e le conseguenze vennero prepotentemente a galla, anche nel deludente finale del film. Quello che doveva essere un inseguimento epico a bordo di sottomarini e palloni meteorologici si ridusse infatti a una sequenza cinematografica molto statica e senza alcun pathos.

Fortunatamente, la tipica ironia che ha sempre contraddistinto i film di 007 rimase intatta. In questo senso, la scena più rappresentativa è forse quella che ha come protagonista il tavolo della roulette e che si svolge alla Casa Bianca, il casinò di proprietà di Willard Whyte. Altri tempi, quelli in cui non si poteva giocare alla roulette online comodamente da casa come si fa oggi. Nella scena in questione la splendida Lana Wood si offre di aiutare il nostro agente segreto preferito, solo all’apparenza spaesato e ignaro del vero funzionamento del gioco. Come da tradizione, Bond coglie tutti di sorpresa con una mossa che si rivela vincente, lasciando a bocca aperta l’avvenente donna.

A proposito, i personaggi sono tra le poche cose convincenti del film. Gli antagonisti svolgono egregiamente il loro lavoro nonostante le opache interpretazioni degli attori, sembrando sempre pericolosi e imprevedibili. Medesimo discorso per le due Bond girls, misteriose e affascinanti ma anche interpretate egregiamente da Lana Wood e Jill St. John.

A distanza di cinquant’anni Agente 007 – Una cascata di diamanti, conferma tutte le criticità riscontrate al momento dell’uscita senza però smarrire lo stile e le vibrazioni che hanno reso quella di 007 la serie cinematografica più iconica mai realizzata.

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