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Arrested Development: quarta stagione solo online tutta insieme

Il termine ‘cult’ spesso viene usato a sproposito, per cercare di dare una certa autorevolezza a prodotti che, semplicemente, non hanno avuto successo. In alcuni casi, però, l’utilizzo di ‘cult’ è sacrosanto. Un esempio? Arrested Development, serie tv trasmessa da Fox dal 2003 al 2006. Come recita la sigla, è “la storia di una ricca famiglia che ha perso tutto e dell’unico figlio che non ha avuto altra scelta se non provare di mantenerla unita”.

E Arrested Development è davvero qualcosa di culto: poco successo di pubblico, ma fan in adorazione. Talmente in adorazione da far venire voglia a Netflix di produrre, a distanza di sei anni, una quarta stagione. Piccola digressione: Netflix è un servizio di videonoleggio, quello, per intenderci, che ha mandato all’aria Blockbuster. Funziona così: tu ordini il film direttamente da casa, ti arriva per posta in poco tempo, lo tieni quanto vuoi e poi lo rispedisci usando una busta già affrancata. Senza ritardi, senza multe. Oppure ti guardi tutto direttamente in streaming. Una potenza.

Netflix è cresciuta talmente tanto da potersi permettere di produrre direttamente degli show. E dire che Arrested Development non ha un cast di sconosciuti. Giusto per fare qualche nome: Jason Bateman, Jeffrey Tambor, Will Arnett. Netflix, però, non è un network classico e per questo ha intenzione di cambiare le regole del gioco: la quarta stagione di Arrested Development sarà composta da dieci episodi, che verranno pubblicati online contemporaneamente, lo stesso giorno. Del resto, se non ha un palinsesto da riempire ogni giorno, che senso ha spalmare su oltre due mesi e mezzo un programma?

Un’operazione importante, che va a toccare alla base il senso stesso di serialità. Resta da capire se si tratterà di un caso isolato o del primo passo verso un cambiamento radicale del settore. Una cosa è certa: Arrested Development è una meraviglia e la quarta stagione, prevista per l’inizio del 2013, è da non perdere. Così come il film che seguirà. Perché cult è cult, su questo non ci sono dubbi.

Marco Villa

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