TV e Cinema

Cinque cose che non dimenticheremo di Star Wars: Gli ultimi Jedi

Oggi esce in tutta Italia Star Wars – Gli ultimi Jedi, l’ottavo capitolo della saga che ormai da quarant’anni esatti tiene col fiato sospeso e la spada laser stretta nel pugno milioni e milioni di appassionati in giro per il mondo. Nelle ultime ore il web è stato letteralmente invaso da centinaia e centinaia di recensioni da ogni angolo del globo: dalla rivista figa d’Oltreceano al più sperduto giornalino scolastico, tutti parlano di Star Wars. E che noi abbiamo, la scabbia? No. Perciò ecco le cinque cose che proprio non dimenticheremo di questo Gli ultimi Jedi.

I Porg

Il fattore regia ha contato parecchio, da sempre, per creare l’immaginario di Star Wars nel bene e nel male. A questo giro Rian Johnson ha fatto tutte le cose a modo (sul peso che ha avuto ci ritorneremo anche dopo)  curando i dettagli, anche quelli più, a prima vista, stupidini. Ma in fondo non sono proprio quelli che più ci piacciono? Ecco perché la trovata di inserire delle creaturine pucciose, i Porg, è una trovata geniale. Perché colma quella carenza di “effetto peluche” di cui ci sentivamo orfani dai tempi degli Ewok e, contemporaneamente, non si è di fronte ad un passo falso assoluto come Jar Jar Binks (che, per citare Il Gatto sul Tubo, uno dei più noti youtuber italiani “Ti piace a sette anni: se ti piace dopo è meglio che prenoti al più presto un check-up al cervello”).  Siamo certi che il peluche dei Porg prima o poi farà bella mostra di sé nella nostra stanza.

 

La commedia, sempre e comunque, trionferà

Che Han Solo, avventuriero spavaldo e sbruffone, sempre con la battuta pronta, fosse un gran personaggio non occorre certo arrivare all’ottavo capitolo della serie per capirlo. Eppure, usando un po’ il metodo di Lopez in Boris, quello che mancava agli ultimi episodi di Star Wars (anche nell’ottimo Il risveglio della forza) era la “linea comica”. In questo Gli ultimi Jedi non solo c’è ma è una delle componenti che meglio si agganciano al primo (vedi la cifra da commedia di Han Solo) e che lo superano. Un po’ alla maniera di molte serie tv contemporanee insomma,  Johnson ha saputo inserire la commedia anche nei momenti più drammatici, epici e tirati che vi possano essere. A molti potrebbe non piacere ma è certamente un marchio di fabbrica.

 

Johnson ha le palle che fumano

Cosa vogliamo dire con quest’elegante perifrasi? Vogliamo dire Johnson non ha avuto paura di osare, optando per scelte non convenzionali, antitetiche sotto certi aspetti alla trilogia primigenia (ed anche agli infausti tre prequel) ma donando quel sapore di grande opera che era proprio dei vecchi Star Wars. Già perché ancora prima che sulla storia, sugli eroi e sui valori messi in campo, Guerre Stellari era ed è, soprattutto, una questione di estetica, di spade laser, di astronavi mai così fighe sul grande schermo come allora. Iconoclasta, come se volesse abbattere, uno ad uno, i “vecchi idoli pagani”. Da Han Solo prima a Luke Skywalker, gli eroi antichi hanno fatto il loro tempo (Carrie Fisher a parte) ed ora tocca alla nuova generazione. Più che “Una nuova speranza” proprio “Una nuova era”.

 

Lunghezza mezza bellezza? Forse no

Guardare Star Wars – Gli ultimi Jedi anche non capendoci una mazza alla fine è sempre e comunque qualcosa dal grande valore viste le quasi due ore e quaranta minuti di durata. Come ha giustamente sottolineato l’Hollywood Reporter “Il film risulta un po’ troppo lungo e in certe scene un po’ troppo compiaciuto”. Tuttavia il Los Angeles Times, una delle prime testate ad essere uscita con una recensione degna di questo nome “La lunghezza eccessiva potrebbe essere un difetto ma anche un forte segno di sicurezza”. Quindi quando andrete al cinema stasera, oltre a mettervi comodi, mettetevi pure l’animo in pace: entrerete all’ora dell’aperitivo e all’uscita potrete pure fare colazione.

 

Kylo Ren. Sì, Kylo Ren

Ok, ok calmi. Molti lo odiano, lo considerano un personaggio mollaccione, debole sotto tutti i punti di vista e neppure paragonabile ai grandi villain del passato. Ecco, proprio per questo ci piace. Ci piace perché è tormentato, dubbioso, imbranato in certi aspetti e soggetto a più di un ripensamento. Il cattivo indimenticabile questo film ce l’ha già ma non vi diciamo chi è. Kylo Ren rappresenta quell’inquietante figura che tutte le mattine fa capolino dal nostro specchio: siamo noi in fondo, noi “comici, spaventati, guerrieri” per dirla alla Stefano Benni. Ecco perché ci piace tanto!

Mattia Nesto

Fa che la morte mia, Signor, la sia comò 'l score de un fiume in t'el mar grando

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