TV e Cinema

Il film di Aldo, Giovanni e Giacomo fa più piangere che ridere, ed è giusto così

Che Odio l’estate, il nuovo film di Aldo, Giovanni e Giacomo non sia una commedia spensierata, lo si capisce dalla prima scena, che non vi stiamo a raccontare per non spoilerare. Come si suol dire, setta il tono del film e, soprattutto, il morale dei suoi spettatori. Complice la musica di Brunori Sas e la regia di Massimo Venier, tornato a dirigere il trio dopo aver creato insieme ai comici milanesi i film più belli: Tre uomini e una gamba (1997), Così è la vita (1998), Chiedimi se sono felice (2000) ed aver partecipato all’inizio della fine delle idee: La leggenda di Al, John e Jack (2002) e Tu la conosci Claudia (2004).

Da un po’ di tempo a questa parte la fantasia e l’estro dello storico trio sembrava appannato dall’età, dal reiterare gli sketch che li avevano resi indelebili alla fine dei ’90s, dal mascherarsi nel tentativo di creare nuovi personaggi, finendo per essere la pallida imitazione di se stessi in film come Fuga da Reuma Park (2016). Potevamo darli per bolliti, e invece tornano con un lungometraggio commovente, una riflessione sull’invecchiare e sul prendere solo ciò che di buono c’è dalla vita, senza consumarsi di stress.

© Medusa Film

La sinossi, molto brevemente, vede i tre e le rispettive famiglie che si trovano obbligati a una convivenza forzata in una casa vacanze in Puglia, durante l’estate, per un disguido tecnico. I personaggi di Aldo Baglio, Giovanni Storti e Giacomo Poretti (si chiamano così anche nel film), assomigliano ai veri caratteri dei comici: sempre stanco il primo, precisino il secondo e poco risoluto il terzo. Di gag ce ne sono, il resto del cast non è lì per fare da comparsa, anche la storyline di Lucia Mascino, Carlotta Natoli e Maria Di Biase  (tre attrici molto brave che interpretano le mogli) è amara e dolce insieme, così come quella dei figli.

Aldo, Giovanni e Giacomo sembra quasi vogliano ripercorrere i 30 anni di carriera, spesso ricorrendo all’auto citazione, ma tutto acquista un senso alla fine, tutte le ingenuità e le battute telefonate saranno perdonate, perché così è la vita. I tre ci ha già abituato ai colpi di scena e ai finali un po’ amari, ma stavolta hanno l’età giusta perché il loro narrato diventi verosimile, e non sono imprigionati in un’eterna giovinezza come fa da anni Leonardo Pieraccioni, senza accorgersi che quel tempo non c’è più. A, G e G ne sono consapevoli al 100% e, quando alla fine del film, parte La verità di Brunori Sas, chi non si commuove è già morto.

Simone Stefanini

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