TV e Cinema
di Dailybest 17 Marzo 2015

Abbiamo incontrato Terry Gilliam al Lucca Film Festival dedicato a Cronenberg

Siamo andati alla lezione di cinema di Terry Gilliam e alla mostra sugli oggetti di scena di David Cronenberg. Questo è ciò che è successo.

di Eva Cabras e Simone Stefanini

L’anno scorso, l’ospite d’onore del Lucca Film Festival, arrivato quest’anno alla sua 11esima edizione, è stato David Lynch e noi l’abbiamo seguito per tre giorni. L’occasione fu indimenticabile, anche se funestata da qualche problema organizzativo di troppo, questa volta risolto mettendo gli eventi e le mostre a pagamento. Quest’anno il protagonista assoluto del Festival è David Cronenberg (Videodrome, Inseparabili, Crash, Il Pasto Nudo, giusto per citare alcuni suoi capolavori ed il nuovo Maps to the Stars), al quale sono dedicate la maggior parte delle retrospettive e delle esposizioni in calendario.

A causa di problemi (sembra) di salute, però, Cronenberg non ha potuto essere presente a Lucca, spezzandoci irrimediabilmente il cuore, ma dandoci la possibilità di incontrare un altro mostro sacro del cinema mondiale: Terry Gilliam (membro dei Monty Python e regista di capolavori come L’esercito delle 12 scimmie, Parnassus, Brazil, Paura e delirio a Las Vegas. Tideland, La leggenda del re pescatore e l’ultimo, The Zero Theorem, proiettato per la prima volta in Italia proprio al Lucca Film Festival nella serata di domenica) . La visione del Lucca Film Festival si rivela lungimirante, poiché mantiene anche nella scelta del “sostituto” un fil rouge cinematografico basato sulla visionarietà e sulla concezione dell’arte come forma di manipolazione estrema del reale.

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Proprio dalla concezione di realtà parte l’intervento di Terry Gilliam durante la lezione di cinema tenutasi ieri mattina al Teatro del Giglio. La domanda relativa all’uso del materiale teatrale nei film di Gilliam parte dal critico Francesco Alò, affiancato nella presentazione del Maestro da Nicolas Condemi e Federico Salvetti. La risposta del regista è chiara e forte: il cinema è finzione, gli elementi teatrali nei film servono solo a farlo notare di più. Sul palco del Teatro del Giglio, Terry Gilliam si presenta in piena forma, sorridente e carico come se i 75 anni fossero i nuovi 35 e sfoggiando dei calzini rossi e bianchi a pois che ci hanno definitivamente conquistato.

Terry Gilliam spiega i suoi inizi come regista al pubblico del Lucca Film Festival:

Gilliam ha quella spontaneità nel parlare che ci porta lontani anni luce dalla placida moderazione a cui ci aveva abituato David Lynch nella scorsa edizione del Festival. È un vulcano, ride senza freni, dice parolacce e fa le boccacce come giustamente è solito a fare, accompagnando il tutto con la saggezza dettata dall’esperienza. I suoi primi passi nel mondo del cinema sono legati all’animazione, prima a Los Angeles e poi a New York, dove sono realizzati i primissimi lavori in pellicola di Terry, con qualità pessima e scarse risorse. Se avesse avuto uno smartphone lo avrebbe certamente usato e infatti invita chiunque voglia imparare a fare cinema a utilizzare le nuove tecnologie per fare pratica. I grandi film arrivano dopo, ma per quelli è tutta un’altra storia.

Al fianco di Terry Gilliam durante la sua lezione c’è un signore con la camicia a quadri. Questo simpatico uomo riccioluto è Nicola Pecorini, direttore della fotografia di fama mondiale e inseparabile compagno del regista, con la quale ha lavorato per “Paura e Delirio a Las Vegas” e “Parnassus”, tra le altre cose. Quando Pecorini apre bocca si percepisce che la sa lunga, consigliando a tutti gli aspiranti registi di non farsi prosciugare dai propri progetti, per quanto possano essere impegnativi. Conviene sempre avere una scorta di energie psicofisiche di riserva, altrimenti il grande sogno che rincorrete per anni potrebbe trasformarsi in nulla più che un buco nero.

Le domande del pubblico danno il via ad altri interessanti spunti di conversazione, tra i quali le dinamiche produttive dei grandi film, la libertà creativa con il conseguente tira e molla sul final cut, il leggendario progetto incompiuto su Don Quixote e il sentito ricordo di Robin Williams, brillante attore che firma uno dei più bei film di Gilliam, “La Leggenda del Re Pescatore”. Non sono ovviamente mancati i riferimenti ai Monty Python e il modo migliore per riassumere l’intervento di Gilliam a riguardo è la meravigliosa interpretazione live del figlio ingordo di fagioli tratta da “Most Awful Family in Britain”, totalmente sublime. Una volta congedati dal delizioso Terry Gilliam, prodigo di autografi e gag, abbiamo visitato la mostra dedicata a David Cronenberg emblematicamente intitolata “Evolution”.

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Allestita negli spazi della Fondazione Ragghianti di Lucca, la mostra raccoglie una prodigiosa serie di reliquie provenienti dalle collezioni private del regista e permette di ammirare alcuni dei più folli arredi scenici dei suoi film più iconici. L’emozione che scaturisce dal ritrovarsi di fronte al televisore di “Videodrome” o alla tuta prostatica indossata da Rosanna Arquette in “Crash” è incredibilmente potente. Gli abiti di “A Dangerous Method” e la macchina per il teletrasporto di “La Mosca” sono quelle cose che si vedono una sola volta nella vita, ma la sezione espositiva dedicata a “Il Pasto Nudo” è assolutamente devastante.

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La piccola sala si apre agli occhi dei visitatori con le macchine da scrivere usate dal protagonista, compresa quella a forma di insetto, ma è dietro la parete divisoria che avviene la magia. Una volta svoltato l’angolo ci si trova di fronte alla ricostruzione del bar intergalattico dove la bianca creatura siede placida sorseggiando un Martini, affiancata dalla teca in vetro dove la stessa giace nel suo stadio finale di logorazione. Quegli occhi vacui in plastica fanno veramente correre brividi lungo la schiena, in un’alternanza perenne di disgusto e fascinazione, come in ogni film di Cronenberg che si rispetti.

Per tutte le info sul programma, gli incontri e le posizioni, vai sul sito ufficiale del Lucca Film Festival

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