35 anni fa i cartoni animati dei Puffi sbarcavano in televisione, tingendo tutto di blu

La grande famiglia dei Puffi

 

“Noi Puffi siam così / noi siamo tutti blu / puffiamo su per giù / due mele o poco più”

Bene, se proprio non ce l’avete fatta a non cantare come Cristina D’Avena, leggendo questo testo strampalato, allora significa che eravate lì, negli anni ’80 a testimoniare la prima uscita animata dei Puffi, che hanno esordito sulla tv americana il 12 settembre del 1981.

Un veloce recap per chi fosse stato distratto per 35 anni: vivono nel bosco, sono tutti blu, indossano strani cappelli e calzamaglie, hanno una piccola coda e il nasone, nascono dal fumetto di Peyo e Yvan Delporte, in originale li chiamano Schtroumpfs, ed è chiaro perché il nome sia stato cambiato in Italia. Incredibilmente, non sono sempre stati protagonisti. Il loro esordio a fumetti risale al lontano 1958 come personaggi minori di un altro fumetto, John & Solfami.

 

La prima apparizione dei Puffi

 

Ebbene sì, i fumetti dei Puffi non sono americani ma belgi, mentre il cartone animato è americano. Ma le curiosità non finiscono qui: stando al fumetto ufficiale dei Puffi, la loro tribù è composta da 105 omini, tutti con un talento o una personalità particolare: Brontolone, Minatore, Burlone, Contadino, Forzuto, Pigrone, Pauroso, Sciccoso, Tontolone, Quattrocchi, capitanati dal gran maestro, dal sindaco e dal capo assoluto della tribù: il Grande Puffo, che ha 542 anni e sa fare ogni tipo di pozione per aiutare la sua gente, ma non disdegna una sonora strigliata a chi si comporta male.

 

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Proprio per questa spacializzazione di ognuno dei suoi membri, il villaggio dei Puffi è stato definito il perfetto esempio di comunità marxista. Se eravate tra quelli che curiosavano pagine strane dell’internet italiano dei primi anni 2000 probabilmente vi siete imbattuti in un sito che  sosteneva che i Puffi fossero un progetto mediatico per convertire ai principi del marxismo-leninismo le giovani generazioni occidentali. Il Grande Puffo sarebbe Lenin, Quattrocchi sarebbe Trockij, mentre la parola Puffo in realtà significherebbe compagno. Che film si fa la gente a volte.

Il Soviet supremo, il compagno Grande Puffo

 

Sempre in tema di curiosità, Puffetta, l’unica ragazza che si accolla quella mandria di mini matti, è stata inventata da Gargamella, mago sinistro, sosia di Pierluigi Bersani e arcinemico dei Puffi, per creare inimicizia tra la tribù. Il suo piano però fallì miseramente perché Puffetta gli venne fuori bruttina. Fu Grande Puffo in persona a farle qualche ritocchino magico per farla apparire la bionda bomba sexy che oggi ci ricordiamo.

Praticamente, la prima ad aver visitato un chirurgo plastico, seppur magico, nella storia dei cartoni.

 

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L’obiettivo principale di Gargamella, nella vita, è quello di catturare i Puffi per mangiarli, per risucchiare la loro felicità o eventualmente per trasformarli in oro puro. È accompagnato dal perfido gatto Birba e per lui, nel cartone, non c’è mai una gioia. Mai. Subisce sempre, a tal punto che eri portato a tifare per lui, per vedere finalmente gli ometti blu finire nella pentola d’acqua bollente.

 

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Sì perché i Puffi mica erano tutti simpatici. I tormentoni dei Puffi versione animata erano fondamentalmente due: “Io odio…” qualsiasi cosa, detto almeno una volta a puntata da Puffo Brontolone e “…che è meglio!”, la formula con cui finisce ogni frase Puffo Quattrocchi, il saccente della gang, quello che anche noi da casa avremmo voluto bullizzare durissimo.

Che rabbia.

 

Sempre per rimanere in tema di curiosità che proprio non ti aspetti, i Puffi hanno dato il via al genere zombie nel 1963, sei anni prima che George Romero girasse La notte dei morti viventi. È una storia a fumetti chiamata Il Puffo nero, che negli stati uniti fu cambiata in Il Puffo viola per ovvi motivi di politically correct. Un insetto punge i Puffi che diventano zombie arrabbiati e assetati di sangue, con una brama di mordere gli altri Puffi per propagare la piaga. E voi che pensavate che i Puffi fossero solo per bambini…

 

Paura eh?

 

Ma la vera mania per i Puffi non nasceva dalle sigle di Cristina D’avena, dal fumetto, dal cartone animato e nemmeno dalla storyline zombie. Nasceva dalla collezione delle action figure dei Puffi di gomma, che trovavi ovunque e che diventarono l’oggetto del desiderio di un’intera generazione che certo non le chiamava ancora action figure, ma al limite pupazzetti. Se tua mamma doveva comprare i libri di scuola, in cartoleria giù che c’eri prendevi anche qualche Puffo. Alcuni li trovavi dentro le merendine o addirittura come premi per il pieno di benzina. Vivevano nella casa fungo e di solito, costruivano la propria città sopra il frigorifero o in traballanti scaffali. Bastava poco per farli cadere e per perderli nei pertugi della casa. Manco a dirsi, i più li hanno gettati via molto tempo fa e oggi si trovano su Ebay a peso d’oro.

Come al solito, retromania, portami via.

 

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Simone Stefanini

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