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#venezia70 – The Canyons di Paul Schrader, il trionfo del nulla

The Canyons è una storia al 100% Bret Easton Ellis, autore della sceneggiatura. Personaggi vuoti, annoiati, manipolatori e pronti a far esplodere la violenza in ogni istante. Niente di nuovo, ma difficile pensare a uno svolgimento del tema così piatto e inutile. Il film di Paul Schrader procede senza logica per buona parte della sua durata, tra dialoghi infiniti e una trama labilissima, che gioca ad avvilupparsi su se stessa. Christian è un giovane ricco che ha soldi e tempo da buttare, Tara la sua fidanzata trofeo. Lui è morboso nei suoi confronti, seguono attacchi di gelosia e manipolazioni reciproche, per cercare prove di tradimenti o per portare avanti i tradimenti stessi. Le relazioni pericolose wannabe, o qualcosa del genere.

Per metà del film ci si interroga su quale sia la direzione che Schrader vuol far prendere alla sua pellicola: quando quella direzione diventa chiara, si rimpiange amaramente l’ignoranza di poco prima. The Canyons è il nulla pneumatico (e andrebbe pure bene), raccontato senza nessun guizzo e con spunti di autoparodia involontaria, fino al paradosso delle risate in sala durante le scene più drammatiche. In un clima di totale asetticità (scene di sesso comprese), spiccano comunque le interpretazioni di James Deen (in libera uscita dal ruolo di pornostar) e Lindsay Lohan, capaci di calarsi in quel nulla citato in precedenza con assoluta dedizione e il cameo di Gus Van Sant, nella parte dello psicoanalista del personaggio principale. Un film non riuscito, incapace di catturare lo spettatore. Un peccato, soprattutto per il modello produttivo (150mila dollari raccolti su Kickstarter), che avrebbe meritato maggior fortuna.

 

Marco Villa

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