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di Vanessa Carmicino 10 Novembre 2015

Morandi fail, il social media manager esiste solo quando sbaglia

Una professionista dei social ci racconta come si vive nel cono d’ombra chi di gestisce alcune delle pagine fan più importanti d’Italia. Spesso con l’obbligo di essere infallibili

gianni

Ormai lo avrete letto tutti: Selvaggia Lucarelli dice di aver “smascherato” Gianni Morandi che si farebbe dare un aiutino da un assistente per gestire i propri mirabolanti social. A parte il noioso dibattito “è lui o non è lui” abbiamo preferito chiedere a Vanessa, professionista del settore e social media manager per una delle maggiori compagnie italiane, come ci si sente a vivere nel cono d’ombra creato da questo mestiere. Spesso alle spalle di persone importanti, in bilico tra un ghost writer e un angelo custode. Ecco cosa ci ha scritto

 

Antefatto: Gianni Morandi ha un social media manager. Un errore l’ha confermato: sul profilo ufficiale Instagram del cantante è comparsa una didascalia alla foto che recava le indicazioni per l’orario di pubblicazione. Gianni prova a difendersi dicendo che lo aveva detto, che il suo social manager è la compagna Anna ma ormai la frittata mediatica è fatta.

Internet è morto. Viva Internet.

Non voglio entrare nell’annosa questione se un “mettila alle 13 non fa social media manager”, piuttosto vorrei sottolineare una curiosa fenomenologia: quella del social media manager che non è “nessuno”, un po’ come disse Ulisse – furbamente – a Polifemo.

 

11988440_10153283859685983_2766167727964028571_n  La foto incriminata

 

Per chiunque lavori con e sui social media – o forse per chiunque usi un po’ di buon senso – sembra difficile immaginare che Gianni Morandi, personaggio dello spettacolo, cantante e settantenne, passi giornate intere a leggere e rispondere a centinaia di migliaia di commenti, tra un concerto, un po’ di jogging, le passeggiate in campagna, gli incontri con gli amici e le consuete necessità umane. Il tutto da solo. Eppure tutti abbiamo vissuto in questa illusione collettiva, perché era più bello, più virtuoso, pensare che uno come Gianni è uno di noi, che sta là, si legge le cose, ti risponde e lo fa con quel garbo e quella punta di ironia, che a volte presi dal pathos a noi sfugge.

Anche chi immaginava, davanti alla strategia multicanale, ai contenuti, alla moderazione, una realtà più professionale, ha scelto di perdersi in questa illusione e alimentare il mito, un po’ come quando ti guardi quella serie tv (serie tv che poi guardi da un portatile, uno smartphone, in iPad… perché TV? Vabbè ma queste è un’altra storia) tanto bella che è girata da paura ed è realistica al massimo e ti immedesimi e non vuoi che finisca e magari tifi anche per il cattivo, anche se sai che è cattivo.

 

gianni-morandi-malvagio  Gianni in un momento di relax

 

Poi oggi lo svelamento e la delusione e la fiducia tradita: “Gianni come hai potuto? Come hai potuto “farci credere”?”. Il social media manager (o il content and community manager, – vedete un po’ voi – quando poi le due cose non coincidono) di Gianni è stato bravissimo. Fino a questo unico e fatale errore, l’epic fail, il terrore di ogni social media manager: perché sì, i social media manager sono bravissimi fino a quando non esistono. Sono trasparenti, confusi con il brand, il personaggio, l’azienda, il politico: e più scompaiono, più sono bravi. In alcuni rari casi, il social caring, la distinzione obbligata magari in ambito politico/istituzionale e per motivi opposti (umanizzare un servizio nel primo caso, procedere nella creazione di un mito-racconto intorno al personaggio nel secondo), i social media manager o content e community manager compaiono, con un nome (sarà il loro?), più spesso con una sigla collettiva (chi non è stato per una volta “staff”?), raramente hanno un volto, solo in casi estremi in cui il successo è conclamato, il progetto chiuso, premiato, superato, mostrano le loro faccine sorridenti al ritiro di un premio, in un video commemorativo, per poi sparire di nuovo nelle pieghe del web.

Più un social media manager è bravo a dare voce al proprio committente, più si annichilisce nel creare quella voce e renderla umana, empatica, vicina al “pubblico”, rappresentativa, comunicativa, vera. Come un tutt’uno con il personaggio/brand che raccontano, i social media manager più sono bravi, meno esistono. Il social media manager di Gianni Morandi è stato bravissimo, perché il social media manager di Gianni Morandi “è” Gianni Morandi. O almeno lo era fino a qualche ora fa…

Fare il social media manager a volte è quasi un paradosso: l’affermazione del sé passa attraverso l’errore, nella negazione della propria professionalità e probabilmente ti porterà a doverti trovare un altro lavoro, chissà se da social media manager. Ad ogni modo, se vi manda il CV l’ex social media manager di Gianni Morandi, io una chance gliela darei. Ma Gianni è buono, è uno di noi, non lo licenzierà. Sempre che il social media manager di Gianni Morandi esista…

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Serigrafia a due colori, dimensioni 20×30 cm Edizione limitata di 40 esemplari Giò Pistone Gio Pistone è nata a Roma. La scelta dei soggetti, spesso figure di fantasia tendenti al mostruoso, caratterizzati da colori molto forti, nasce prestissimo a seguito di incubi notturni. Disegnarli il mattino seguente fu un’idea della madre per affrontare la paura. Presto gli incubi si sono trasformati in vere e proprie visioni da cui ancora oggi attinge. Si è appassionata alla scenografia di teatro dove ha continuato ad approfondire i suoi sogni e il suo innato amore per il grande. In seguito ha lavorato e viaggiato con La Sindrome Del Topo, un gruppo di creatori di strutture di gioco e sogno, con cui si occupava di disegnare, costruire e progettare giostre e labirinti. Ha cominciato a lavorare in strada nel ‘98 attaccando in giro per Roma i suoi disegni fotocopiati. Ha collaborato con varie realtà italiane e internazionali. Ha partecipato a mostre in tutta Europa in particolare presso il Museo MADRE di Napoli, l’Auditorium di Roma, il Museo Macro di Roma e partecipato ad eventi di Street Art quali «Scala Mercalli», «Pop up», «Subsidenze», «Visione Periferica», «Alterazioni», «M.U.Ro». Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40  
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Kit semi misti “MI AMI Festival 2020”, grafica disegnata da Alkanoids. Il desiderio che avresti voluto piantare. Il kit ufficiale contiene: Mimosa Pudica Denominata anche la Sensitiva, la Mimosa Pudica è così casta che basta sfiorarla per innescare una timida reazione nei suoi rami. Al minimo tocco, infatti, le foglie si ripiegano su se stesse, mentre il picciolo si abbassa, creando un danzante movimento con i suoi leggeri fiori rotondi. Oltre a fuggire da incontri hot con oggetti e persone, questo comportamento la caratterizza nelle ore notturne, evitando così incontri ravvicinati. Pisello Viola Désirée Il Pisello Viola è un varietà molto antica, dall’aspetto affascinante per il suo insolito colore, al suo interno, invece, conserva la sua tipica tinta verde. Come ogni varietà è un simbolo -oltre fallico- lunare, nei sogni infatti è sinonimo di fecondità. Molto apprezzato per il suo sapore delicato è l’ideale per zuppe e principesse dal gusto raffinato e desiderose di riposare su un raro ortaggio. Salvia Rossa Famosa per essere utilizzata da Cleopatra come afrodisiaco, la Salvia è una pianta carica di proprietà. Oltre ad accendere la libido negli amanti, è portatrice di sogni profetici, piacere fisico e fertilità. La forma e l’aspetto rugoso del fogliame le donano la nomina di lingua vegetale, per gli animi più romantici la Salvia Splendens, o Rossa, ricorda la sagoma di un cuore. Contiene desiderio, come è giusto che sia fatene l’uso che preferite. Gli ordini verranno evasi dopo il 20 luglio.
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Serigrafia a due colori, dimensioni 20×30 cm Edizione limitata di 40 esemplari StencilNoire StencilNoire, classe ’75, vive e opera in un paesino del sud Italia, Massafra, dove le problematiche socio-culturali danno spunto quotidiano alle sue opere. Veterano dell’uso del colore, sin da bambino ha fatto dell’arte la sua più grande passione, sperimentando tutte le tecniche artistiche, dai colori a olio, al carboncino, all’aerografo, approdando, nel ’95, nella cultura dello stencil e dello sticker. Ha partecipato a numerosi eventi, sia a livello personale, che col gruppo «South Italy Street Art», del quale è co-fondatore. Fra gli ultimi eventi si annoverano le partecipazioni allo Jonio Jazz Festival, svoltosi a Faggiano (TA), al Calafrika music Festival svoltosi a Pianopoli (CZ), e a Residence Artistic in Country Secret Zone, un esperimento artistico di Street Art chiamato «Torrent 14» organizzato da Biodpi in collaborazione con Ortika, svoltosi a Sant’Agata de’Goti. Vincitore della giuria artisti del 1° Concorso Internazionale d’Arte su Vinile, organizzato dall’associazione Artwo in collaborazione con Ortika Street Art Lovers, dedicato a Domenico Modugno, in occasione dei 20 anni della sua scomparsa. Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40
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Serigrafia a due colori, dimensioni 20×30 cm Edizione limitata di 40 esemplari Martina Merlini Martina Merlini, artista visiva bolognese, classe 1986, vive e lavora a Milano. Il percorso artistico di Martina Merlini si snoda multiformemente nel solco dell’esplorazione, coinvolgendo una pluralità di tecniche, materiali e supporti che convergono nella ricerca di un equilibrio formale delicatamente costruito sull’armonia di elementi astratti e geometrici. Attiva dal 2009, ha esposto in numerose gallerie europee e americane. Dal 2010 al 2013, insieme a Tellas, intraprende il progetto installativo Asylum, che viene presentato a Palermo, Bologna, Milano e Foligno. Nell’estate del 2012 viene invitata a partecipare a Living Walls, primo festival di Street Art al femminile, ad Atlanta. Nel dicembre 2013 inaugura la sua seconda personale, «Wax» all’interno degli spazi di Elastico, Bologna, dove indaga l’utilizzo della cera come medium principale del suo lavoro, ricerca approfondita nella sua prima personale americana, «Starch, Wax, Paper & Wood», presso White Walls & Shooting Gallery, San Francisco. Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40  
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