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di Pietro Raimondi 10 Aprile 2017

Perché sono rimasto stregato dai video giapponesi che mostrano intere tratte dei treni

Niente è più rilassante di guardare un treno in corsa, anche in video. Occhio però, perché è una pratica che può dare dipendenza

Ci sono le lezioni in questo periodo in Università, e se ci sono le lezioni tendenzialmente vuol dire che gli esami sono  ancora molto lontani; di conseguenza l’effetto-pepe-al-culo non è attivo e lo studio (almeno a Studi Umanistici) risulta un’attività estremamente dilatabile e diffusa, ché ci si sente in pace solo a concepire il pensiero di aprire un libro o fare qualche fotocopia.

Ovviamente tra tipo due settimane questa pace esploderà su se stessa e ci sarà quel magico giorno in cui si passa dall’illusione dell’anticipo all’irrimediabile ritardo accademico, condizione paranoica dove non c’è nemmeno il tempo materiale di leggere una volta il programma del corso… ma lasciamo al futuro questi brutti pensieri, quant’è bella giovinezza che si fugge tuttavia, io quest’oggi in biblioteca faccio un cazzo e così sia.

 

Beato dal sole, dalle installazioni per il Fuorisalone e dalla Wi-Fi eduroam del mio Ateneo, mi sono ritrovato ieri pomeriggio nel mistico cazzeggio pre-sessione, ho aperto il portatile, ho cercato gli appunti delle lezioni e, ovviamente, sono finito nei posti più improbabili dell’Internet. In particolare, attraverso una catena di correlazione del tipo Facebook > ATM Shitposting > Ricerca Google “Ansaldo Breda nuovo treno M2” > YouTube, ho incontrato il canale esoterico Japan Train ViewingE mi sono scoperto parte integrante del favoloso mondo degli appassionati di mezzi pubblici.

Popolo del web, sappiatelo: su YouTube ci sono moltissimi video di tratte del treno. Lunghe, intere, ininterrotte tratte del treno riprese da un punto fisso all’interno del mezzo. E quando schiacci play ci sei dentro. E non puoi uscire. Questo è il primo video che ho visto: tutta la linea M5 ripresa da dentro. Un lunghissimo ipnotico tunnel con le luci che scorrono che scorrono che scorrono.

 

Dietro a Japan Train Viewing c’è un uomo giapponese non meglio identificato. Probabilmente lo avete visto aggirarsi per alcune città italiane, o del mondo, pensando “ecco il classico asiatico che fotografa tutto”. Non potevate immaginare che stava creando il suo mastodontico archivio di tratte del treno. Per ogni video fa una piccola presentazione della stazione di partenza, del percorso che il mezzo intraprenderà, poi l’inquadratura si blocca e iniziano le danze. Tutta la tratta, wow!

È stato veramente ovunque: a parte i potenti treni della patria natia e del vicino Taiwan (li trovate a velocità normale e, se non avete a disposizione un’ora e trentotto, anche a Speed 5x), ha inoltre letteralmente filmato i suoi viaggi in Germania, in Perù, in Spagna e da noi, in Italia; dove in occasione dell’Expo 2015 ha potuto sfruttare la linea M5 di Milano, il Malpensa Express, il tram 31 e la linea regionale Milano Centrale – Bergamo. Quando ho trovato il nome della mia città ho capito che nelle profondità del web avevo incontrato qualcosa che parlava al mio cuore.

Perché poi a Bergamo (amatissima dai turisti nipponici) l’eroe ha avuto l’opportunità di filmare un vero feticcio degli esperti: la nostra fantastica funicolare, che unisce la Città Bassa a quella Alta (e già che c’era ha anche ripreso interamente la tratta urbana di autobus 1A Colle Aperto – Stazione FS). Sono posti, voci, velocità di spostamento nello spazio che intessono le profondità del mio cuoricino, perché quei mezzi li ho presi ogni giorno della mia vita per cinque anni di scuole superiori: inutile dire che faticavo a non piangere nelle mie cuffie in mezzo a tutti quei ricordi.

 

Così funziona l’ipnosi di Japan Train Viewing. Apri un video, senti i suoni, le voci, ti chiedi perché lo stai guardando, ma è già troppo tardi. Osservi tutta la tratta aspettando il momento in cui succeda qualcosa, guidato dal fascino di ciò che non vedrai mai o dalla malinconia per ciò che hai vissuto visto da occhi estranei. Eppure non succede assolutamente nulla, se non che il treno arriva esattamente nella stazione in cui deve arrivare. E, come dice Gilbert Chesterton, non c’è nulla di più straordinario di questo.

 

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