Art
di Simone Stefanini 14 Luglio 2014

I 10 dipinti più horror della storia della pittura

Il terrore nella storia dell’arte

Un breve tributo ai 10 dipinti più macabri, più inquietanti e più sanguinolenti della storia della pittura.

Ognuno di questi quadri ha una storia che vale la pena di esser letta, se vi piace restare svegli la notte.  [via]

La morte di Marat – Edvard Munch

Nel 1907, il travagliato pittore ed incisore norvegese Edvard Munch creò un’ interpretazione delirante del celebre delitto, ambientandolo in una camera da letto. Una figura femminile nuda che rappresenta Charlotte Corday, dà all’opera uno strano tono sessuale, pieno di vulnerabilità e di vergogna. Le lenzuola insanguinate e toni screziati di cadavere di Marat (soffriva di una malattia della pelle debilitante) aggiungono un realismo raccapricciante ed un’energia frenetica che manca nelle versioni precedenti (su tutte, quella di Jacques-Louis David). Il dipinto è un’allegoria fin troppo personale. Munch si sentì tradito dall’ ex amante, Tulla Larsen, che lo abbandonò quando egli divenne sempre più disturbato, ferendosi in una sparatoria accidentale.

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Studi anatomici – Théodore Géricault 

Il pioniere del romanticismo francese Théodore Géricault è meglio conosciuto per il dipinto “La zattera della Medusa”, nel quale sono raffigurati i superstiti di un naufragio avvenuto realmente, che tentano di farsi notare da una nave all’orizzonte. L’incidente in sé fu devastante (quelli alla deriva ricorsero al cannibalismo e solo 15 su 147 ce la fecero). Esso diventò  uno scandalo di dominio pubblico a causa di un capitano inetto che abbandonò  equipaggio e passeggeri, e un tentativo di copertura da parte di funzionari politici. Sperando di lanciare la sua carriera, Géricault mise a dipingere le conseguenze dell’incidente con dedizione ossessiva. I suoi studi per l’opera finale si basarono su interviste con i sopravvissuti, modelli in scala della zattera,  gite a all’obitorio e per gli ospedali. Prese in prestito resti umani accumulando una raccolta inquietante di parti del corpo in putrefazione. I vicini non ne gradirono l’odore. La dipinto finale causò una polemica nel 1819, durante la sua prima esposizione al Salone di Parigi. Tuttavia, la maggior parte dei suoi studi su quei cadaveri in decomposizione sono rimasti nel suo studio fino alla sua morte.

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Figura con la carne – Francis Bacon 

Già dalla loro prima apparizione nel 1950, i ritratti grotteschi di Papa Innocenzo X dipinti da Francis Bacon, sono stati un argomento affascinante.  Bacon ha creato più di 45 varianti del “Ritratto di Innocenzo X” di Diego Velázquez (1650), distorcendo e “ingabbiando”, il Papa. In “Figura con carne”, il Papa è seduto tra due metà di una carcassa di mucca (​​simile a morbose ali d’angelo), reminiscenza dei dipinti Vanitas del 17 ° secolo, in cui oscure nature morte  simboleggiavano i pericoli dei piaceri terreni. Jonathan Jones ha scritto dell’artista: “Bacon era un ateo molto palese. Forse questo sembra irrilevante, ma se visiti una collezione di dipinti dei grandi maestri” – come al Palazzo Doria Pamphilj a Roma, dove si trova il ritratto di Velázquez di Papa Innocenzo X, che ha ossessionato Bacon – “vedrai che la pittura a olio e la religione sono molto intime, legate. Tutte quelle Madonne, tutte quelle Papi. Bacon ha preso il cuore spirituale di quell’alta cultura e l’ha accoltellato a morte.”

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Dante e Virgilio all’Inferno – William-Adolphe Bouguereau

Fiamme dell’inferno, zolfo, ed eterna dannazione regnano nella Divina Commedia di Dante.  Il prolifico pittore tradizionalista francese William-Adolphe Bouguereau catturò una scena agghiacciante nell’ottavo cerchio dell’inferno (pieno di “falsificatori” e “falsari”). Nel dipinto, Dante, il narratore, con Virgilio, il poeta romano che lo guida attraverso il viaggio, guardano una lotta tra dannati – in questo caso, l’eretico e alchimista Capocchio, che viene morso sul collo da Gianni Schicchi, che cerca di rivendicare l’eredità di un uomo morto. Ma lasciamo che le parole di Dante parlano da sole: Queste genti sipercoteano a vicenda non solo con le mani, ma con la testa, col petto, e coi piedi, troncandosi reciprocamente coi denti le membra a brano a brano.”

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Giuditta che decapita Oloferne – Artemisia Gentileschi

Dipingere la decapitazione del generale assiro Oloferne da parte della vedova Giuditta era di gran moda tra il 15 ° e il 16 ° secolo. La raffigurazione di  Caravaggio divenne lo standard, venerato per la sua drammaticità, il naturalismo, e un’ambivalente Giuditta (che era devota a Dio, ma giocò la parte di seduttrice per uccidere il nemico del suo popolo). La versione della pittrice Artemisia Gentileschi (1611-1612) parla degli stessi eventi  ma mostra una lotta più violenta e fisica. La sua Giuditta è più determinata nel tagliare la testa di Oloferne. Gentileschi utilizzò sè stessa come modella per l’eroina biblica e il suo mentore, Agostino Tassi, come modello per Oloferne. Nel 1612, Tassi fu condannato per aver stuprato l’artista.

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Il trionfo della morte – Pieter Bruegel il Vecchio

Un esercito di scheletri distrugge la vita e devasta la terra ne “Il Trionfo della Morte”, appeso esattamente di fronte a “Il Giardino delle Delizie del Prado” di Hieronymus Bosch. Il critico d’arte Richard B. Woodward scrive:

“Il più piccolo (nelle dimensioni) capolavoro di Bruegel ha un messaggio triste. Non c’è scampo dal flagello della guerra. Gli uomini e le donne nel paesaggio cosparso dal fuoco, cercano di respingere gli scagnozzi della morte con la spada e la lancia. Ma sono in inferiorità numerica, ed i loro sforzi si rivelano inutili. Non solo la morte è inevitabile e spietata (ad ogni livello della società, alta o bassa che sia), ma la morte è anche perversamente creativa. La varietà di torture in serbo per la razza umana in tempo di guerra è infinita. L’allucinazione è intensa e ricca di azione come in Bosch, ma il sangue freddo della violenza non lascia spazio nemmeno ad un tocco di stravaganza.”

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Saturno che divora uno dei suoi figli – Francisco Goya

Francisco Goya dipinse scene di guerra e di stravolgimenti storici contemporanei, ma nei suoi ultimi anni, il suo lavoro diventò sempre più scuro. Goya a malapena sopravvissuto alla malattia, perse fiducia nel governo spagnolo. Incanalò il suo malcontento e la sua paura nelle Pitture Nere. Dipinte direttamente sulle pareti di casa sua tra il 1819 e il 1823, le 14 opere del Goya sono inquietanti e riflettono il suo tumulto interiore. “Saturno che divora uno dei suoi figli” raffigura il mito greco morboso su Saturno. Il Titano temeva i suoi figli si potessero ribellare, così li mangiava dopo la nascita.

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Dragone rosso – William Blake

Il cinema ci ha fatto impaurire con gli straordinari acquerelli di  William Blake (Manhunter, Red Dragon), raffiguranti il Grande Drago Rosso nelle varie scene dal Libro dell’Apocalisse (Bibbia). Ma le opere di Blake ed il racconto biblico sono già abbastanza terrificanti per conto proprio:

“Allora apparve un altro segno nel cielo: un enorme drago rosso, con sette teste e dieci corna e sulle teste sette diademi;  la sua coda trascinava giù un terzo delle stelle e le precipitava sulla terra. Il drago si pose davanti alla donna che stava per partorire per divorare il bambino appena nato.”

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Suicidio – Edouard Manet

Édouard Manet diventò famoso al Salone di Parigi nel 1865, quando mostrò la sua versione della “Venere di Urbino” di Tiziano, raffigurata bella come una cortigiana. Con questo triste dipinto che ritrae un suicidio, eseguito tra il 1877 e il 1881, senza darci alcun contesto (eroico, blasfemo o altro), Manet invece ci mostra il corpo accasciato di un uomo, un pozza di sangue su un letto, e non uno schizzo di sangue sul muro dietro di lui. Un mistero macabro che ha afflitto i critici e gli storici, soprattutto perché c’è una grande speculazione sulla reale identità dell’uomo. Alcuni suggeriscono che sia l’ex assistente di Manet che si suicidò nello studio dell’artista un decennio prima. Altri credono che egli rappresenti Émile Zola – che in realtà è morto di avvelenamento da monossido di carbonio.

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Il corpo di Cristo morto nella tomba – Hans Holbein il Giovane

Dipinto con un realismo sorprendente tra 1520-1522, questa rappresentazione di un Cristo emaciato con carne in putrefazione e le ferite aperte,  sarebbe stato scioccante per quel periodo. Hans Holbein ha discusso quel lavoro sul sito della Tate Gallery:

“Gli storici dell’arte non sanno quale posto Holbein avesse in mente per il suo Corpo del Cristo morto nel sepolcro. Una predella di un altare? Un lavoro free-standing? Un pezzo fatto per adattarsi ad una nicchia sepolcrale? Ma resta il fatto che le dimensioni estremamente insolite del dipinto (30,5 x 200 cm) lo rendono un oggetto unico nella storia dell’iconografia. Ai miei occhi almeno, perché entrando in questo lavoro è come entrare in una bara per vedere cosa sta accadendo all’interno. Cioè nulla, a parte un corpo morto, un cadavere – immobile per tutta l’eternità. Ma date un’occhiata al suo viso. Questo cadavere non sembra morto. La bocca aperta, gli occhi lo stesso, potremmo essere in grado di sentire l’ultimo respiro; si può intuire la presenza dello Spirito Santo. Lo spettatore vede Cristo vedere: lui potrebbe anche percepire ciò che la morte ha in serbo, perché lui sta fissando il cielo, mentre la sua anima probabilmente c’è già. Nessuno si è preso la briga di chiudergli la bocca e gli occhi. Oppure Holbein vuole dirci che, anche nella morte, Cristo appare ancora e parla. Forse.”

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Serigrafia a due colori, dimensioni 20x30 cm Edizione limitata di 40 esemplari DEM Come un moderno alchimista, DEM crea personaggi bizzarri, creature surreali abitanti di un livello nascosto nel mondo degli umani. Eclettico e divertente, attraverso muri dipinti, illustrazioni e installazioni ricche di allegorie, lascia che sia lo spettatore a trovare la chiave per il suo enigmatico e arcano mondo. Oltre ad avere vecchie fabbriche ed edifici abbandonati come sfondo abituale ai suoi lavori, DEM è stato anche ospite alla Oro Gallery di Goteborg e ha preso parte a esposizioni importanti come «Street Art, Sweet Art» (PAC, Milano), «Nomadaz» (Scion Gallery, Los Angeles), «Original Cultures» (Stolen Space Gallery, London) and «CCTV» (Aposthrofe Gallery, Hong Kong). Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40
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Serigrafia a due colori, dimensioni 20×30 cm Edizione limitata di 40 esemplari Thomas Raimondi Nato a Legnano (MI) il 17 Maggio 1981. Laureato al Politecnico di Milano in Design della Comunicazione. Graphic e visual designer freelance attivo nella scena underground con numerose pubblicazioni (Luciver Edition, Faesthetic, Belio, Le Dernier Cri, Laurence King.) e mostre in Italia e all’estero. Le ultime personali «Burn Your House Down» nel 2013 presso la galleria Kalpany Artspace di Milano (Circuito Rojo) e la residenza d’artista per Alterazioni Festival 2014, Arcidosso (GR) con l’istallazione site-specific «Inside/Outside». Lavora e ha lavorato per diverse realtà nazionali ed internazionali come VICE, Rolling Stone Magazine, Rockit, Mondadori, Men’s Health, Salomon, Motorpsycho, T-Post e molte altre. Nel 2008 ha ricoperto il ruolo di docente d’illustrazione presso l’accademia NABA di Milano continuando, a oggi, a collaborare con regolarità. Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40
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Serigrafia a due colori, dimensioni 20×30 cm Edizione limitata di 40 esemplari Alessandro Ripane Alessandro Ripane è nato a Genova nel 1989. Ha vissuto e lavorato in Svezia. A causa della mancanza di animali selvaggi nella città di Genova, Alessandro si è comprato molti libri sull’argomento. A causa della mancanza di supereroi nella città di Genova, Alessandro si è comprato un sacco di fumetti a tema. È diventato quindi un esperto in entrambe le categorie, anche se ora disegna un po’ di tutto, tranne gli alieni, perché non è sicuro di come siano vestiti. Ora è impegnato a combattere la caduta dei capelli, a comporre una sofisticata musica del futuro, a imparare come disegnare gli alieni e a guardare tutti i film sui mostri e gli zombi che non ha ancora visto. Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40
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Serigrafia a due colori, dimensioni 20×30 cm Edizione limitata di 40 esemplari Moneyless Nato a Milano nel 1980 Teo Pirisi aka Moneyless. Per anni ha ricercato e investigato i diversi aspetti delle forme e degli spazi geometrici come artista visivo. Dopo essersi diplomato all’Accademia d’Arte di Carrara (corso multimedia), Teo ha frequentato un corso di Design della Comunicazione all’Isia di Firenze. Contemporaneamente sviluppa una carriera artistica che lo porta ad esibire i suoi lavori in spazi pubblici e luoghi abbandonati.Teo è anche graphic designer e illustratore freelance; negli ultimi anni ha partecipato a diverse esibizioni collettive e personali in Italia e nel mondo. Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40
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Serigrafia a due colori, dimensioni 20×30 cm Edizione limitata di 40 esemplari Roberta Maddalena Artist, creativity trainer Roberta Maddalena nasce a Giussano nel 1981.Vive e lavora a Milano. Laureata in Design per la Comunicazione al Politecnico di Milano, si specializza in parallelo all’università in Incisione Calcografica, e successivamente in cultura tipografica e Type Design. Segue studi musicali, specializzandosi in vocalità extraeuropee ed ergonomia vocale, sviluppando profondo interesse per l’etnomusicologia, in particolare per l’Asia, esperienza che la porterà ad avvicinarsi a calligrafia orientale e danza contemporanea. Da questi percorsi nascono nel 2013 le sue performance a inchiostro, esperienze fondate sulla relazione segno-corpo, e disegni e dipinti in cui forme e colori evocano la realtà universalmente percepibile e conosciuta, ma ne svelano l’aspetto più mistico e intimo. Sempre nel 2013, dopo sei anni di attività come illustratrice, nascono progetti di creativity training rivolti a privati e aziende: workshop in cui i partecipanti sono guidati nello sviluppo della propria creatività fuori dal quotidiano, per sviluppare capacità di osservazione e movimento, applicabili nella vita come nella professione. Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40
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Serigrafia a due colori, dimensioni 20×30 cm Edizione limitata di 40 esemplari Giò Pistone Gio Pistone è nata a Roma. La scelta dei soggetti, spesso figure di fantasia tendenti al mostruoso, caratterizzati da colori molto forti, nasce prestissimo a seguito di incubi notturni. Disegnarli il mattino seguente fu un’idea della madre per affrontare la paura. Presto gli incubi si sono trasformati in vere e proprie visioni da cui ancora oggi attinge. Si è appassionata alla scenografia di teatro dove ha continuato ad approfondire i suoi sogni e il suo innato amore per il grande. In seguito ha lavorato e viaggiato con La Sindrome Del Topo, un gruppo di creatori di strutture di gioco e sogno, con cui si occupava di disegnare, costruire e progettare giostre e labirinti. Ha cominciato a lavorare in strada nel ‘98 attaccando in giro per Roma i suoi disegni fotocopiati. Ha collaborato con varie realtà italiane e internazionali. Ha partecipato a mostre in tutta Europa in particolare presso il Museo MADRE di Napoli, l’Auditorium di Roma, il Museo Macro di Roma e partecipato ad eventi di Street Art quali «Scala Mercalli», «Pop up», «Subsidenze», «Visione Periferica», «Alterazioni», «M.U.Ro». Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40  
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Inés Sastre Serigrafia di Alessandro Baronciani

Serigrafia a due colori, dimensioni 20×30 cm Edizione limitata di 40 esemplari Alessandro Baronciani Alessandro Baronciani vive a Pesaro e lavora a Milano come Art Director, grafico e illustratore. Ha lavorato per diverse agenzie pubblicitarie come direttore di campagne a cartoni animati. Le sue illustrazioni sono state stampate per molti brand come Martini, Coca Cola, Bacardi, Nestlè, Audi, Poste Italiane e Vodafone. Lavora per libri per bambini pubblicati da Mondadori, Feltrinelli e Rizzoli, quest’ultima ha anche pubblicato il suo primo libro, Mi ricci!, completamente pensato, scritto e illustrato da lui. Alessandro disegna fumetti. Ha pubblicato 3 libri di fumetti intitolati Una storia a fumetti, Quando tutto diventò blu e Le ragazze dello studio Munari. Per molti anni ha disegnato e pubblicato i suoi fumetti da solo, come un esperimento fai-da-te mai provato prima in Italia: i suoi fumetti venivano spediti in abbonamento e gli abbonati diventano parte delle storie che disegnava. Suona inoltre la chitarra e canta nella punk band di culto Altro. Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40
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Serigrafia a due colori, dimensioni 20×30 cm Edizione limitata di 40 esemplari Marino Neri Marino Neri è fumettista e illustratore. I suoi libri a fumetti sono Il Re dei Fiumi (Kappa Edizioni, 2008) e La Coda del Lupo (Canicola, 2011), tradotti e pubblicati anche in differenti lingue e paesi. I suoi disegni sono apparsi su riviste nazionali e internazionali e ha partecipato a diverse esposizioni collettive e personali in tutta Europa. Nel 2012 il Napoli Comicon e il Centro Fumetto Andrea Pazienza gli assegnano il Premio Nuove Strade come miglior talento emergente. È attualmente al lavoro sul suo nuovo libro a fumetti Cosmo. Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40
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