Art
di Art Lane 26 Febbraio 2016

Il problema dell’Italia con la street art

Lavori strappati dai muri per essere messi in mostra e famose artiste improvvisamente multate. Cosa sta succedendo nel nostro Paese?

illegale

Negli ultimi mesi due brutte notizie hanno colpito il mondo della street art italiana. Prima la mostra organizzata a Bologna staccando dai muri opere di artisti come Blu e Ericailcane. Più di recente l’artista Alice Pasquini che mentre viene esposta e celebrata nelle gallerie di mezzo mondo ha ricevuto salatissime multe per i suoi lavori, sempre a Bologna. Abbiamo chiesto un commento sulla vicenda al collettivo Artlane che da anni lavora e promuove il mondo della street art nel nostro paese.

 

Tra le opere presentate in occasione della mostra MashUp di TvBoy organizzata al Superstudio Più di Milano, avevamo pensato a un’installazione che ironizzasse sul dibattito, per noi infondato, in merito alla legalità o meno della Street Art. Così abbiamo preso due vetrine del Superstudio Più e ci abbiamo messo dentro due grosse tele. Una, a sinistra, con la scritta “LEGALE” e una, a destra, con la scritta “ARTE”. Poi sul muro a fianco della vetrina di sinistra abbiamo scritto “IL”.

Correva l’anno 2010 e quel tema ci sembrava già polveroso e superato allora. Possibile – ci domandavamo – che la gente, i media e la politica fossero più interessati a cercare di etichettare un’arte come illegale o legale piuttosto che provare a comprenderla e, soprattutto, a lasciarsi sorprendere dalla sua potenza comunicativa?

Abbiamo a che fare con la Street Art dal 2002 e che dopo otto anni ancora si parlasse di street art come di un atto criminale ci sembrava fuori dal tempo. Avevamo già vissuto (e cavalcato) l’onda del post “Street Art Sweet Art” – la mostra che avevamo organizzato tre anni prima al Padiglione di Arte Contemporanea e che aveva presentato a Milano i protagonisti della street art italiana e sapevamo quanta confusione ci fosse a riguardo e quanto i media avessero contribuito a crearla.

 

alice pasquini  Uno dei lavori di Alice Pasquini a Bologna

 

Da quando abbiamo a che fare con la street art, l’abbiamo sentita chiamare in molti modi differenti. Urban Painting, Graffitismo, Tag, Writing, Urban Art, Arte Pubblica, Imbrattamento, Urban PopUp, Stencil Art, Post-Graffitismo, Atto Vandalico, Spray-Art, Iper-Realismo, Muralismo e Post-Muralismo. Eppure nessuna di queste definizioni riesce ad esprimere a pieno l’essenza della street art. Perché la street art è uno tra i movimenti più vivi e dinamici dell’arte contemporanea. E i movimenti, per definizione, non possono essere né fermi né, tanto meno, definiti.

Ne siamo convinti, la street art verrà considerata il movimento artistico d’inizio secolo. Quello che più di ogni altro ha saputo anticipare e interpretare i fenomeni del nostro tempo. Primi fra tutti il concetto di inclusione e partecipazione. In un mondo che sembra andare sempre di più nella direzione di privilegiare l’individuo alla collettività, la personalità del singolo alla pluralità del gruppo, la street art è l’unico movimento artistico che unisce e include riportando l’arte al suo senso originale.

L’arte non nasce come espressione del singolo individuo ma come espressione di un’intera comunità. L’arte non nasce per essere un criptico dialogo riservato a un’élite ma come mezzo di comunicazione per tutti che si rivolge a tutti. Ogni volta che vediamo un’opera su un muro o tra le vie della nostra città e ci chiediamo come mai un artista abbia deciso di dipingere in strada al posto che su una tela ci sbagliamo. La domanda da farci oggi non è perché l’uomo abbia iniziato a dipingere in strada ma perché l’uomo abbia smesso di dipingere in strada.

Quanto accaduto ad Alice Pasquini a Bologna è l’ennesima riprova dell’incapacità delle istituzioni di comprendere e valorizzare un movimento artistico globale. È l’ennesima riprova di una miopia sociale ed economica di un Paese fondato sulla cultura ma che pensa che con la cultura non si possa vivere. Le opere di Alice Pasquini come quelle di Pao, Blu, Bros e tutti i talenti artistici che abbiamo in Italia andrebbero preservate e non cancellate o multate, perché un domani saranno parte del nostro patrimonio culturale. E chi si nasconde dietro alla facile retorica per cui se un’opera è fatta senza autorizzazione è illegale e quindi legalmente punibile si sbaglia. Ma la cosa più grave è che a pagare le conseguenze del suo errore di valutazione non sarà lui o lei ma il futuro culturale del nostro Paese.

 

15_img2951  Blu, racconta la storia recente di Bologna sul muro del centro sociale Xm24

 

Questa affermazione può sembrare eccessiva ma non lo è. Era eccessivo pensare che i Futuristi sarebbero stati il movimento d’avanguardia italiano di inizio secolo? Ai tempi forse sì, ma oggi ci sembra scontato. Noi siamo convinti che tra cinquanta o sessanta anni sembrerà scontato pensare che street artist come Alice Pasquini verranno considerati dei riferimenti dell’arte italiana. Basta considerare quello che (paradossalmente) sta accadendo sempre a Bologna con un altro street artist italiano, forse il più importante street artist italiano, Blu. Le sue opere stanno venendo “strappate” dai muri per essere restaurate ed archiviate. Ovviamente non dalle istituzioni ma da privati che ne hanno subito colto il valore non solo culturale e sociale ma soprattutto economico.

Del resto l’Italia non ci ha mai capito molto di affari quando si parla di arte. Basta pensare a tutti i capolavori della nostra storia e della nostra cultura che nei secoli abbiamo svenduto o abbandonato a sé. Oppure pensiamo al celebre episodio di Peggy Guggenheim che nel primo dopo guerra, quando si trasferì a Venezia, propose allo Stato italiano di lasciargli in eredità tutta la sua collezione in cambio della possibilità di trasferirla in Italia senza pagare alcuna tassa d’importazione. E lo Stato cosa fece? Non accettò. Preferì farsi pagare qualche milione di lire di tasse al posto di ricevere in donazione una collezione che oggi vale milioni e milioni di euro.

 

ericailcane  Uno dei lavori di Ericailcane a Bologna

 

La guerra alla Street Art è una guerra contro il futuro dell’arte. E a che fine poi? Dal 2007 ad oggi sono state spese decine di milioni di euro per cancellare le scritte dai muri e qual è stato il risultato di questa politica? I muri delle nostre città sono sempre più deturpati da scritte e tag di ogni tipo. E questo non è un problema legale. È un problema sociale. Chi governa la città dovrebbe domandarsi perché così tanti giovani sentono l’esigenza di imbrattare e distruggere i luoghi in cui vivono. E non limitarsi a cancellare qualche scritta di tanto in tanto.

Anche perché il risultato è fallimentare da tutti i fronti. Economico (stiamo sprecando soldi per pulire muri che sono sempre più sporchi e non stiamo traducendo un asset tangibile – le opere di street art – in valore economico attraverso mostre, aste, pubblicazioni, turismo etc etc). Sociale (i giovani continuano a imbrattare muri, opere e palazzi). Culturale verso il passato (le opere della nostra cultura non solo non sono valorizzate ma non sono neanche salvate dal tempo e dagli atti vandalici). Culturale verso il futuro (quelli che potrebbero essere i futuri artisti di riferimento del nostro Paese vengono costretti a cercare altrove la loro strada).

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Agricane Serigrafia di DEM

Serigrafia a due colori, dimensioni 20x30 cm Edizione limitata di 40 esemplari DEM Come un moderno alchimista, DEM crea personaggi bizzarri, creature surreali abitanti di un livello nascosto nel mondo degli umani. Eclettico e divertente, attraverso muri dipinti, illustrazioni e installazioni ricche di allegorie, lascia che sia lo spettatore a trovare la chiave per il suo enigmatico e arcano mondo. Oltre ad avere vecchie fabbriche ed edifici abbandonati come sfondo abituale ai suoi lavori, DEM è stato anche ospite alla Oro Gallery di Goteborg e ha preso parte a esposizioni importanti come «Street Art, Sweet Art» (PAC, Milano), «Nomadaz» (Scion Gallery, Los Angeles), «Original Cultures» (Stolen Space Gallery, London) and «CCTV» (Aposthrofe Gallery, Hong Kong). Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40
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Serigrafia a due colori, dimensioni 20×30 cm Edizione limitata di 40 esemplari Checko's art Nato nel 1977 a Lecce. Uno degli esponenti della Street Art italiana. Il suo percorso artistico ha inizio a Milano nel 1995 come writer. Attualmente abita al 167B «STREET», uno spazio fisico dedicato all’arte che, partendo dalla periferia (la 167B di Lecce, noto quartiere popolare), si propone come centro espositivo in continua mutazione. I suoi lavori si basano prettamente su murales, realizzati negli spazi pubblici, non solo con intento di riqualificare le zone grigie, ma per comunicare con le nuove generazioni. Ha partecipato a numerose mostre d’arte e contest collettivi in Italia e all’estero. Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40
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Il bellissimo unicorno tutto righe di Andrea Minini  è una serigrafia ad 1 colore, di dimensioni 50x70 cm
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Serigrafia a due colori, dimensioni 20×30 cm Edizione limitata di 40 esemplari Roberta Maddalena Artist, creativity trainer Roberta Maddalena nasce a Giussano nel 1981.Vive e lavora a Milano. Laureata in Design per la Comunicazione al Politecnico di Milano, si specializza in parallelo all’università in Incisione Calcografica, e successivamente in cultura tipografica e Type Design. Segue studi musicali, specializzandosi in vocalità extraeuropee ed ergonomia vocale, sviluppando profondo interesse per l’etnomusicologia, in particolare per l’Asia, esperienza che la porterà ad avvicinarsi a calligrafia orientale e danza contemporanea. Da questi percorsi nascono nel 2013 le sue performance a inchiostro, esperienze fondate sulla relazione segno-corpo, e disegni e dipinti in cui forme e colori evocano la realtà universalmente percepibile e conosciuta, ma ne svelano l’aspetto più mistico e intimo. Sempre nel 2013, dopo sei anni di attività come illustratrice, nascono progetti di creativity training rivolti a privati e aziende: workshop in cui i partecipanti sono guidati nello sviluppo della propria creatività fuori dal quotidiano, per sviluppare capacità di osservazione e movimento, applicabili nella vita come nella professione. Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40
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Serigrafia a due colori, dimensioni 20×30 cm Edizione limitata di 40 esemplari CT L’opera di CT affonda le sue radici nella cultura del Writing. Dalle prime sperimentazioni, influenzate dagli stili più classici dei graffiti, è passato in modo progressivo ad una ricerca minuziosa capace di cogliere ed evidenziare i cambiamenti del paesaggio urbano. Le fascinazioni ricevute dai graffiti sono tuttavia presenti nelle fasi di questo processo: il soggetto-oggetto della sua analisi, le tecniche utilizzate ed in parte i luoghi scelti per i suoi interventi. L’interesse per il lettering si è quindi trasformato in espediente per lo studio della forma fino ad approdare, oggi, ad una ricerca più ampia relativa allo spazio e alle dinamiche contemporanee. Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40
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