Art
di Valerio Millefoglie 11 Febbraio 2016

La casa che guarda il mare di Chieti, una villa invisibile sull’Adriatico

È firmata dall’architetto Lucio Rosato: che l’ha pensata per scrutare l’orizzonte senza farsi vedere

La casa che guarda il mare di Lucio Rosato  La vista dalla casa che guarda il mare

 

La strada statale 16 Adriatica, una volta denominata “la nazionale”, per chi la percorre arrivando dal nord è ogni volta uno spiraglio geografico che, seppur a distanza di poche ore, apre alla vista e la porta lontanissimo, anche in avanti o indietro nel tempo.

Nei luoghi dell’estate, dei lidi, delle case fra i lidi, dell’entroterra Trionfo della morte come il titolo di un romanzo di D’Annunzio, ambientato in un paese fatto di pietra non lontano da qui, non lontano da Ripari di Bardella, in provincia di Chieti, Abruzzo, dove la collina nasconde un sentiero di campagna. Intrapreso questo si oltrepassano un vecchio casale, un paio di villette e si giunge infine a un’architettura lunare, bianchissima e destrutturata, una casa che quasi sembra non esserci, è la casa che guarda il mare, e che nessuno può vedere.

 

 

Tutto comincia a Lanciano, nell’antica farmacia dei fratelli Marciani. Un giorno un uomo entra per chiedere non una medicina ma un architetto. Tra i clienti in fila c’è proprio l’architetto che ha restaurato la farmacia, Lucio Rosato. I fratelli farmacisti fanno le dovute presentazioni, i due decidono di pranzare insieme. L’uomo racconta di voler tornare a vivere nella sua terra d’origine; ha in mente di progettare un palazzo nel centro storico, dall’ultimo piano sogna di guardare tutta la città vecchia.

L’associazione che tutela la salvaguardia dell’ambiente glielo impedisce, così l’uomo, come il personaggio di una fiaba noir, decide di andarsene dove nessuno può vederlo. Per i successivi due anni Lucio Rosato e l’uomo si recano su una collina circondata da alberi di ulivo dove sorgerà la casa, “Erano delle indagini sensoriali”, ricorda l’architetto, “Passeggiavamo per scegliere la posizione, per sentire in base ai giorni e alle stagioni dove tirava la brezza marina o per aspettare il tramonto”.

Intanto l’uomo gli racconta la sua storia, quello che possiamo sapere è che ai tempi ha cinquant’anni, lavora nel settore finanziario, ha perso qualcuno. La casa rifletterà il suo carattere schivo. Così, se inizialmente l’architetto voleva ispirarsi ai trabocchi, le palafitte di legno che emergono dall’acqua per entrare a far parte del paesaggio stesso, successivamente la casa viene pensata invisibile.

 

La casa che guarda il mare di Lucio Rosato  Il tetto, ponte di avvistamento puntato all’orizzonte

 

Mentre lavoravo al progetto ascoltavo lo Stabat Mater di Pergolesi. Mi guidava con il suo rigore e con la sua malinconia evocata e in qualche modo annunciata” – E quando il mio corpo morirà fa che all’anima sia data la gloria del Paradiso, Rosato ha studiato canto baritono al Conservatorio di Pescara, “Se penso oggi alla casa che guarda il mare vorrei restare in silenzio ad ascoltare le onde o portare una lampada a olio, un grammofono in terrazza e ascoltare Mozart”.

Nel 2007, quando il progetto vince il premio della rivista di architettura Casabella, dalla redazione chiedono altre foto della casa perché in quelle ricevute si vede solo il mare. L’architetto risponde che la casa è il mare, “La vita si svolge sopra, sul tetto, che è anche ponte di avvistamento”. Qui c’è anche una piscina, a filo con una delle estremità della camminata, scorre parallela al mare, “C’è una continuità di blu, sei dentro l’acqua ma ti sembra di stare nel mare”. La sera è illuminata dalle luci poste dentro la piscina e da una passerella di neon che delimita il percorso del precipizio.

La casa è sottostante, sottoterra, più nell’entroterra dell’entroterra. È uno spazio con un lungo banco in muratura, piccoli mobili anni ’30, sappiamo che qualcuno degli abitanti dipinge. Sappiamo anche che nella foresteria, un cubo bianco posto più a sud della casa, spesso ci sono ospiti che arrivano da tutte le parti del mondo. L’ideale per giungere qui”, dice Lucio Rosato, “sarebbe arrivarci dal mare.

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Serigrafia a due colori, dimensioni 20×30 cm Edizione limitata di 40 esemplari Martina Merlini Martina Merlini, artista visiva bolognese, classe 1986, vive e lavora a Milano. Il percorso artistico di Martina Merlini si snoda multiformemente nel solco dell’esplorazione, coinvolgendo una pluralità di tecniche, materiali e supporti che convergono nella ricerca di un equilibrio formale delicatamente costruito sull’armonia di elementi astratti e geometrici. Attiva dal 2009, ha esposto in numerose gallerie europee e americane. Dal 2010 al 2013, insieme a Tellas, intraprende il progetto installativo Asylum, che viene presentato a Palermo, Bologna, Milano e Foligno. Nell’estate del 2012 viene invitata a partecipare a Living Walls, primo festival di Street Art al femminile, ad Atlanta. Nel dicembre 2013 inaugura la sua seconda personale, «Wax» all’interno degli spazi di Elastico, Bologna, dove indaga l’utilizzo della cera come medium principale del suo lavoro, ricerca approfondita nella sua prima personale americana, «Starch, Wax, Paper & Wood», presso White Walls & Shooting Gallery, San Francisco. Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40  
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