Art
di Sandro Giorello 5 Maggio 2016

I bellissimi effetti tridimensionali del collettivo Truly Design

Al MEF di Torino si è inaugurata una mostra dedicata ai loro lavori anamorfici

Truly-Design_MEF_2016 truly-design.com - The Colour And The Shape

 

A inizio Marzo è stata inaugurata presso il Museo Ettore Fico di Torino Truth depends on where you see it from, la bellissima mostra del collettivo Truly Design. Attivi dalla fine dei ’90, sono tre artisti che negli anni hanno lavorato sulle immagini anamorfiche ottenendo effetti ottici assumente fantastici.

Se nelle precedenti esposizioni si erano occupati di immagini più legate al mondo della street-art vera e propria, questa nuova mostra vuole ragionare sul concetto di spazio portando una riflessione che nasce dall’analisi del Divina Proportione, l’importante trattato del 1500 che influenzò molti dei più noti artisti rinascimentali.

“Il De Divina Proportione è stato frutto dei nostri interessi già da qualche tempo – raccontano – non solo per le tavole illustrate ad opera di Leonardo da Vinci. Ci affascinano questi personaggi rinascimentali che vogliono trovare i principi fondamentali del sapere. Pacioli, l’autore del testo, vuole dimostrare l’importanza della proporzione aurea trovandone applicazione in campo filosofico, matematico, musicale, architettonico… come un alchimista ricerca la pietra filosofale”.

Partiamo dall’inizio, riassumeteci brevemente il percorso e la storia del collettivo Truly Design
Con Mauro149, Mach505 e Ninja1 ci conosciamo alla fine degli anni ‘90 tra le architetture abbandonate della periferia di Torino e assieme iniziamo a realizzare i nostri primi graffiti, fortemente connotati dalla nostra passione per la grafica, l’illustrazione e la pittura. Questo sodalizio si rafforza negli anni dipingendo i muri e i treni, prima in Italia e poi in Europa, culminando in un progetto professionale comune, iniziato nel 2003 sotto il nome di Truly Design Urban Artists, uno studio di comunicazione alternativo che si occupa sia di progetti artistici che commerciali.

 

 

Vista l’estrema complessità della figure proposte e dei concetti espressi, se doveste spiegare la mostra ad un bambino come fareste?
Inizierei così, con un parallelismo: le figure geometriche sono come la musica classica, quella senza parole. Non vi aspettate che Mozart o chi per esso vi racconti una storia precisa, lasciati ispirare dalla sensazione che ti trasmette una forma o un colore. I bambini, assieme ai matti, sono spesso tra i maggiori fan dei graffiti. Sono molto bravi a capire e a fare arte, perché non hanno i filtri che abbiamo noi adulti.

Citando provocatoriamente il titolo della mostra, il fatto che la verità sia dipendente dal punto da cui la si guarda potrebbe voler dire che di verità c’è n’è soltanto una e che tutti gli altri punti di vista siano sbagliati.
Ovviamente il concetto che vogliamo esprimere è proprio l’opposto. Il punto di vista che proponiamo, quello dell’autore, è solamente una traccia che consegniamo al fruitore che sceglie di esplorare la mostra, ma non lo consideriamo più giusto o sbagliato di quello che può assumere un normale visitatore. Il bello di un anamorfismo è proprio la possibilità di poter scegliere un punto di vista diverso da quello semplicemente frontale, tipico di un’opera su tela o su un muro piano. Personalmente, di ognuna delle tre opere in mostra, ho il mio punto di vista preferito, che non è mai quello “ufficiale”.

 

 

Il passaggio da figure decisamente più vicine alla street-art ad altre totalmente geometriche come è avvenuto?
Il progetto architettonico ad opera di Alex Cepernich fa del Museo Ettore Fico uno degli spazi più interessanti della Torino contemporanea e ci ha conquistato dal primo sopralluogo. I suoi piani iper-geometrizzati non rispettano i dettami della architettura “classica”, creando degli spazi incredibili e irregolari, perfetti per i nostri lavori anamorfici. Così, diversamente da altri casi, abbiamo scelto di lavorare su di un progetto in strettissimo dialogo con l’architettura del museo.

Più in generale, come siete arrivati alla riflessione sull’idea di spazio partendo dalla street-art?
I graffiti e la street-art ci hanno insegnato a lavorare con il contesto, essendo dipinte direttamente in ambito urbano e non trattandosi di opere trasportabili attaccate su di una parete, come nel caso di un dipinto più classico. Da quando abbiamo iniziato a confrontarci con contesti indoor, come nel caso dei musei, il nostro atteggiamento è rimasto lo stesso, anche se ovviamente si riferisce ad uno spazio più “metafisico” e meno in relazione con la strada.

 

Truly-Design_MEF_2016_Origin truly-design.com - Origin Of Symmetry

 

L’intero progetto quanto è durato?
È durato circa un mese e mezzo. Paradossalmente la fase progettuale è stata molto più lunga di quella realizzativa, anche se le opere sono piuttosto grandi e complesse. Dal sopralluogo alla formulazione delle tavole progettuali definitive intercorrono interminabili discussioni interne e problemi legati alla tematica, alla logistica, alle tempistiche e al budget… inoltre, in questo caso, c’è stato uno strettissimo confronto con il direttore del museo, Andrea Busto, persona splendida e di incredibile cultura. Il bello di lavorare con questo team sta nella consapevolezza di arrivare sempre ad una conclusione efficace, non tanto perché ci si creda così bravi, ma per l’assoluta fiducia e stima che si è creata all’interno del gruppo di lavoro. La parte realizzativa, infondo, è stata semplice: dopo anni che dipingi in strada, al buio e per raggiungere i punti più alti ti tocca salire sulle spalle di qualcuno, diventa tutto più facile quando lo fai in museo e hai a disposizione un braccio meccanico (ride).

 

Truly-Design_MEF_2016_Shape-of-Things_making-of truly-design.com - Shape of Things – Making of

 

La cosa più stimolante del progetto qual è stata?
È sicuramente l’imprevedibilità di alcuni aspetti legati all’anamorfismo. Finché l’opera non viene dipinta e conclusa non riusciamo a prevedere in fase progettuale quale sarà esattamente l’effetto della luce dell’ambiente sul disegno e che aspetto avrà il disegno fuori dal punto di vista. Per noi il processo realizzativo è una continua scoperta con la convinzione che, pur partendo da un progetto dettagliato, il risultato presenterà dei dettagli inaspettati.

Quella più difficile?
Sicuramente tollerare la sfilata di alcuni personaggi politici davanti alle nostre opere a scopo di propaganda elettorale.

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Serigrafia a due colori, dimensioni 20×30 cm Edizione limitata di 40 esemplari Thomas Raimondi Nato a Legnano (MI) il 17 Maggio 1981. Laureato al Politecnico di Milano in Design della Comunicazione. Graphic e visual designer freelance attivo nella scena underground con numerose pubblicazioni (Luciver Edition, Faesthetic, Belio, Le Dernier Cri, Laurence King.) e mostre in Italia e all’estero. Le ultime personali «Burn Your House Down» nel 2013 presso la galleria Kalpany Artspace di Milano (Circuito Rojo) e la residenza d’artista per Alterazioni Festival 2014, Arcidosso (GR) con l’istallazione site-specific «Inside/Outside». Lavora e ha lavorato per diverse realtà nazionali ed internazionali come VICE, Rolling Stone Magazine, Rockit, Mondadori, Men’s Health, Salomon, Motorpsycho, T-Post e molte altre. Nel 2008 ha ricoperto il ruolo di docente d’illustrazione presso l’accademia NABA di Milano continuando, a oggi, a collaborare con regolarità. Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40
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Serigrafia a due colori, dimensioni 20×30 cm Edizione limitata di 40 esemplari VitoManoloRoma Attualmente vive a Milano e lavora come freelance in qualità di grafico, illustratore, animatore e fumettista. Si forma presso il Liceo Artistico statale di Busto Arsizio, poi la compagnia di teatro sperimentale Radicetimbrica e termina gli studi al Politecnico di Milano dove si avvicina al Graphic Design. Durante i primi anni di professione come progettista e illustratore in alcuni studi di grafica milanesi, continua a disegnare e partecipa a mostre collettive di illustratori, fra le quali «Spaziosenzatitolo» (Roma), «Doppiosenso» (Beirut) e «Manifesta» (Milano). Con il collettivo di satira a fumetti L’antitempo fonda l’omonima rivista con la quale vince il Premio Satira 2013 come miglior realtà editoriale italiana. Appassionato di musica africana, afroamericana e jamaicana, colleziona vinili che seleziona con i collettivi Bigshot! e Soulfinger nei locali neri e non di Milano. Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40
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Inés Sastre Serigrafia di Alessandro Baronciani

Serigrafia a due colori, dimensioni 20×30 cm Edizione limitata di 40 esemplari Alessandro Baronciani Alessandro Baronciani vive a Pesaro e lavora a Milano come Art Director, grafico e illustratore. Ha lavorato per diverse agenzie pubblicitarie come direttore di campagne a cartoni animati. Le sue illustrazioni sono state stampate per molti brand come Martini, Coca Cola, Bacardi, Nestlè, Audi, Poste Italiane e Vodafone. Lavora per libri per bambini pubblicati da Mondadori, Feltrinelli e Rizzoli, quest’ultima ha anche pubblicato il suo primo libro, Mi ricci!, completamente pensato, scritto e illustrato da lui. Alessandro disegna fumetti. Ha pubblicato 3 libri di fumetti intitolati Una storia a fumetti, Quando tutto diventò blu e Le ragazze dello studio Munari. Per molti anni ha disegnato e pubblicato i suoi fumetti da solo, come un esperimento fai-da-te mai provato prima in Italia: i suoi fumetti venivano spediti in abbonamento e gli abbonati diventano parte delle storie che disegnava. Suona inoltre la chitarra e canta nella punk band di culto Altro. Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40
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Senza Titolo Serigrafia di Martina Merlini

Serigrafia a due colori, dimensioni 20×30 cm Edizione limitata di 40 esemplari Martina Merlini Martina Merlini, artista visiva bolognese, classe 1986, vive e lavora a Milano. Il percorso artistico di Martina Merlini si snoda multiformemente nel solco dell’esplorazione, coinvolgendo una pluralità di tecniche, materiali e supporti che convergono nella ricerca di un equilibrio formale delicatamente costruito sull’armonia di elementi astratti e geometrici. Attiva dal 2009, ha esposto in numerose gallerie europee e americane. Dal 2010 al 2013, insieme a Tellas, intraprende il progetto installativo Asylum, che viene presentato a Palermo, Bologna, Milano e Foligno. Nell’estate del 2012 viene invitata a partecipare a Living Walls, primo festival di Street Art al femminile, ad Atlanta. Nel dicembre 2013 inaugura la sua seconda personale, «Wax» all’interno degli spazi di Elastico, Bologna, dove indaga l’utilizzo della cera come medium principale del suo lavoro, ricerca approfondita nella sua prima personale americana, «Starch, Wax, Paper & Wood», presso White Walls & Shooting Gallery, San Francisco. Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40  
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Monica Bellucci Serigrafia di Checko's art

Serigrafia a due colori, dimensioni 20×30 cm Edizione limitata di 40 esemplari Checko's art Nato nel 1977 a Lecce. Uno degli esponenti della Street Art italiana. Il suo percorso artistico ha inizio a Milano nel 1995 come writer. Attualmente abita al 167B «STREET», uno spazio fisico dedicato all’arte che, partendo dalla periferia (la 167B di Lecce, noto quartiere popolare), si propone come centro espositivo in continua mutazione. I suoi lavori si basano prettamente su murales, realizzati negli spazi pubblici, non solo con intento di riqualificare le zone grigie, ma per comunicare con le nuove generazioni. Ha partecipato a numerose mostre d’arte e contest collettivi in Italia e all’estero. Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40
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Il bellissimo unicorno tutto righe di Andrea Minini  è una serigrafia ad 1 colore, di dimensioni 50x70 cm
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Agricane Serigrafia di DEM

Serigrafia a due colori, dimensioni 20x30 cm Edizione limitata di 40 esemplari DEM Come un moderno alchimista, DEM crea personaggi bizzarri, creature surreali abitanti di un livello nascosto nel mondo degli umani. Eclettico e divertente, attraverso muri dipinti, illustrazioni e installazioni ricche di allegorie, lascia che sia lo spettatore a trovare la chiave per il suo enigmatico e arcano mondo. Oltre ad avere vecchie fabbriche ed edifici abbandonati come sfondo abituale ai suoi lavori, DEM è stato anche ospite alla Oro Gallery di Goteborg e ha preso parte a esposizioni importanti come «Street Art, Sweet Art» (PAC, Milano), «Nomadaz» (Scion Gallery, Los Angeles), «Original Cultures» (Stolen Space Gallery, London) and «CCTV» (Aposthrofe Gallery, Hong Kong). Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40
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