L’Italia con il 10, la maglia simbolo della Nazionale da Roberto Baggio a Thiago Motta

Tutti i giocatori che hanno portato il numero più importante negli ultimi vent’anni

Calcio
di Marco Villa facebook 1 giugno 2016 15:34
L’Italia con il 10, la maglia simbolo della Nazionale da Roberto Baggio a Thiago Motta

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Scrivere della Nazionale prima che inizi un campionato, che sia europeo o mondiale, è sempre un terno al lotto. In questi tornei può succedere di tutto, con la testa che a volte conta più delle gambe e della tecnica, con le energie nervose che possono portare squadracce addirittura alla vittoria, come accadde con la Grecia nel 2004. Per questo, ha poco senso lanciarsi in pronostici basati solo sulla qualità delle rose. Certo, non si può nemmeno evitare di sottolineare che i nostri 23 gettano un po’ nello sconforto: una difesa più che buona, un centrocampo inesistente (causa infortuni, purtroppo), un attacco imbarazzante. La mediocrità più assoluta, insomma, che trova il proprio emblema nel numero 10 assegnato a Thiago Motta, un giocatore che ne ha viste di ogni, ma che non ha mai fatto della fantasia e dell’estro le proprie cifre. Anzi.

Perché il 10 nella nostra testa è quello, è il numero che designa chi è in grado di risolverti la partita in qualsiasi momento. E no, Thiago Motta non è tra questi. In attesa che il nostro oriundo dimostri di essere sempre stato un 10 sotto mentite spoglie e inizi a segnare di tacco da ogni parte del campo, lasciateci annegare un po’ nella nostalgia, andando a ripercorrere tutti i numeri 10 dell’Italia a cominciare da USA ’94, il primo mondiale con i numeri di maglia fissi.

 

MONDIALI 1994 negli Stati Uniti Roberto Baggio

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Partiamo da qui, da Robi Baggio. Dal gol alla Nigeria, al rigore sparato alto nella finale di Pasadena. Un epilogo tristissimo, il peggiore di tutti, ma paradossalmente il migliore a livello narrativo. Quattro anni prima, nei mondiali italiani, aveva incantato con un gol assurdo contro l’Austria. Negli Stati Uniti si prende la squadra sulle spalle e la porta lì, a pochi centimetri dal quarto titolo mondiale. Dovremo aspettare altri dodici anni, ma Roberto Baggio non si discute. È il primo di questa lista e ve lo diciamo già: è il migliore. Scusate lo spoiler.

 

EUROPEI 1996 in Inghilterra: Demetrio Albertini

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L’anno meno poetico di tutti. In panchina c’è Arrigo Sacchi, che, con la federazione, decide di assegnare i numeri in ordine alfabetico: a parte i portieri e un veterano come Donadoni che si prende il 7, tutti gli altri devono accontentarsi di quello che riserva loro la prima lettera del proprio cognome. Arriviamo così a bestemmie come Moreno Torricelli con il 9. O Demetrio Albertini con il 10, che è meno grave, ma di sicuro non fa sognare. Per la cronaca, l’Europeo va malissimo: fuori ai gironi, eliminati da Germania e Repubblica Ceca.

 

MONDIALI 1998 in Francia: Alessandro Del Piero

Inizia qui la lotta infinita con i francesi e inizia con una nazionale in cui il numero 10 viene preso giustamente da Alessandro Del Piero. Uno che se lo merita, non fosse che in quel Mondiale torna in Nazionale anche Roberto Baggio, che per anzianità e meriti avrebbe dovuto portarlo a vita. Come se non bastasse, Del Piero disputa anche un torneo così così, mentre Baggio è al top della forma e si rifà anche del rigore sbagliato quattro anni prima. Per lui una bella rivincita, per l’Italia un nulla di fatto, perché Di Biagio stampa il suo sulla traversa e la Francia ci elimina ai rigori ai quarti.

 

EUROPEI 2000 in Belgio e Olanda: Alessandro Del Piero

Due anni dopo al punto di partenza: la Francia. In panchina c’è Dino Zoff e questa volta non sono i rigori, ma i supplementari, con golden gol di David Trezeguet, che di lì a poco sarebbe diventato un giocatore della Juventus. Il 10 resta sulle spalle di Alessandro Del Piero, ma quello che rimane negli occhi di tutti è la sfida pazzesca con l’Olanda, in cui Francesco Toldo para tutto e resistiamo in inferiorità numerica per un tempo che sembra infinito. Sì, è la stessa partita in cui Totti fa scoprire al mondo il cucchiaio su rigore. In finale, poi, Del Piero si mangia un gol che ci avrebbe regalato il secondo titolo europeo della storia.

 

MONDIALI 2002 in Giappone e Corea: Francesco Totti

Ecco, Francesco Totti. Con Del Piero e Baggio, si merita di diritto questo numero e non solo perché è quello che usa nella Roma. Se lo merita perché è Totti. Purtroppo il suo esordio con il 10 non è dei migliori, ma non per colpa sua: durante i supplementari degli ottavi viene espulso per doppia ammonizione dal malefico arbitro Byron Moreno. Per l’Italia di Giovanni Trapattoni, è l’anticamera dell’eliminazione, che arriva per un gol del perugino Ahn.

 

EUROPEI 2004 in Portogallo: Francesco Totti

Sempre il Trap in panchina, sempre Totti con il 10. Sempre tanta sfortuna, perché usciamo ai gironi con la netta sensazione che Danimarca e Svezia abbiano fatto un biscottone per buttarci fuori. Per Totti, un’altra brutta figura: nella prima partita sputa in faccia al danese Simon Poulsen e viene beccato dalla prova tv. Squalificato per tre giornate, non scenderà più in campo perché nel frattempo l’Italia torna a casa. Vista la pettinatura, tre giornate ci sembrano anche poche.

 

MONDIALI 2006 in Germania: Francesco Totti

L’anno del trionfo, di Grosso goleador e Cannavaro insuperabile. Il 10 è di Totti, ma il capitano della Roma non è in forma. Dà comunque il suo contributo, con il rigore che ci permette di superare l’Australia agli ottavi. Gli eroi della spedizione in Germani, però, sono altri.

 

EUROPEI 2008 in Austria e Svizzera: Daniele De Rossi

Non c’è più Totti, che ha deciso di lasciare la Nazionale. L’altro numero 10 storico, Alessandro Del Piero, sceglie di tenere il 7 che gli ha portato bene in Germania. E così il 10 arriva a Daniele De Rossi: da capitano futuro a numero 10 futuro, in una staffetta con il Pupone che si estende anche alla Nazionale. Una scelta logica: De Rossi è uno dei leader assoluti dell’Italia e uno dei centrocampisti più forti del mondo. La squadra di Roberto Donadoni passa con qualche patimento il girone e proprio De Rossi segna il gol che chiude la partita con i soliti francesi. Nei quarti di finale, però, becchiamo la Spagna, che sta iniziando il suo ciclo vincente: a casa ai rigori, dopo aver resistito per tutta la partita.

 

MONDIALI 2010 in Sudafrica: Antonio Di Natale

Un’Italia pessima, quella del Lippi bis, che torna in Nazionale quattro anni dopo la vittoria del mondiale e dopo la parentesi di Donadoni. Pareggiamo con Paraguay e Nuova Zelanda, perdiamo con la Slovacchia e torniamo a casa ai gironi da campioni in carica. Il 10 è Antonio Di Natale, reduce dalla stagione migliore della sua carriera (29 gol) e a segno anche nell’ultima orrenda partita contro la Slovacchia.

 

EUROPEI 2012 in Polonia e Ucraina: Antonio Cassano

Da un disastro, a un grande risultato: la finale. Cesare Prandelli trova la quadratura del cerchio e si affida ad Antonio Cassano e Mario Balotelli come coppia d’attacco. Cassano si prende anche il 10 e dimostra di meritarselo: con il suo compagno di reparto, ci porta fino in finale, dove veniamo asfaltati dalla Spagna. Il risultato è comunque insperato e soprattutto ci permette di battere Inghilterra e Germania nei quarti e in semifinale, mica poco.

 

MONDIALI 2014 in Brasile: Antonio Cassano

Arriviamo in Brasile sapendo di non avere la migliore Nazionale di sempre (eufemismo) e con un numero 10 nuovamente degno di quel numero. Antonio Cassano non è Roberto Baggio, ma è talento e tecnica. Due caratteristiche che mancano a gran parte della rosa e i risultati si vedono: perdiamo con Costa Rica e Uruguay e non serve a nulla aver sconfitto l’Inghilterra. Torniamo mestamente a casa ai gironi e Cesare Prandelli lascia la panchina della Nazionale.

 

EUROPEI 2016 in Francia: Thiago Motta

La storia è ancora tutta da scrivere e la speranza è ovvia: rimanere completamente sorpresi dall’ex giocatore dell’Inter. La vediamo dura, però, visto che si tratta di un uomo di esperienza, ma segnato ormai da un dinamismo scarsissimo, tra i peggiori del mondiale brasiliano. In vent’anni siamo passati da Roberto Baggio a Thiago Motta. Scusate, ma c’è davvero poco da aggiungere.

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