La classifica di tutti i film di Quentin Tarantino dal più brutto al più bello

In attesa dell’ottavo film di Tarantino, mettiamo in ordine gli altri sette

Cinema
di Federico Bernocchi 28 gennaio 2016 11:35
La classifica di tutti i film di Quentin Tarantino dal più brutto al più bello

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Ci sono dei registi talmente personali e unici che non possono fare altro che danni intorno a loro. Pensate per esempio a David Lynch. Quanti film (o, peggio ancora, cortometraggi di sedicenti registi al terzo anno di Università) avete visto dove ci sono delle sequenze oniriche piene di nani? O scene in cui – senza un vero perché – arrivano uomini eleganti con indosso una maschera da coniglio che si muovono come dei mimi? La colpa è solo sua, di David Lynch. Perché se lo fa lui è un conto ma se gli altri lo copiano è una tragedia. È semplicemente una questione di stile e di quella cosa che possiamo chiamare Autorialità. E metterci anche la A maiuscola.

Quentin Tarantino fa parte di questa ristretta cerchia di Cattivi Maestri Involontari. Per tutta la seconda metà degli anni Novanta e oltre abbiamo dovuto sopportare filmetti scialbi in cui gangster di periferia indossavano completi neri e chiacchieravano del più e del meno. Citazioni maldestre e confuse a un cinema passato, andato, talmente distante nel tempo che forse – te lo dico, caro Robert Rodriguez – secondo me non è mai esistito. Sangue e violenza che, mi hanno detto, sono alla base del Pulp, colonne sonore che andavano a recuperare – senza alcun senso logico – vecchi singoli beat mai sentiti comprati alla fiera del disco di Novegro e via discorrendo.

 

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Quantin Tarantino ha fatto otto film in 24 anni di attività. Non abbiamo preso in considerazione le sue regie televisive, il suo primissimo film My Best Friend’s Birthday, il segmento L’Uomo di Hollywood tratto da Four Rooms, e abbiamo trattato Kill Bill come se fosse un film solo. Vi torna? Vuol dire che in media ha fatto un film ogni tre anni. E ogni volta è stata una rivelazione, un’epifania. Tra tutti i registi in attività e che abbiamo avuto la fortuna di vedere esordire, Tarantino è sicuramente tra i più importanti e, ancora oggi, una voce unica ed irripetibile. Senza di lui quasi sicuramente il Cinema avrebbe preso altre direzioni e oggi sarebbe un posto diverso.

E allora, mentre battiamo nervosamente il piedino in terra aspettando l’uscita del suo The Hateful Eight, proviamo a fare una cosa difficilissima: la classifica dei film di Quentin Tarantino. Difficilissima perché fondamentalmente parliamo di una serie di capolavori uno più bello dell’altro e poi perché ognuno di noi ha la SUA classifica personale di Tarantino. Per cui, evitate di mettere mano alla pistola e insultatemi con delicatezza nei commenti, giocando a mettere la vostra classifica.

 

7) DJANGO UNCHAINED, 2012

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Come in Bastardi Senza Gloria (che troverete più avanti), Tarantino si diverte ad utilizzare la sua enciclopedica conoscenza dei generi e del cinema per trarre in inganno critici e giornalisti capaci di guardare solo il dito e non la luna. Django Unchained, cita Corbucci, Trinità, regala una piccola parte a Franco Nero, ma non è uno spaghetti western. La forma – al solito impeccabile – a servizio della sostanza. E la sostanza è, con buona pace di Spike Lee, la storia e l’evoluzione negli Stati Uniti della comunità afroamericana.
Un momento: la citazione di Nascita di una Nazione di David W. Griffith.

 

6) GRINDHOUSE: DEATH PROOF, A Prova di Morte, 2007

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Il film forse meno amato e capito di Tarantino è in realtà un tassello molto importante della sua filmografia. Al di là dei rimandi al cinema di Jack Hill (già omaggiato ai tempi di Jackie Brown), c’è una riflessione molto più profonda sul Cinema. Uno stunt, con la faccia di Kurt Russell, che ha fatto la Storia della Settima Arte – e che ha sul cofano della sua auto la paperella che aveva Kris Kistofferson sul suo camion in Convoy – che si scontra e ha la peggio contro un manipolo di agguerritissime e bellissime donne che invece rappresentano la nuova Hollywood. Un film in questo senso “politico”, inserito nel contesto molto più giocoso e frivolo dell’operazione Grindhouse.
Un Momento: l’incidente in macchina tra Stuntman Mike e il primo gruppo di ragazze.

 

5) KILL BILL volume 1 & 2, 2003 e 2004

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Mentre tutti facevano gli esperti di Wu xia pian dopo aver visto l’inconsistente La Tigre e il Dragone (e non stiamo a citare i numerosissimi epigoni che riempirono le videoteche in quegli anni), arriva Kill Bill a dire la sua sull’argomento. Un’opera complessa e gigantesca – divisa in due per scelta della Miramax – che gioca a mettere insieme in una forma scintillante gran parte delle sue ossessioni, a partire da(i piedi di) Uma Thurman. I film di Kung Fu insieme al western, all’amore per Sergio Leone (sì, western e Sergio Leone sono due cose diverse), il nuovo cinema giapponese, quello d’animazione e poi accenni di Brian De Palma, Lucio Fulci, i fumetti e la faccia di David Carradine in solo quattro ore. Potrebbe sembrare solo un divertissement, ma c’è un gusto per la citazione godardiano che nessuno si può permettere.
Un Momento: La strage degli 88 Folli.

 

4) JACKIE BROWN, 1997

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Al terzo film Tarantino si gioca il tutto per tutto. Mentre il pubblico si aspetta Pulp Fiction 2 e attorno a lui cominciavano a spuntare squallidi imitatori, sterza bruscamente e realizza un omaggio potentissimo a un tipo di cinema che in Italia conoscevano in pochi. Ed è anche per questo motivo che in molti all’epoca storsero il naso. In Jackie Brown c’è molto del cinema di Jack Hill, uno dei nomi più importanti del cinema di genere statunitense, a partire dalla protagonista Pam Grier. C’è tutto quel mondo, a braccetto con Elmore Leonard (questa è l’unica sceneggiatura non originale di Quentin) e con la perfezione geometrica di Rapina a Mano Armata di Stanley Kubrick.
Un Momento: Robert De Niro perso nel parcheggio del centro commerciale.

 

3) BASTARDI SENZA GLORIA, Inglorious Basterds, 2009

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Tarantino, a questo punto della sua carriera, è ormai talmente ad un altro livello rispetto ai suoi colleghi da fare quello che vuole lasciando tutti esterrefatti. Mentre convince chiunque che il suo film è un omaggio ai film di guerra italiani di Enzo G. Castellari, approfitta per creare un film in grado di riscrivere la Storia. Una pellicola utopica, in cui i destini dell’umanità ruotano attorno ai film, alle pellicole e alle sale cinematografiche. Non più solo citazionismo (non lo è mai stato, in realtà), ma qui il Cinema diventa definitivamente il Mondo.
Un Momento: il confronto tra Michael Fassbender e Cristoph Waltz August Diehl con della carte in testa.

 

2) LE IENE, Reservoir Dogs, 1992

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Un film di rapina che non ti mostra la rapina ma, rendendo irresistibile una scelta appositamente antispettacolare, solo il prima e il dopo, mescolando i piani temporali e concentrandosi su un impianto teatrale. Cast è di prim’ordine (c’è anche una piccola parte per lo scrittore Eward Bunker, quello di Educazione di una Canaglia), dialoghi sono memorabili e la colonna sonora mette insieme una serie di canzoni diventate nella nostra testa dei classici immortali anche se all’epica non le avevamo mai sentite. Non vince la mia classifica personale solo perché è il primo film e pare brutto.
Un momento: la storia sull’erba raccontata da Tim Roth/Mr. Orange.

 

1) PULP FICTION, 1994

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Poco da dire: un film perfetto. Se dovessimo spiegare chi è Tarantino a un nostro amico vissuto fino a ieri in una caverna, cosa ha fatto per il Cinema, dovremmo partire da qui. Qui c’è tutto il suo stile, l’amore i dialoghi, la capacità di usare la citazione (riconoscibile o meno) per raccontare Altro, la classe nella messa in scena e un gusto inarrivabile nella compilazione della colonna sonora. Una gioia per gli occhi e per le orecchie che si rinnova, in grado di svelarci ad ogni visione qualcosa di nuovo e di diverso. E lo potete anche vedere due o tre volte di seguito senza mai annoiarvi.
Un Momento: tutta la parte con Harvey Keitel/Mr. Wolf.

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