Film di supereroi, anche meno

Saghe che hanno poco da dire, reboot e remake troppo vicini gli uni agli altri, trailer che mostrano tutto il film, attori fuori ruolo e qualche film veramente bello

Cinema
di Simone Stefanini facebook 29 marzo 2017 10:23
Film di supereroi, anche meno

Un mash up casereccio che farà crashare i superhero nerd  Un mash up casereccio che farà crashare i superhero nerd

 

Stavolta sarà molto difficile non prendere tonnellate di kryptonite marrone dal vasto universo dell’internet, ma l’indomani dell’uscita dei trailer di Justice League e Spiderman: Homecoming, grandi blockbuster (si dice ancora?) DC e Marvel, possiamo anche provare a fare una riflessione sul fenomeno in continua espansione dei superhero movies moderni, prendendo in esame un periodo che va dagli anni 2000 a oggi.

Capisco, già speravate di parlare della bellezza di Batman & Robin con George Clooney in versione uomo pipistrello ridarello, ma anche oggi abbiamo le nostre belle difficoltà. Vi parlo da uomo comune, non da nerd filologo. Da persona che in questi ultimi 17 anni ha visto davanti al cinema un sacco di locandine di uomini mascherati e spesso si è pure documentato sulla loro identità, per curiosità.

 

 

Il problema dei film con i supereroi non è per forza legato a quanto sia verosimile o avvincente la storia che li coinvolge, né quanto sia o meno bravo l’attore su cui ruota la pellicola. Voglio dire, Clooney è bravo ma come Batman, proprio no. Ben Affleck negli ultimi episodi DC diretti da Zack Snyder non è da buttare, nonostante avesse già interpretato un Daredevil di raro imbarazzo.

Allora cos’è che non va, a livello globale? Il primo problema sembra rappresentato dai reboot e dai remake troppo vicini tra di loro, che provocano una confusione unica. Se togliamo la fetta sicuramente alta di superhero nerd tra il pubblico, gli altri saranno persone come me che cercano intrattenimento senza pensieri. Ecco allora che 3 cicli di film su Spider Man dal 2002 ad oggi sembrano eccessivi, perché al netto della bravura di Toby McGuire, l’Uomo Ragno della bella trilogia di Sam Raimi, di Andrew Garfield che lo interpreta in versione Amazing nei due film di Marc Webb e di Tom Holland, l’Avenger Spider Man nel nuovo film di Jon Watts, rimango frastornato sul suo background che cambia ogni 3 o 4 anni. Di chi è innamorato, di Mary Jane (Kirsten Dunst), di Gwen (Emma Stone) o di Liz (Laura Harrier)? E poi la zia da cui vive è una simpatica vecchietta o quella santa trinità di Marisa Tomei?

 

 

Non parliamo di Batman, che ha avuto una consacrazione definitiva dopo il Michael Keaton di timburtoniana memoria con Christian Bale, perfetto nella trilogia del Cavaliere Oscuro di Christopher Nolan. Sembrava che il supereroe fosse stato aggiornato alla perfezione: clima urbano reale, nemici complottisti, serial killer e terroristi, attori di rara bravura (il Joker di Heath Ledger o il Bane di Tom Hardy, che potenza), ma poi lo stesso personaggio pochi anni dopo ha un reboot e si ritrova, con la faccia di Ben Affleck, a fare i conti con Superman (Henry Cavill) e Lex Luthor coi capelli (Jesse Eisenberg) nel film di Snyder in cui tutti  recitano sopra le righe e te che guardi il film ti interroghi se ce ne fosse stato davvero bisogno.

 

Lo stesso Superman nel giro di pochi anni ha cambiato due volti, un po’ come Hulk, mentre i Fantastici Quattro hanno rebootato e sono andati a fallire la dove era facile fallire. Difficile addentrarsi poi nelle storie concatenate, quelle di Avengers e X-Men della Marvel e Justice League e Suicide Squad  della DC. Un’infinito labirinto di personaggi che cambiano faccia, di flashback e flash forward che mettono a dura prova la memoria dello spettatore del 2017, già intasata come un iPhone vecchio dal doversi ricordare a che punto siamo di tutte le serie tv di cui facciamo indigestione annualmente.

Oltre al reboot/remake, il problema dei superhero movies sono i sequel, le programmazioni per saghe. È chiaro che sia un filone che si presta naturalmente alla puntata successiva, ma allora non è meglio sviluppare una serie tv dal costo di Game of Thrones sugli Avengers, ad esempio? Perché alcuni dei film Marvel a volte sembrano vere e proprie puntate di serie tv e chi guarda, si perde il piacere del film. Non è necessario fare 3-4 film su Iron Man, 3 su Thor, altrettanti su Capitan America e via dicendo, fatti un po’ con lo stampino, col cliché della grande attrice che fa la ragazza del supereroe e il grande attore che fa il nemico della puntata. È tanto difficile che il cinema torni a essere cinema e lasci la narrazione lunga alle serie tv?

 

 

Altro problema: i trailer sono spesso più belli dei film. Nel montaggio odierno, purtroppo escono 3 o 4 trailer diversi e il film te l’hanno già raccontato tutto. Hai visto il volto del nemico, la bella di turno, l’eroe, le esplosioni, le armi, i veicoli, hai capito parte della trama e persino come va a finire. Tutto raggruppato in pochi minuti, gratis e davanti al computer mentre fai altro, crea un’eccitazione fuori misura, che subito condividi con la tua filter bubble, eccitata quanto te. Poi vai al cinema e le scene più belle le avevi già viste da mesi, ti restano solo quelle noiose e la tua filter bubble virtuale neanche  venuta a vederlo con te. Sfiga.

 

 

In realtà, in questi anni ci sono stati molti film di supereroi che sono valsi il prezzo del biglietto. Kick Ass di Matthew Vaughn, molti (se non tutti) X-Men, Watchmen di Snyder anche solo per averci provato, Dr. Strange col grande Benedict Cumberbatch, Deadpool e Guardiani della Galassia molto divertenti, i due film finali della trilogia del Batman di Nolan sono cinema vero, Hellboy interpretato da Ron Perlman e perché no, Lo chiamavano Jeeg Robot di Mainetti. Il resto, Avengers dal secondo episodio in poi dovrebbe stare su Netflix, ma con un budget decente, non come quello speso per i quattro di Hell’s Kitchen (Daredevil, Jessica Jones, Luke Cage e Iron Fist), la cui qualità è andata sempre a peggiorare.

Per guardare un film innovativo, interessante e in sostanza bello sul filone superhero,  quante ore della nostra vita abbiamo perso? Nicolas Cage in Ghost Rider, per dio. E poi Elektra, Catwoman (peccato che i film di supereroine li girino spesso con la mano sinistra), Lanterna Verde, The Punisher, almeno un Superman se non tutti, quell’abominio dei Fantastici Quattro odierni, Suicide Squad e il momento in cui Batman e Superman scoprono che la mamma di entrambi si chiama Martha e allora smettono di picchiarsi e diventano amici. Temo i film didascalici su Aquaman e Flash, temo l’invecchiamento degli attori di Avengers che costringerà prima o poi i capi Marvel a fare un bel reboot e via andare. Speriamo che per quella data ci abbiano impiantato degli slot di memoria extra, così i film di supereroi parleranno anche un po’ di noi.

 

 

 

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