Nuovi elementi emergono dall’analisi forense relativa al delitto di Garlasco, con particolare attenzione alle tracce ematiche rinvenute sul telefono di casa Poggi.
L’esperto balistico Enrico Manieri, coinvolto nella perizia, ha fornito un contributo rilevante che apre ulteriori interrogativi sulle dinamiche della vicenda e sulla presenza di più persone al momento del delitto.
Evidenze balistiche e tracce di sangue sul telefono
L’attenzione dell’analista si è concentrata su una specifica macchia di sangue individuata sotto la cornetta del telefono presente nell’abitazione. Secondo Manieri, questa macchia non si trovava nella posizione consueta ma era spostata lateralmente. “La mia unica conclusione è che questa non fosse sulla propria sede, ma fosse collocata lateralmente”, ha spiegato durante un’intervista rilasciata al programma Zona Bianca.
L’esperto ha escluso che tale spostamento potesse essere stato causato da Chiara Poggi, la vittima del delitto, sostenendo che, avendo le mani intrise di sangue, avrebbe inevitabilmente lasciato ulteriori tracce sul dispositivo se avesse toccato la cornetta. Di conseguenza, l’ipotesi che sia stata lei a manipolare il telefono risulta poco plausibile.
Manieri ha avanzato due ipotesi alternative per spiegare la posizione anomala della macchia di sangue sul telefono. La prima prevede che la cornetta sia stata sollevata volontariamente e poi appoggiata di lato, in una zona priva di gocce di sangue, suggerendo un gesto intenzionale. La seconda ipotesi, invece, immagina che l’assassino, nel trascinare il corpo di Chiara Poggi, abbia urtato il mobiletto dove si trovava il telefono, causando lo spostamento della cornetta e la conseguente posizione laterale della macchia ematica.
Questi due scenari, entrambi plausibili, rafforzano l’idea di una dinamica complessa e articolata, che potrebbe aver visto la presenza di più soggetti sulla scena del crimine. In particolare, Manieri ha sottolineato come le evidenze raccolte suggeriscano la partecipazione di almeno due persone diverse, identificate anche attraverso le differenze nelle impronte lasciate dalle calzature: “Abbiamo le evidenze di almeno due persone diverse: quello che calzava le scarpe numero 42 e quello che calzava delle scarpe diverse”.
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Questa valutazione tecnica aggiunge un ulteriore livello di complessità al caso, che da anni continua a suscitare dibattiti e ipotesi contrastanti. L’identificazione di più presenze sul luogo del delitto potrebbe orientare le indagini verso nuove piste, mettendo in discussione alcune delle conclusioni precedenti. Inoltre, la ricostruzione dettagliata della scena e delle azioni che hanno portato al ritrovamento delle tracce ematiche risulta fondamentale per comprendere l’esatta sequenza degli eventi.

