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di Mattia Nesto 17 Ottobre 2018

Assassin’s Creed Odyssey ci fa rivivere la guerra tra Atene e Sparta

Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto della Grecia Antica con Assassin’s Creed Odyssey, il titolo targato Ubisoft

 

La legacy degli Assassin’s Creed, volente o nolenti, ha fatto la storia recente del videogioco. Amatissimi ma anche spesso e volentieri spernacchiati per il relativo tasso di bug (ogni riferimento al pur bellissimo visivamente Unity non è puramente casuale) gli AC sono uno dei titoli più riconosciuti e riconoscibili sui nostri scaffali e nelle nostre gallerie di Steam. Già perché gli Assassini per la loro estetica scintillante e la ricerca storica sempre curata nei dettagli (non a caso, durante lo scorso Salone Internazionale del Libro di Torino, c’è stato un incontro tra il Direttore del Museo Egizio Christian Greco e Maxime Durand, capo degli storici Ubisoft). E proprio il capitolo denominato Origins ha dato nuovo lustro alla serie che oggi con il nuovo Odyssey dimostra di aver, definitivamente, compiuto quel salto in avanti che tanti giocatori auspicavano.

 

Se nell’episodio precedente eravamo nell’Egitto tolemaico, tra piramidi e sfingi, qui l’ambientazione è più greca e classica che non si potrebbe, dato che le vicende sono ambientate nel 431 a.C. ovvero l’anno dello scoppio della Guerra del Peloponneso, quella sorta di guerra di secessione ellenica che vedeva da un lato Atene e i suoi alleati contro Sparta e i suoi confederati. In questo derby si muovono i nostri protagonisti e qui sta la prima, grande, novità. Infatti potremo scegliere se giocare con un pg uomo o donna. Dal punto di vista della vicenda, il personaggio canonico è Kassandra, come confermato dalla stessa Ubisoft  ma anche con Alexios l’avventura sarà comunque ricca di spunti. Il gioco si apre, va detto un po’ inaspettatamente, impersonando nientepopodimeno che il re spartano Leonida, esatto proprio quello di 300, mentre con i suoi sparuti spartani combatte contro le armate persiane di Serse. Dopo quest’intro piuttosto inaspettato ecco che inizia la “vera” storia. Il nostro pg sarà un guerriero di Cefalonia, una grande isola situata nella parte nord-ovest della Grecia proprio di fianco ad Itaca, terra natale di Odisseo. E proprio nel segno (e nel fato) di Ulisse saranno le nostre avventura, dal momento che, come confermato lo stesso titolo, lo spirito da “nuova odissea” del gioco è evidente.

 

ACO infatti porterà il giocatore in giro per i principali teatri di guerra, dal Peloponneso all’Attica, passando per la Beozia, la Megaride e sino nel profondo nord della Macedonia. Ogni regione della Grecia Antica è, vero e proprio marchio di fabbrica di casa Ubisoft, non soltanto resa in modo lussureggiante e molto iconico (specialmente i giochi di luce sono realizzati con grandissima cura) ma anche e soprattutto le opere d’arte, dalle statue ai templi sono, forse primo caso nella storia del medium videoludico, riproposte seguendo i più moderni e avanzati studi storico-artistici.

 

 

Contrariamente alla nostra idea “classica sull’arte classica” ormai è noto come frontoni dei templi e statue non fossero lucenti nel loro marmo bianco ma piene di colori, molto sgargianti e accessi, tipici di una civiltà mediterranea come era quella greca del periodo. In ACO questa vividezza cromatica ci sarà tutta ed anche gli abbigliamenti dei personaggi saranno riproposti con attenzione per il dato storico. Non solo. Se forse i volti, ahinoi, non sono propriamente così espressivi (i vertici raggiunti, specialmente per quanto concerne le labbra e gli occhi, nel recente God of War o in Metal Gear V sono ancora lontani anni luce) ma la pelle è realizzata in modo sublime. Saremo perfino in grado di vedere i graffi o le ferite che il nostro personaggio andrà collezionando lungo la sua avventura.

 

 

Dal punto di vista del gameplay e più specificatamente del combat system, ACO non si discosta troppo dal precedente, aggiungendo però più skills e caratteristiche del ramo di abilità, andando sempre più verso la direzione da gioco di ruolo intrapresa in Origins. Tra le molte abilità che riusciremo ad apprendere c’è anche l’iconico calcio di Sparta: maciullare i nemici prendendoli a pedate sarà bellissimo. Presenti, oltre le missioni della storia principale, anche una miriade di sub-quest, alcuna delle quali che andranno a riprendere miti e leggende dell’Antica Grecia: il nostro consiglio è quello di entrare in ogni anfratto o grotta possibile perché, al di là dei possibili tesori che troverete, avrete buone probabilità di incontrare creature mostruose o grottesche. Insomma siete avvertiti ma l’emozione che proverete, una volta entrati in una buia spelonca illuminata solo dalla fioca luce della vostra torcia, nel sentire alcuni passi profondi e pesanti provenire nel fondo della stessa, sarà impagabile. Poi tra scontri navali arcade il giusto ma divertenti e la possibilità di utilizzare la nostra aquila Icaro per una visione dall’altro (così da individuare punti di interesse e possibili nemici) darà grande profondità al gameplay.

 

 

Certo non tutto brilla sotto il sole della Grecia di ACO: alcune animazioni, specie dei soldati nemici, sono molto legnose, qualche bug permane, il doppiaggio in italiano è davvero scarso (altra storia per quello inglese, in cui si è addirittura voluto ricreare un accento greco di grande gusto) e certe volte l’intelligenza artificiale è così ottusa che fregarla risulta troppo facile e scolastico. Un’altra nota stonata, a livello di immedesimazione, è il fatto che, nonostante si andranno a collezionare molti elmi e copricapi (come tantissimi saranno i pezzi di armatura e le stesse armi che si potranno utilizzare e che modificheranno sensibilmente il gameplay) in tutti i filmati il nostro protagonista sarà, senza soluzione di continuità, senza elmo. Vedremo tutte le volte il viso è vero ma avremmo preferito poter avere la possibilità di scelta.

 

 

Possibilità che però avremo, e più riprese, praticamente in ogni momento del gioco, potendo selezionare risposte multiple che finiranno per condizionare a lungo gli eventi dell’avventura e la nostra stessa personalità: il role-play la fa da padrone in questo ACO. In ultima analisi per chi è cresciuto “a pane e Erodoto” e tiene in cameretta il santino di Luciano Canfora questo gioco fa sicuramente per voi con un buon gradiente di cazzimma fra l’altro. Certo non è un Assassin’s Creed classico e dell’originario spirito e modalità di combattimento dell’assassino è rimasto ben poco, ma Odyssey è talmente divertente è bello da giocare che un biglietto di sola andata per l’azzurra mare di Grecia non ve lo toglierà nessuno.

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