Geek
di Mattia Nesto 11 Ottobre 2019

Concrete Genie: sconfiggere il bullismo con la fantasia è possibile

L’esclusiva di Sony Playstation non è fatto un gioco minore, anzi.

Non so quanti di voi si ricordino quell’incredibile e struggente canzone di qualche anno fa dei Belle & Sebastian intitolata “The Boy with The Arab Strap” e che, ad un certo punto, fa “Color my life with the chaos of trouble/ ‘cause anythings better than posh isolation” che si può, più o meno tradurre, con “colora la mia vita con il caos delle difficoltà visto che qualsiasi cosa è meglio rispetto all‘isolamento dei poser”. Ecco, questa strofa ci è venuta in mente quando Sony Playstation Italia ci ha fatto provare la sua esclusiva Concrete Genie. Nonostante l’annuncio della nuova console di casa Sony abbia tenuto banco in questi giorni (almeno nella ristretta/larga bolla del gaming) questo Concrete Genie, presentato dalla stampa specializzata come un’esclusiva “minore”, ci ha regalato delle emozioni fortissime e ci ha mostrato un cuore puro, e molto colorato, che ha battuto all’unisono col nostro.

Concrete Genie, gioco sviluppato da PixelOpus, vede come protagonista Ash, un giovane ragazzo solitario ma pieno di estro artistico che è solito passare i pomeriggi dopo la scuola al molo di Deska, una città una volta fiorente e piena di vita ma oggi triste e abbandonata, se non proprio pericolosa. Ash è un animo sensibile, lo si capisce sin dalla prima scena ed è molto legato ai propri genitori e alla propria, bruciante, passione, quella del disegno. Infatti il ragazzo porta sempre con sé non soltanto matita e colori ma anche un quaderno in cui, letteralmente in ogni momento libero, appunta idee, disegna schizzi e abbozza figure rappresentanti il suo mondo interiore: un mondo fatto di piccoli e grandi mostri dal cuore tenero e dal manto colorato.

Peccato che Ash sia tormentato da un gruppo di bulletti che, incuranti dell’animo buono del ragazzo (o forse proprio per questo) si accaniscano su di lei e ben presto lo costringono a ripararsi (o per meglio dire lo “gettano”) nel punto più pericoloso e oscuro della città, rappresentato dal vecchio faro. Qui inizia la sua e la nostra di avventura. PixelOpus, sfruttando al massimo tutte le potenzialità del controller PS4 (uno dei grandi “rimasti in sospeso” di questa generazione, viste le cose che si potevano fare e che non si sono fatte): infatti imbracciando il proprio pad lo si potrà usare come un pennello, spostandolo nell’aria e dipingendo su schermo.

Il risultato è incredibile: i giochi di colore, la “pastosità” della vernice digitale e la possibilità delle nuance che offre Concrete Genie ci ha lasciato stupefatti. Confessiamo che abbiamo passato le prime ore di gioco a imbrattare ogni singola parete soltanto “per vedere l’effetto che fa”: inutile dirvi che ci siamo pasciuti enormemente del risultato ottenuto.

Ma se pensate che il mondo di Concrete Genie sia soltanto fatto di “pennello e colori” vi state sbagliando di grosso. Infatti così come Ash viene accompagnato dalle simpatiche creature, chiamate Geni, che evoca dal bozzetto di disegni, egli è anche insidiato non soltanto dai bulli sopra citati, ma anche delle creature più oscure e inquietanti che gli metteranno i bastoni tra le ruote.

Eppure anche l’antagonista più disgraziato e tossico non è mai “cattivo per natura”, ma ha sempre dietro una storia o di emarginazione o di lutto personale che motivano il suo comportamento e che spetterà al giocatore scoprire, comprendere e, in un certo qual modo, redimere. Dal punto di vista del gameplay, fermo restando che il fulcro è il nostro pennello con cui ridare vita e colore agli scenari di gioco (e che si può anche provare in versione realtà virtuale, con il visore della Playstation) vi sono anche delle sessioni legate all’esplorazione di Denska che porteranno a dover risolvere degli enigmi ambientali per poter proseguire.

Menzione d’onore per i momenti in cui, impersonando i Geni, il gioco diventa una sorta di platform in 2-d, visto che i mostri di colore si muovono, giustappunto lungo le pareti e quindi in un mondo a due dimensioni. Riuscitissima anche la colonna sonora, sempre molto elegante e l’ambiente di gioco che pur essendo scarno, anzi scarnissimo di interazioni e appagante a livello visivo.

Insomma pur non essendo di certo il gioco Tripla A che “tremare il mondo fa” Concrete Genie ci ha commosso e emozionato per il dolce e trasognato protagonista, per i suoi buffi e ispirati “mostri” e per le atmosfere da fiaba moderna (oltre che per la street art centro e moto propulsore di tutto). E che ci ha fatto ancora capire come, nonostante passino gli anni, sia sempre importante colorare la vita, nostra e degli altri, con il caos delle difficoltà.

Concrete Genie

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Serigrafia a due colori, dimensioni 20×30 cm Edizione limitata di 40 esemplari Moneyless Nato a Milano nel 1980 Teo Pirisi aka Moneyless. Per anni ha ricercato e investigato i diversi aspetti delle forme e degli spazi geometrici come artista visivo. Dopo essersi diplomato all’Accademia d’Arte di Carrara (corso multimedia), Teo ha frequentato un corso di Design della Comunicazione all’Isia di Firenze. Contemporaneamente sviluppa una carriera artistica che lo porta ad esibire i suoi lavori in spazi pubblici e luoghi abbandonati.Teo è anche graphic designer e illustratore freelance; negli ultimi anni ha partecipato a diverse esibizioni collettive e personali in Italia e nel mondo. Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40
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Serigrafia a due colori, dimensioni 20×30 cm Edizione limitata di 40 esemplari Giò Pistone Gio Pistone è nata a Roma. La scelta dei soggetti, spesso figure di fantasia tendenti al mostruoso, caratterizzati da colori molto forti, nasce prestissimo a seguito di incubi notturni. Disegnarli il mattino seguente fu un’idea della madre per affrontare la paura. Presto gli incubi si sono trasformati in vere e proprie visioni da cui ancora oggi attinge. Si è appassionata alla scenografia di teatro dove ha continuato ad approfondire i suoi sogni e il suo innato amore per il grande. In seguito ha lavorato e viaggiato con La Sindrome Del Topo, un gruppo di creatori di strutture di gioco e sogno, con cui si occupava di disegnare, costruire e progettare giostre e labirinti. Ha cominciato a lavorare in strada nel ‘98 attaccando in giro per Roma i suoi disegni fotocopiati. Ha collaborato con varie realtà italiane e internazionali. Ha partecipato a mostre in tutta Europa in particolare presso il Museo MADRE di Napoli, l’Auditorium di Roma, il Museo Macro di Roma e partecipato ad eventi di Street Art quali «Scala Mercalli», «Pop up», «Subsidenze», «Visione Periferica», «Alterazioni», «M.U.Ro». Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40  
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Serigrafia a due colori, dimensioni 20×30 cm Edizione limitata di 40 esemplari Checko's art Nato nel 1977 a Lecce. Uno degli esponenti della Street Art italiana. Il suo percorso artistico ha inizio a Milano nel 1995 come writer. Attualmente abita al 167B «STREET», uno spazio fisico dedicato all’arte che, partendo dalla periferia (la 167B di Lecce, noto quartiere popolare), si propone come centro espositivo in continua mutazione. I suoi lavori si basano prettamente su murales, realizzati negli spazi pubblici, non solo con intento di riqualificare le zone grigie, ma per comunicare con le nuove generazioni. Ha partecipato a numerose mostre d’arte e contest collettivi in Italia e all’estero. Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40
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Serigrafia a due colori, dimensioni 20×30 cm Edizione limitata di 40 esemplari Roberta Maddalena Artist, creativity trainer Roberta Maddalena nasce a Giussano nel 1981.Vive e lavora a Milano. Laureata in Design per la Comunicazione al Politecnico di Milano, si specializza in parallelo all’università in Incisione Calcografica, e successivamente in cultura tipografica e Type Design. Segue studi musicali, specializzandosi in vocalità extraeuropee ed ergonomia vocale, sviluppando profondo interesse per l’etnomusicologia, in particolare per l’Asia, esperienza che la porterà ad avvicinarsi a calligrafia orientale e danza contemporanea. Da questi percorsi nascono nel 2013 le sue performance a inchiostro, esperienze fondate sulla relazione segno-corpo, e disegni e dipinti in cui forme e colori evocano la realtà universalmente percepibile e conosciuta, ma ne svelano l’aspetto più mistico e intimo. Sempre nel 2013, dopo sei anni di attività come illustratrice, nascono progetti di creativity training rivolti a privati e aziende: workshop in cui i partecipanti sono guidati nello sviluppo della propria creatività fuori dal quotidiano, per sviluppare capacità di osservazione e movimento, applicabili nella vita come nella professione. Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40
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