Geek
di Mattia Nesto 17 Febbraio 2021

The Medium: il primo next generation game è stata una delusione

Il gioco di Bloober Team disponibile per XBox Series X, S e Pc non ci ha convinto. Ma vola nelle vendite.

The Medium, almeno per noi, è una colossale occasione persa. Vogliamo iniziare così, senza troppi fronzoli, questa analisi dell’esclusiva Microsoft apparsa su XBox Series X, S e, naturalmente, pc e che ha tenuto occupati tantissimi streamer, twitcher e giocatori in tutto il mondo. E si tratta di un’occasione persa per almeno tre ragioni: il titolo di Bloober Team non ha saputo offrire una storia particolarmente interessante o intrigante, non ha sviluppato un combat system/ modalità di gioco appagante e, soprattutto, non è praticamente mai stato in grado di fare quel che un gioco horror dovrebbe fare: spaventare. Ma andiamo con ordine.

The Medium è la storia di Marianne, una ragazza in grado di entrare in contatto con i defunti. Raggiunta da una misteriosa telefonata a casa, decide di raggiungere un albergo abbandonato, di stampo dichiaratamente sovietico, nella Polonia degli anni Novanta per fare luce su quest’intrigo. L’incipit della trama, seppur non brilli certamente per originalità, lascia tuttavia molto margine di interesse nei confronti del giocatore, una buona direzione artistica e un ottimo sound-design sono i punti positivi del titolo. Ma a ciò si aggiunge la vera “superbia” dal punto di vista tecnico del gioco: vi saranno numerosi momenti in cui lo schermo sarà diviso in due e saremo chiamati a giocare con una “delle due Marianne”, quella che abita il grigo e reale mondo post-sovietico e quella della dimensione infernale.

Un esempio dello schermo diviso in due www.gamereactor.eu Un esempio dello schermo diviso in due

Al di là del fatto che il gioco non gira mai a 60 fps (visto che li deve dividere a metà tra le due porzioni dello schermo) e su console ogni tanto fatica a scorrere bene, quello che veramente non convince è proprio la trovata dello schermo a metà. Contrariamente a titoli ben più anziani in cui le azioni di un mondo non potevano essere replicate nell’altro e spingevano il giocatore ad avere comportamenti differenti, qui non vi è disparità fra i due piani. L’unica differenza saranno i tempi, ad esempio, se si deve raggiungere una rampa di scale nel mondo reale, bisognerà utilizzare la magia nel mondo etereo per attivare un piano elettrico che darà modo, di nuovo nel mondo reale, di raggiungere il soffitto. Questo intricato svolgimento della trama rende il gameplay povero e molto meno vario di quanto ci saremmo potuti aspettare da un titolo che è stato presentato come “il primo gioco della nuova generazione”.

Altro punto veramente critico è rappresentato da un combat-system assolutamente basico (in special modo nelle sezioni stealth contro il nemico Fauci) con animazioni a dir poco imballate. Non si avrà mai la sensazione di controllare un personaggio reale quanto un fantoccio digitale, e questo, in un gioco che è un thriller-psicologico, è davvero un problema perchè rende ancor più difficile l’immedisimazione nei confronti di Marianne. La protagonista infatti, anche solo a livello di scrittura, viene presentata piatta e contraddistinta da ragionamenti davvero banali. Gli enigmi e i puzzle ambientali poi sono davvero poco ispirati e generano un senso di frustrazione nel giocatore che spesso è costretto a fare una cosa (e una cosa sola) per superare un determinato livello.

Insomma alla fine, come avrete compreso, la nostra delusione è stata abbastanza cocente nonostante molte riviste e siti specializzati abbiano dato fior fior di “votoni” al gioco che, anche a livello di vendite, si sta comportando molto bene. Forse il merito di The Medium, almeno per noi, è quello di averci messo voglia di rigiocare a Silent Hill: Shattered Memories. Se pensiamo a un videogioco diviso in due, il nostro cervello e il nostro cuore si rivolge a quel mondo ghiacciato lì piuttosto che al piano etereo di The Medium, questo è poco ma sicuro.

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