Un vero cesso d’oro al Guggenheim di New York, il ritorno di Maurizio Cattelan

L’artista italiano si era “ritirato” nel 2011, torna a maggio con un water a 18 carati

Un vero cesso d’oro al Guggenheim di New York, il ritorno di Maurizio Cattelan

Era andato in pensione, si era più o meno ritirato, o così diceva, ma mica era vero: Maurizio Cattelan in realtà era più che attivo – per esempio con il magazine Toilet Paper – ma si era allontanato da quel che lo aveva reso celebre: quella via di mezzo tra la provocazione e la burla capace di stupire curatori e pubblico. Cattelan però ritorna ora e in grande stile con un cesso d’oro a 18 carati che da maggio vedremo esposto al Guggenheim di New York.

Il NYT racconta così il ritorno dell’artista padovano, con un water in oro massiccio che non sarà però esposto in maniera convenzionale, diciamo come un quadro o una scultura, sotto una teca, al riparo dai visitatori. Al contrario.  Sarà proprio all’interno di un bagno vero e utilizzabile del museo, e a detta dell’artista l’opera sarà completa solo quando in uso, insomma, con qualcuno che ci si siede sopra, un po’ come fa lui nella foto qui sopra.

 

Alessandro Cattelan cesso oro  Il water d’oro a 18 carati di Maurizio Cattelan

 

C’è il rischio che la gente lo prenda per uno scherzo, ma io non lo vedo come uno scherzo” ha spiegato Cattelan, e il rischio in effetti è abbastanza concreto, anche pensando a chi quasi un secolo fa ha giocato con il bagno: come Marcel Duchamp e il suo leggendario urinatoio. Cattelan però portando per il mondo un’arte contemporanea dove il confine tra performance, installazione e scherzo è sempre molto sottile, intravede giustamente quel pericolo come dietro l’angolo.

A proposito del cesso d’oro di Cattelan infatti Antonio Gurrado sul Foglio ricorda il criterio stabilito da Luciano De Crescenzo ne Il mistero di Bellavista, una pellicola vecchiotta, di una trentina d’anni fa: “Tempo fa un muratore amico mio, sotto le macerie di una villa a Torre del Greco, trovò un quadro di Luca Giordano. Subito intuì che come minimo doveva essere un capolavoro o, niente niente, un’opera d’arte. Fra mille anni un muratore, sotto le macerie di una villa qualunque, trova quest’installazione di arte moderna. Secondo voi il muratore del tremila cosa penserà di avere trovato? Un capolavoro o un cesso scassato?”.

Su ArtTribune ci si domanda se si tratti di “noia o genio?”, Jonathan Jones sul Guardian invece vede l’operazione come una critica al mercato dell’arte e a certe oscene valutazioni di opere prive di senso, oltre che di valore, e ci può stare. Ma la verità è un’altra però, ed è una sola, alla facciazza dell’hating: su quel cesso ci saranno code, bagarini, follie assortite pur di appoggiarci i glutei. E Cattelan avrà vinto ancora: per questo ci sta sempre simpatico.

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