I bitcoin spiegati a mia nonna

Si sente tanto parlare di bitcoin e ci sono innumerovoli articoli che provano a spiegare cosa siano, si possono spiegare alla nonna?

Internet
di Giulio Pons facebook 6 settembre 2017 15:13
I bitcoin spiegati a mia nonna

Quindi cosa sono sti bitcoin?  Quindi cosa sono sti bitcoin?

 

I bitcoin sono dei soldi. È una moneta, come i Dollari e gli Euro. Come la vacchia Lira. E fin qui ok.

Però è diversa dalle altre monete perché è digitale, non c’è un ente centrale che la regola ed è controllata da un programma che garantisce la correttezza delle transazioni.

Detta così non si capisce, già… e un grosso punto di domanda compare sulla testa della nonna. Vediamone un pezzetto alla volta.

I bitcoin in poche parole

Bitcoin è una moneta digitale. Non è carta stampata, metallo coniato, ma è generata col computer, non è quindi roba fisica, è intangibile, non c’è il soldino bitcoin con cui puoi andare dalla panettiera a prendere le michette. E’ una moneta che esiste solo conservata su una memoria digitale e può essere utilizzata solo con un computer e una connessione ad Internet.

I bitcoin è una valuta digitale, non sono delle monetine, queste sono finte Amazon - I bitcoin è una valuta digitale, non sono delle monetine, queste sono finte

 

Bitcoin non è una moneta emessa da uno stato, né da una banca, né da un ente centrale. Non è controllata da un’azienda o da un gruppo politico, non c’è un proprietario della sua tecnologia, un po’ come non c’è un proprietario per la tecnologia che c’è dietro alla posta elettronica.

I bitcoin sono regolati e controllati da un programma distribuito che funziona utilizzando Internet, che memorizza tutte le transazioni, tiene traccia di tutti i bitcoin e ne garantisce la sicurezza, è anonimo ed evita le frodi. La tecnologia che sta alla base di questo programma si chiama blockchain, tradotto spesso con catena di blocchi.

Cosa è blockchain e il mining

Spiegare alla nonna cosa sia blockchain è difficile, ci provo perché è grazie a questa tecnologia che ha senso fare una moneta completamente digitale. Nel mondo dei bit, infatti, non esiste il concetto di originale, di unico, tutto è perfettamente copiabile e riproducibile all’infinito. Per cui una moneta digitale – di per sè – non avrebbe senso: se avessi 1 euro digitale, lo duplicherei migliaia di volte per arricchirmi e lo farebbero tutti, così la moneta perderebbe di significato.

Le carte di credito e il sistema bancario permettono di effettuare transazioni digitali, senza scambio di soldi fisici, ma per farlo ci sono in mezzo le banche che garantiscono che tutto sia fatto bene, senza frodi per nessuno.

E allora perché i bitcoin esistono? Perché c’è il desiderio di eliminare gli intermediari, un po’ come è avvenuto per i taxi con Uber, per i B&B con AirBnB e via dicendo. Il gruppo di sviluppatori che nel 1998 ha teorizzato la valuta digitale e poi si è messa al lavoro per farla ha pensato: eliminiamo le banche e facciamo fare tutto ad un software.

Il programma che fa tutto al posto delle banche, però, deve dare la garanzia di non fare frodi, deve essere onesto, non deve duplicare bitcoin (per esempio) e regalarli ai suoi sviluppatori, deve essere quindi non manomettibile da nessuno, neanche da chi lo fa. Per ottenere questo risultato è stato inventato blockchain, un database distribuito in cui sono memorizzate tutte le transazioni, cioè tutti gli scambi di valuta.

Per darvi un’idea di database distribuito, un utente più giovane della nonna può pensare a quando cerca un film su Torrent o a quando si cercavano gli mp3 su Napster. I file non li scarica da un solo server, ma da una moltitudine di server che hanno lo stesso file e lo mettono a disposizione.

Il database di tutti i bitcoin è distribuito e duplicato su migliaia e migliaia di server e questi server sono di migliaia e migliaia di proprietari diversi.

Inoltre i dati di queste transazioni sono tutti collegati a doppio filo tra di loro, sono dei blocchi incatenati uno all’altro, “block-chain“. Per esempio: Peppe paga dei bitcoin a Stefano e al database dei bitcoin viene aggiunto il record che descrive questa transazione. Stefano poi paga alcuni di quei bitcoin a Carlotta e il sistema traccia questo movimento portando dietro l’informazione che quei bitcoin erano di Peppe. Ciò è possibile grazie a meccanismi di crittografia che permettono di creare dei codici, detti hash, che sono facilmente memorizzabili in un database e che possono essere verificati, cioè controllati e approvati da altri server per evitare manomissioni. In pratica se qualcuno manomette una copia del database dicendo che i bitcoin invece che andare sul conto di Carlotta vanno messi nel conto di Marco, gli altri server se ne accorgono e invalidano le transazioni.

Si può comprendere che la crittografia ha un ruolo fondamentale per il sistema, per questo i bitcoin sono definiti anche una criptovaluta.

In pratica tutti i server che partecipano a memorizzare l’archivio mondiale dei bitcoin, controllano tutte le transazioni aggiungendo quelle nuove man mano che diventano transazioni confermate da un certo numero di server. Il fatto che migliaia di server controllino fa sì che una transazione non venga manomessa, perché altri server se ne accorgerebbero, ricalcolando il codice del database e quindi la bloccherebbero.

Il fatto che i server che partecipano a questo sistema siano di proprietari diversi, il fatto che i programmi che si usano per scambiare i bitcoin sono fatti da diversi programmatori e società di tutto il mondo, il fatto che il database non possa essere alterato perché ciò modificherebbe i codici hash di controllo, rende questo sistema sicuro.

Questo sistema, tuttavia, non è gratuito, dato che le migliaia di server che gestiscono questo database di bitcoin e transazioni devono stare accesi, consumano elettricità e richiedono manutenzione, oltre ad avere il loro costo iniziale. Così nel sistema bitcoin-blockchain è stato previsto che chi partecipa ad immagazzinare il database e a calcolare gli hash delle transazioni riceve qualche spicciolo di commissione per portare a termine la verifica delle transazioni, nonché parte dei nuovi bitcoin che il sistema stesso produce.

Chi mette i server a disposizione nel gergo di bitcoin, fa mining, cioè fa il minatore, nel senso che estrae ricchezza come facevano i minatori quando cercavano l’oro (gold mining).

Come si usano i bitcoin

Il sistema della blockchain è indubbiamente un casino, ma comprare e vendere bitcoin è alla fine una cosa facile. Si scarica una delle tante app wallet (portafogli), la app è necessaria per connettersi al database decentralizzato dei bitcoin e per fare ogni transazione. Per fare la prima transazione devi trovare un altro utente che possieda dei bitcoin in modo che te ne possa cedere un po’. Oppure devi trovare un Bitcoin Exchange, cioè un cambia valute che converta i tuoi euro in bitcoin e fare così la prima transazione verso il tuo wallet. Il sito stesso di bitcoin.org fornisce un elenco di cambi.

Pro e contro dei bitcoin

Pro e contro, bene o male, prenderli come investimento o no? Non so decidere se valga la pena investire in bitcoin, ma intanto ho capito come funzionano.

Ho capito che è un sistema sicuro che consente transazioni dirette tra utenti, quindi non ci sono intermediari e non ci sono commissioni (se non quelle molto piccole per contribuire a tenere in piedi il sistema server distribuito). Gli scambi, cioè le transazioni, sono anonime e questo può essere considerato un pro o un contro a seconda dei punti di vista.

Il numero totale dei bitcoin è limitato, il sistema non li ha ancora immessi tutti sul mercato e questo la rende immune dal concetto di inflazione, visto che raggiunta la soglia non ce ne saranno di nuovi.

Andamento del bitcoin in euro nell’ultimo anno, come riportato dal sito XE XE - Andamento del bitcoin in euro nell’ultimo anno, come riportato dal sito XE

 

Tuttavia il valore dei bitcoin oscilla parecchio a seconda di domanda e offerta degli utenti, quindi è una valuta considerata rischiosa per mettere da parte dei soldi. Guardando il grafico qua sopra si vede che aveva senso comprarli un anno fa, ora è più difficile capire.

Poi c’è l’aspetto border della faccenda: sono legali i bitcoin? Beh, diciamo che non sono dichiarati illegali, le banche non li vedono di buon occhio e gli stati sono, come al solito, in ritardo sul prendere una posizione a proposito. In ultimo, come ci si comporta con le tasse? Vanno dichiarati? Con che valore? Non essendo ancora regolamentati stanno in un limbo in cui non è facile muoversi.

 

 

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