Bar Sport di Stefano Benni compie 40 anni: i suoi personaggi esistono ancora?

Resistono quasi tutti i personaggi tipici, nella loro versione 2.0

Libri
di Simone Stefanini facebook 2 settembre 2016 14:46
Bar Sport di Stefano Benni compie 40 anni: i suoi personaggi esistono ancora?

benni-bar-sport La Repubblica

 

Quello ritratto qui sopra è Stefano Benni, ma non è lui che dovete riconoscere, bensì la Luisona, l’enorme pasta che da più di dieci anni soggiornava in bella mostra nella vetrina del bar, senza che nessuno la ordinasse mai. Lei, insieme a tutte le attrazioni del tipico bar di provincia, ai flipper, alle carte e agli strampalati avventori, è la protagonista di uno dei libri più divertenti della narrativa italiana, Bar Sport, che in questi giorni compie proprio 40 anni, essendo stato pubblicato a fine agosto del 1976.

In quel libro, Benni metteva alla berlina, in modo surreale e volutamente esagerato, tutti i comportamenti tipici degli italiani al bar, dal commissario tecnico che saprebbe far girare la squadra meglio di quello vero al professore che le sa tutte lui, dalla politica alla scienza. Personaggi iperbolici e genuini, perfetti per descrivere lo spirito dell’Italia negli anni ’70.

 

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Per omaggiare questo libro mitico e importante, ci siamo chiesti se i suoi personaggi oggi sarebbero ancora attuali. In realtà se l’era domandato lo stesso Benni nel 1997, con il seguito Bar Sport Duemila, ma possiamo assicurarvi che la vita del 1997 e quella del 2016 non sono più neanche lontane parenti.

Di sicuro, nei bar di provincia (ma anche in quelli in città, cosa credete?) i vecchi che giocano a briscola o a scopa con un bicchiere di vino e con un linguaggio fortemente colorito, ci sono eccome e ogni tanto, se non vi scandalizzate, sentir becerare qualche bestemmia per il mancato lancio del carico oppure la lotta per chi mette primiera e settebello, fa sempre tanto casa.

 

immagini.quotidiano.net quotidiano.net - Anche Vasco Rossi si concede una briscola al bar

 

Una cosa che il bar ha perso col passare del tempo è la fila davanti al telefono a scatti. Oggi anche i più anziani, hanno il cellulare, magari quello coi tasti grandi, per non far stare in pensiero i figli. La fila oggi, casomai, è quella davanti al superenalotto o alle scommesse, ma ogni tempo ha il suo gioco d’azzardo, pensate alla serietà con cui veniva preso il Totocalcio 30 anni fa.

Per quanto riguarda i personaggi tipici, quelli di certo non mancano, però hanno subito una bella trasformazione: si sono moltiplicati come i Gremlins e ora, oltre al bar, popolano i social per dire la loro, o per copiare l’opinione di qualcuno e spacciarla per originale. Allenatori, presidenti del consiglio, CEO di grandi aziende, opinionisti televisivi, scienziati, esperti e tuttologi, l’importante è partecipare, anche a sproposito. Forse sono meno simpatici del personaggio al bar che ti attacca il pippone su come dovrebbe giocare la Juve senza Pogba, perché i professori e i tecnici 2.0, invece di guardarti fisso negli occhi, diventano rissosi nascosti dagli avatar, ed è subito nostalgia delle litigate al bancone.

 

verdone traditori

 

Anche i giochi del bar sono cambiati. Di flipper se ne vedono pochi, la pesca col Boero forse resiste solo nei bar dei paesini con meno di 300 abitanti e anche il biliardino (o calcetto o nei bar di destra, come diceva Benni, calcio balilla) ormai è presente quasi solamente nei bar per turisti. È un gran peccato perché come sapete tutti, bastava mettere una moneta da 100 lire a contrasto con la leva che fa uscire le palline, per giocare tutto il pomeriggio gratis e passare direttamente dai preliminari alla finale di Champions League senza essere sgamati dal barista. Bastava ogni tanto ordinare una spuma per farlo stare tranquillo.

In 40 anni è scomparsa anche la sala giochi, che si è trasferita nelle Playstation per murare i ragazzi dentro casa e togliergli gli anticorpi della vita di strada. Oggi al bar, vedere la miseria umana della fila davanti alla slot machine, vera truffa legalizzata, fa davvero male.

 

biliardino 2

 

Il nonno da bar c’è ancora, quello seduto al suo posto, ogni giorno, alla stessa ora, che ha visto cambiare il mondo da dietro la vetrina e per tutelarsi, non cambia lui. Il cinno, cioè il ragazzino aiutante tuttofare, invece non c’è più, con le nuove leggi in materia di lavoro se passa un’ispezione e trova un minorenne dietro il banco del bar, è facile che il titolare venga arrestato per sfruttamento minorile.

Rimorchiare al bar, oggi, è sempre più difficile. “Se ne sentono tante in giro, non ci fidiamo più, signora mia” e sarebbe anche giusto, se la conoscenza oggi non si facesse per la maggior parte con sconosciuti via app. Vita dura per il playboy che non s’è aggiornato.

 

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Fortunatamente, ogni tanto entriamo in qualche bar e ci sono gli stessi tavoli di formica, le stesse ragnatele e la stessa Luisona che proviene direttamente dagli anni ’70, che ormai è diventata parte dell’arredamento e che i clienti salutano e chiamano per nome. Lì, tra i quadretti con le foto del ciclismo in bianco e nero, gli autografi di improbabili comici e la prima pagina incorniciata della Gazzetta, quella che recita Campioni del Mondo 1982, possiamo davvero tirare un sospiro di sollievo, respirare l’aria di un tempo che esiste solo lì, per poi condividere l’esperienza su Instagram. Perché oggi, per chi rimane indietro, la rincorsa è ancora più dura.

 

IMG_452252756-1 gamberorosso.it - Il Bar Luce a Milano, creato da Wes Anderson per la Fondazione Prada. In periferia, se avete fortuna, ne trovate di migliori.

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