Libri
di Mattia Nesto 8 Gennaio 2020

Dark, gotico e spietato. Il Pinocchio originale di Collodi era cattivissimo

La prima edizione della fiaba al centro del nuovo film di Garrone era sorprendentemente senza speranza

Durante le scorse vacanze di Natale ci siamo baloccati (visto l’argomento era l’unico verbo corretto da utilizzare) con la visione della trasposizione cinematografico di Pinocchio di Matteo Garrone. A nostro avviso Garrone è riuscito nel non facile compito non solo di (ri)dare dignità cinematografica e attoriale a Roberto Benigni (la cui immagine negli ultimi anni  risultava parecchio appannata) ma soprattutto di regalarci un immaginario iconico e particolare dell’avventura di Carlo Collodi. Certo non un film perfetto quello di Garrone, specie per l’accento romanesco del bambino/burattino Pinocchio, ma di sicuro impatto. Oggi non vogliamo parlarvi di questo bensì del ritorno in libreria, nella bellissima edizione illustrata pubblicata da Il Palindromo di Pinocchio. Storia di un burattino, ovvero la versione originaria e primigenia della fiaba di Carlo Collodi. Mai così nera, spietata e un poco carogna.

Abituati come siamo, prima nella versione Disney della fiaba e poi nelle varianti cinematografiche/televisive (alcune delle quali sublimi, come quella di Comencini, altre meno riuscite, tipo quella della stesso Benigni) leggere Pinocchio. La storia di un burattino. La prima oscura edizione illustrata da Simone Stuto ci ha davvero sorpreso. Già perché in quei quindici capitoli a puntate, apparsi originariamente su giornale, c’è tutto un concentrato di malignità, piccole trovate horror e un non-so-che di dark che non ci saremmo mai aspettati.

Innanzi tutto togliamo l’elefante dalla stanza perché sappiamo cosa state pensando: Pinocchio è una palla, con il suo trito moralismo e quell’ossessione nel rispettare le regole. Certo, comprendiamo il ragionamento e ci rendiamo conto che Collodi, non si è certo risparmiato nel propinarci discorsetti morali sul dare ragione ai grandi e ubbidire alle autorità costituite. Ma c’è un ma. In questa prima edizione tutto questo non c’è o, per meglio dire, è molto meno evidente. Già perché in questo caso la narrazione procede come una pallottola dentro la canna di una pistola: ovvero rapida e letale.

Il libro si legge tutto d’un fiato perché le varie (dis)avventure in cui è coinvolto Pinocchio, rispetto sia alla versione classica di Collodi sia, ovviamente, a quella disneyana, non ha alcun momento di stucchevolezza o moralismo. I dialoghi sono concisi, diretti, Pinocchio non fa tempo ad essere creato che è già un menare calci negli stinchi a questo e quello e non appena ha i piedi eccolo scappare nei campi. Certo c’è la comparsa del Grillo Parlante, che abita la casetta di Geppetto da più di cent’anni, ma dopo il suo classico discorsetto da fratello maggiore, ecco che Pinocchio, letteralmente, lo spiaccica immediatamente contro il muro.

Questa versione di Pinocchio è un racconto breve punk e dark al tempo stesso, in cui la notte degli zecchini con gli assassini che ghermiscono il povero (ma che fa di tutto per risultare odioso al lettore) burattino di legno diventa una vera e propria caccia all’uomo nelle campagne di una Toscana piena di brume, ombre sospette e presenze spiritiche. Come ha scritto in occasione dei cent’anni di Collodi Italo Calvino a proposito proprio di questa prima edizione: Alla letteratura italiana è mancato il romanzo picaresco e Pinocchio, libro di vagabondaggio, di fame, di locande malfrequentate e sbirri, impone il clima e il ritmo dell’avventura picaresca italiana… Altra lacuna, questa propria del nostro Ottocento: il romanticismo fantastico e nero in un certo senso rappresentato dalla casina che biancheggia nella notte con alla finestra la fanciulla come un’immagine di cera che incrocia le braccia sul petto e dice: Son tutti morti… Aspetto la bara che venga a portarli via.

Insomma Il Pinocchio originale di Collodi con quella fine amara, anzi amarissima e  che, proprio come per Arthur Conan Doyle con Sherlock Holmes, lo stesso autore sarà costretto, anche dalle pressioni di sua madre, di riportare in vita, sarebbe di gran lunga piaciuto ad uno come Edgar Allan Poe. Ed è piaciuto, un botto, anche a noi e per questo ve lo consigliamo con tutto il cuore, parola di Gatto e parola di Volpe, qui per servirvi.

Pinocchio. La storia di un burattino. La prima oscura edizione illustrata da Simone Stuto.

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