“Il mio locale è aperto da mezzanotte alle sette del mattino: per questo motivo è conosciuto come la taverna di mezzanotte”. L’incipit di La taverna di mezzanotte di Yaro Abe, in uscita giovedì prossimo per Bao Publishing, non soltanto è uno dei più fulminanti che abbiamo letto da un po’ di tempo a questa parte ma ci ha fatto venire subito in mente le atmosfere e le sensazioni de Il porto delle nebbie, il romanzo simbolo di Montmartre, scritto nel 1938 da Pierre Mac Orlan. Tuttavia al di là di questa suggestione, per altro neppure troppo sbagliata visto che loschi affari, personaggi ambigui e malavita organizzata sono presenze fisse sia nel manga come nel romanzo, La taverna di mezzanotte è un libro bellissimo che abbiamo amato praticamente a ogni pagina. E sapete perché? Beh perché letteralmente è un manga che si mangia con gli occhi.
(Tutte le immagini sono state fornite per gentile concessione dell’editore)
Infatti, neppure a farlo apposta, la grande protagonista del libro è la locanda, come del resto chi ha seguito o conosce la serie tratta dal manga, Midnight Diner: Tokyo Stories, sapeva già. Tuttavia rispetto alla serie televisiva, il fumetto va ancora più in profondità nelle cose e nelle situazioni con uno stile scanzonato e casual che ci ha ricordato certo fumetto americano underground di inizio anni Novanta. Una trovata molto gustosa se si pensa che tutta la vicenda è ambientata a Shinjuku, uno dei quartieri simbolo di Tokyo e della sua rutilante vita notturna (e non a caso una specie di hub-centrale per lo strepitoso Persona 5 Royal di cui vi abbiamo parlato qualche tempo).
L’omonima locanda fa da perno attorno a cui ruotano persone e situazioni, tutte caratterizzate con cura da Yaro Abe, in particolar modo per i clienti che popolano il locale di Tokyo. Infatti la locanda è una sorta di luogo neutro, una specie di limbo potremmo dire usando un gergo cristiano, in cui non c’è differenza tra bene e male ma dove tutti, ma proprio tutti, trovano un piccolo lembo di serenità, un’oasi di sicurezza nella caotica metropoli giapponese dove la vita è dura, i ritmi sono asfissianti e il lavoro è più un incubo che una capacità di fare carriera. Eppure nella taverna che apre a mezzanotte, è come se il tempo scorresse in modo diverso.
Spesso si assiste a un dato personaggio che entra trafelato nel locale con la faccia tesa e segnata da una giornata difficile e poi, dopo aver assaggiato una delle tante pietanze proposte, si trasforma: i muscoli del volto si rilassano, l’espressione artigliata fa posto a una pace interiore che fa rima con quella esteriore. Insomma siamo davvero molto vicini a una filosofia di vita dove il cibo buono e fatto a regola d’arte è sul serio viatico se non di salvezza quanto meno di pace.
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