L’unico sguardo da soddisfare è il tuo: Le maldicenze di Flavia Biondi

Due personaggi diversi eppure speculari sono i protagonisti delle due storie, Barba di perle e L’orgoglio di Leone, che compongono il nuovo capolavoro di Flavia Biondi edito per Bao Publishing

Poche volte negli ultimi mesi, se non proprio nell’arco dell’ultimo anno, abbiamo trovato una così precisa corrispondenza tra peso” sociale e storico di un’opera (di qualsiasi genere essa sia) e la sua valenza artistica. In Le maldicenze, il nuovo libro di Flavia Biondi, pubblicato in questi giorni da Bao Publishing, in realtà le due storie che compongono il volume sono, per stessa ammissione dell’autrice, “vecchie” di quasi dieci anni”. Come Biondi scrive nell’interessantissima introduzione tale hiatus temporale è stato in grado di donare maggiore valore alla storia. “Guardando indietro a queste pagine sono contenta di poter dire: forse oggi non potrei più scrivere questa storia. Perché il panorama intorno a me sta cambiando, è una bella cosa da pensare. Sapere che alcune paure stanno scomparendo. In parte, piano piano, anche se la strada è ancora lunga. Ma è anche questo che servono le storie: per farci compagnia lungo quella strada, per ricordarci che ogni diritto acquisito è stato costruito da persone”.

Ecco, proprio quest’ultima frase “ogni diritto acquisito è stato costruito da persone” è fondamentale per capire le due storie che compongono il libro: Barba di perle, con protagonista Santo e L’orgoglio di Leone, con al centro Thomas, due personaggi tanto diversi quanto, in un certo modo, speculari.  Santo è indeciso e pauroso per quanto concerne le proprie decisioni, appare a più riprese come una specie di riproposizione della figura del “vinto” di Giovanni Verga, uno che, per quanto si sforzi dovrà sempre passare in secondo piano. Uno sconfitto. Thomas è invece, almeno all’apparenza, di tutt’altra pasta, iper deciso e decisionista, nonostante abbia solo trentatré anni, ha bene in testa le cose che contano nella sua vita: la carriera, i soldi, l’autoaffermazione personale, il trasferimento da Siena a Milano e quindi la fondazione, per così dire, di un nucleo famigliare rispettabile e ben voluto da tutti. Nonostante Santo, che abita a Firenze, e il “romano-senese” Thomas appaiono, come abbiamo detto prima, agli antipodi in realtà sono molto più vicini di quello che loro stessi sospetterebbero.

Entrambi infatti conducono delle esistenze che sono come impastate nella menzogna e nella paura. Menzogna che non li rende mai sinceri non solo con gli altri ma anche con sè stessi in fatto di gusti, orientamenti sessuali e sentimenti, un atteggiamento che li tiene constantemente sotto lo scacco dell’esser “scoperti” e quindi di perdere tutto quello che, più o meno a fatica, hanno conquistato, siano essi beni o affetti. Questo movimento, centripeto e centrifugo, dagli altri a sé (la menzogna) e da sé agli altri (il timore) sono i sentimenti cardine delle storie raccontate da Flavia Biondi con quella “romantica crudezza” che siamo soliti riconoscere all’autrice.

La Biondi rende il suo tratto un poco più nervoso del solito donando un’energia, anzi una vera e propria accelerazione alle sue pagine. Ma dicevamo del valore, anche sociale, delle storie qui presentate. Sono storie dal valore sociale perché ci insegnando che la lotta per i diritti non passa tanto per i grandi gesti plateali, sono i piccoli atteggiamenti, le decisioni quotidiane a fare cambiare, anzi a contribuire che le cose cambino. Questa è la grande lezione che di dona Flavia Biondi, senza mai salire in cattedra ma raccontando storie “semplici”, storie di un ragazzo di Firenze innamorato di un altro ragazzo e di un altro ragazzo ancora che abita a Siena che adora i film fantasy come Il signore degli anelli ma che di lavoro stronca le opere altrui.

Perché in fondo, spesso e malvolentieri, sono proprio le contraddizioni, i “non detti” e le bugie a sostenere le nostre esistenze. Bene, Flavia Biondi, nelle sue belle pagine, ci dice che è tutto inutile: quel sobbollimento interno, che noi disperatamente tentiamo di arginare e chiudere in noi stessi un po’ come il “fiume d’odio” in Ghostbusters 2 finirà per esplodere, ricoprendoci di tutte le nostre contraddizioni. Ma c’è un modo per sfuggire a tutto questo, ovvero decidere noi quando far calare la pressione, quando mostrarci per quello che siamo. E fidatevi, è sempre la scelta giusta, anche se dovessimo rivelarci per quello che siamo: magari un ragazzo di Firenze che ama un altro ragazzo o un ragazzo che abita a Siena, ma che presto si trasferirà a Milano e che è appassionato di film fantasy. Nessuna retorica, pura vida.

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