Prince: il genio poliedrico che ha cambiato la faccia del rock

L’ambiguità sessuale, i continui cambi di nome ma soprattutto il genio musicale. Appunti sparsi su uno dei giganti del funk

Musica
di Andrea Girolami facebook 21 aprile 2016 22:35
Prince: il genio poliedrico che ha cambiato la faccia del rock

prince

Il primo ricordo, quello più vivo è il suo concerto al Forum di Assago a Milano del novembre 2010, la prima e unica volta che ho avuto la fortuna di vederlo dal vivo. Arriva sul palco a sorpresa quando le luci del palazzetto sono ancora accese e inizia subito a suonare come una furia, prendendo di sorpresa il suo pubblico come ha già fatto tante volte nella sua carriera. Non sono un cultore della chitarra né dei tecnicismi eppure ricordo di non aver mai sentito nessuno suonare a quel modo, con quella potenza, quella naturalezza, quel carisma. Più volte durante la serata ho strizzato gli occhi chiedendomi: “Davvero un uomo soltanto può provocare un suono così deciso, così potente?”. Evidentemente si: in quel momento stavo assistendo ad una meravigliosa dimostrazione di talento.

Prince Rogers Nelson nasce il 7 giugno 1958 a Minneapolis e si spegne improvvisamente oggi 21 aprile a Chanhassen, Minnesota all’età di 57 anni dopo una serie di malori legati a quello che era descritto come un “prolungato stato influenzale“. La sua è stata una carriera enorme, fatta di tantissima musica registrata, altrettante suonata dal vivo oltre ad una vera e propria orgia di idee artistiche e stilistiche che ne hanno accresciuto il potere immaginifico e che ne aumenteranno certamente l’influenza sulle prossime generazioni di musicisti e ascoltatori.

 

 

Il sesso prima di tutto: sbattuto in faccia, esagerato, plateale eppure ambiguo. Un Sexy Motherfucker come lui stesso si definiva in una delle sue canzoni più famose capace di folgorare qualunque femmina gli passasse accanto ma che non rinunciava ad una messa in scena molto più che androgina. Trucco, abiti sfarzosi, cura maniacale dei dettagli e movenze femminee facevano di lui una figura indescrivibile nel senso etimologico del termine. Uomo? Donna? Bisessuale? Cosa importa? Nulla e oggi lo sappiamo ma qualche decennio fa una rockstar così era davvero qualcosa di troppo potente e difficile da maneggiare. In un panorama dove i sex symbol da copertina degli anni 80 come George Michael avrebbero presto rivelato una natura completamente opposta un UFO come Prince è sempre volato sopra la testa di tutto e tutti senza farsi afferrare da nessuna definizione.

La sua musica è stata una materia altrettanto indefinibile. Cosa contenevano i suoi dischi? Rock? Pop? Funk? Elettronica? Tutte queste cose mescolate assieme in un sincretismo musicale che, anche in questo caso, non aveva molti precedenti nella storia della musica moderna. Sign O’ The Times è stato davvero il suo capolavoro, pubblicato nel 1987 è un disco doppio che all’interno di una discografia sterminata tenta di abbracciare un mondo musicale dai confini quasi infiniti. Tutti i generi del mondo (ma la matrice rimane fondamentalmente quella della black music) tenuti assieme da quello che è impossibile non definire un fenomeno. Tante, troppe nozioni devono frullare nella testa di una persona capace di infilare in uno stesso disco canzoni come If I Was Your Girlfriend, It’s Gonne Be a Beautiful Night e la title track capace di essere contemporaneamente un successo mondiale comprensibile a tutti e uno dei brani più originali della storia della musica pop. Una volta chiesero a Billy Corgan degli Smashing Pumpkins se si ritenesse un genio, lui rispose così: “Di geni musicali ne nasce uno ogni secolo, in questo ne abbiamo già uno ed è Prince“. Se oggi le radio e le classifiche impazziscono per il meltin pot sonoro e ballabile di superstar come Pharrel e Daft Punk ancora una volta la persona che ha aperto questo solco all’insegna del supremo incontro di generi è sempre la stessa: Prince.

 

 

La tecnologia: sua croce e delizia. Durante una lunga carriera Prince è riuscito ad esserne contemporaneamente alfiere e castigatore. Da una parte nel 1998 agli albori di internet è stato il primo ad utilizzare la rete per promozionare e vendere un disco in autonomia. Il suo Crystal Ball, una collezione di 5 cd con materiale inedito era venduto esclusivamente attraverso il proprio sito internet (anche se la consegna ai fan fu piuttosto rocambolesca e ritardataria). Questa e altre iniziative che sfruttavano in maniera innovativa la propria fanbase online gli valsero nel 2006 il Webby Award Lifetime Achivement Award per il suo utilizzo “visionario” del mezzo. Poco dopo eccolo comportarsi in maniera opposta. Nel 2007 lo stesso Prince annunciò di voler denunciare YouTube, eBay perché “sono in grado di filtrare materiale pedopornografico ma decidono deliberatamente di lasciare online musica e film pirata che sono il cuore del loro business commerciale“. Allo stesso modo la sua presenza nei social è stata a dir poco tormentata arrivando nel 2014 a cancellare i suoi account ufficiali.

 

 

Persino la scelta di sostituire il proprio nome con un simbolo ci pare oggi una scelta di preveggenza. Nel momento in cui la comunicazione globale si fa sempre meno testuale e sempre più imperniata sull’utilizzo di figure, simboli ed emoji l’impronunciabile logo che ha indicato il suo nome per un lungo periodo dopo il 1993 è stata una scelta tanto folle quanto in anticipo su i tempi. La fame di musica, l’abbondanza di idee, la capacità di produrre e pubblicare canzoni in continuazione (che come abbiamo scritto oggi è alla base dell’attività di qualunque moderno artista) ma anche l’entusiasmo e l’amore per la musica e la voglia di suonarla dal vivo hanno portato Prince a vendere più di 100 milioni di dischi in tutto il mondo facendo di lui non soltanto una delle rockstar più importanti e influenti di sempre ma anche uno degli artisti di maggior successo della storia della musica.

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