L’avèrla è un passerotto molto carino. È lungo 18 cm e pesa dai 35 ai 70 grammi. Uno dei tanti uccellini che si sentono cinguettare sulle colline e sui centri a più di 2000 metri sul livello del mare.
Anche in Italia si trova in quasi tutti i boschi o i campi del paese, tranne in Sicilia e nel Salento. L’avrete quindi visto durante una gita in campagna e ne avrete lodato la simpatia. Tutto regolare, perché probabilmente non sapete che l’avèrla è uno degli assassini più spietati in natura.
È chiamato anche uccello macellaio per la sua abitudine tutta particolare di infilzare le proprie prede su di un rovo o su qualcosa di acuminato e mangiarle piano piano, come fossero allo spiedo.
Una rarità nel regno animale, in cui solitamente i predatori uccidono alla svelta, solo per sopravvivenza, portando comunque il dovuto rispetto alla preda. L’avèrla invece non mostra nessuna pietà.
Il passero imita il canto degli altri uccelli per confondere la preda e poi attacca. Se la preda è piccola, la mangia subito, altrimenti iniziano i veri e propri guai.
Si nutre di piccoli topi, di lucertole, di cavallette, di insetti e persino di altri uccelli, mangiandoli un po’ alla volta dopo che li ha impalati sullo spiedo, che può essere il rovo di un roseto o il filo spinato.
Non è tutto: l’avèrla uccide anche quando non ha fame, impalando le vittime per poi tornare in seguito a nutrirsene. Spesso caccia anche rettili e piccole rane, ma non le mangia.
In realtà l’animale non è uno psicopatico, ma sopperisce alla mancanza degli artigli che hanno i predatori più grandi con l’inventiva, per quanto macabra possa sembrare. Una volta che ha catturato una preda anche più grossa di lui, riesce a farne un pasto che divora pezzo per pezzo dal suo comodo spiedo artigianale.
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