L’invio di militari europei in Groenlandia ha recentemente assunto un rilievo internazionale significativo, complicando ulteriormente uno scenario geopolitico già delicato.
L’arrivo di soldati francesi, tedeschi, svedesi e norvegesi nel territorio artico rappresenta un chiaro segnale di rafforzamento della presenza europea in una regione strategica, in un contesto segnato dalla crescente competizione con gli Stati Uniti e dalla preoccupazione espressa dalla Russia.
Presenza militare europea in Groenlandia: un messaggio politico di rilievo
Una quindicina di soldati francesi specializzati in alta montagna e operazioni in climi estremi sono giunti a Nuuk, capitale della Groenlandia, come confermato da Olivier Poivre d’Arvor, ambasciatore francese per i poli e gli oceani, durante un’intervista a France Info. Questa unità fa parte dell’Operazione Arctic Endurance, esercitazione militare congiunta promossa da diversi Paesi Nato, tra cui Svezia, Germania, Norvegia e Francia, volta a rafforzare la sicurezza e la sorveglianza nell’Artico.
L’ambasciatore ha sottolineato come l’invio di truppe europee in risposta a una potenziale minaccia americana sia un fatto senza precedenti, un chiaro segnale politico che smentisce le critiche rivolte all’Europa di essere lenta nell’affrontare le sfide globali. Anche il ministro della Difesa tedesco ha confermato il dispiegamento di una squadra di ricognizione composta da 13 militari della Bundeswehr, con l’obiettivo di sostenere la Danimarca nelle operazioni di sorveglianza marittima, fondamentali per garantire la sicurezza regionale.
Il presidente francese Emmanuel Macron ha annunciato pubblicamente l’arrivo dei primi militari transalpini, specificando che ulteriori rinforzi seguiranno nelle prossime settimane. Macron ha inoltre convocato un Consiglio di Difesa straordinario per discutere la situazione in Groenlandia e in Iran, segno dell’attenzione strategica che Parigi riserva a queste aree di crisi.
La crescente militarizzazione dell’Artico ha suscitato una forte reazione da parte della Russia, che attraverso la sua ambasciata in Belgio ha espresso “massima preoccupazione” per le iniziative Nato nella regione. Il portavoce russo ha criticato l’aumento della presenza militare occidentale come un percorso di “militarizzazione accelerata del Nord” basato su pretesti infondati circa una presunta minaccia da parte di Mosca e Pechino.

La Russia continua a ribadire la sua posizione che l’Artico debba rimanere un territorio di pace, dialogo e cooperazione paritaria, e invita le parti coinvolte a privilegiare il lavoro costruttivo all’interno del Consiglio Artico e delle altre istituzioni multilaterali esistenti.
Sul versante occidentale, l’ex presidente statunitense Donald Trump ha più volte manifestato il suo interesse per la Groenlandia, definendo l’isola un asset strategico imprescindibile per la sicurezza americana. In un recente scambio con i giornalisti, Trump ha ribadito che gli Stati Uniti “hanno bisogno della Groenlandia” e ha auspicato una soluzione che consenta a Washington di mantenere un ruolo di primo piano nell’area.
Tuttavia, il ministro degli Esteri danese Lars Løkke Rasmussen, dopo un incontro alla Casa Bianca, ha sottolineato un “disaccordo fondamentale” tra Copenhagen e Washington riguardo al futuro dell’isola autonoma danese. Rasmussen ha chiarito che, pur riconoscendo il desiderio americano di esercitare un maggiore controllo, la Danimarca intende mantenere una collaborazione rispettosa e non subordinare la sovranità della Groenlandia a interessi esterni.
