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Home Politica

Legge Elettorale, il Governo accelera: Meloni pensa già al 2027

Il Governo della Premier Giorgia Meloni guarda già alle elezioni del 2027: nella Maggioranza si lavora alla nuova legge elettorale.

by Mattia Senese
2 Dicembre 2025
in Politica
Giorgia Meloni

Legge elettorale, il Governo pensa alle elezioni del 2027 - Dailybest.it / Credits: Instagram @Giorgiameloni

Il dibattito sulla legge elettorale torna al centro della scena politica italiana, con il Governo guidato da Giorgia Meloni che accelera le operazioni in vista delle prossime elezioni, già guardando al 2027.

La consapevolezza che l’attuale normativa potrebbe non garantire una vittoria certa al centrodestra ha spinto Palazzo Chigi a ripensare profondamente il sistema elettorale, nel tentativo di assicurare maggiore stabilità e un quadro politico più definito.

La situazione attuale e le incognite del sistema vigente

L’attuale legge elettorale, approvata nel 2017 per sostituire l’Italicum di Matteo Renzi dichiarato parzialmente incostituzionale dalla Corte Costituzionale, prevede un sistema misto che lascia però ampi margini alla possibilità di un pareggio, soprattutto al Senato. Questo scenario è stato confermato dalla tornata elettorale del 2022, quando la frammentazione dell’opposizione in tre gruppi distinti ha favorito il centrodestra, assicurandogli una relativa stabilità parlamentare.

Giorgia Meloni aveva già espresso l’intenzione di modificare il sistema elettorale, ritenendo che la frammentazione attuale non garantisca la governabilità necessaria per un Esecutivo forte e coerente. L’idea era quella di coinvolgere anche il Partito Democratico in una riforma condivisa, ma i tentativi di dialogo con il Nazareno non hanno portato a un’intesa, soprattutto perché i benefici di una nuova legge per il Pd risultano inferiori rispetto a quelli attualmente garantiti dal sistema vigente.

Di conseguenza, è probabile che la resistenza dell’opposizione a qualsiasi cambiamento sostanziale si confermi intensa e duratura. Tuttavia, la preoccupazione del centrodestra è che un pareggio elettorale, considerato ancor più temibile di una sconfitta netta, potrebbe portare al disfacimento della coalizione. Per questo motivo, Meloni appare determinata a procedere con una riforma anche a maggioranza, senza cercare un ampio consenso parlamentare.

Le linee guida della nuova legge elettorale sono ormai chiare: un sistema proporzionale con premio di maggioranza e l’introduzione dell’indicazione del Premier da parte delle coalizioni o dei partiti vincitori. Questa seconda novità ha l’obiettivo di anticipare la figura del capo del governo, in modo da “abituare” gli elettori a un modello di premierato che dovrebbe essere formalizzato dalla riforma costituzionale attualmente in discussione.

Il sistema proposto, però, suscita preoccupazioni soprattutto all’interno della stessa coalizione di centrodestra. La Lega e Forza Italia temono che l’introduzione del premio di maggioranza e l’indicazione del premier possano favorire in maniera sproporzionata Fratelli d’Italia, partito della premier Meloni, a discapito dei loro stessi consensi.

Senato
Si cerca un accordo nella Maggioranza per la nuova legge elettorale – Dailybest.it / Credits: Instagram @Senatoitaliano

Un’altra questione aperta riguarda le preferenze, un meccanismo molto discusso ma che fino ad oggi è stato sostanzialmente evitato per evitare complicazioni e conflitti interni ai partiti. Inoltre, la riforma dovrà trovare soluzioni per compensare la Lega, che rischierebbe di uscirne indebolita a causa dell’abolizione dei collegi uninominali. Sul piano teorico, il tema della governabilità giustifica ampiamente l’orientamento del centrodestra verso un sistema maggioritario con premio e premierato anticipato.

Tuttavia, esiste una via alternativa e forse più coerente con i principi democratici: la riforma costituzionale che prevede l’elezione diretta del premier. Questa opzione consentirebbe di mantenere un sistema proporzionale puro per l’elezione delle Camere e di rafforzare il ruolo del Parlamento, che oggi risulta spesso marginalizzato dalle dinamiche esecutive. In questo modello, il governo non sarebbe più vincolato al voto di fiducia per imporre decisioni, ma sarebbe costretto a cercare accordi parlamentari per approvare le leggi, garantendo un vero equilibrio tra potere esecutivo e legislativo.

Nei prossimi mesi la discussione politica sarà influenzata anche dalle campagne referendarie sulla giustizia e sul premierato, che verranno probabilmente svolte all’inizio del prossimo anno. Questi referendum porranno al centro del dibattito il sistema di pesi e contrappesi che è alla base di una democrazia equilibrata e non plebiscitaria.

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Mattia Senese

Mattia Senese

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