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Referendum Giustizia, scontro sulla data: sarà la grande prova in vista delle elezioni 2027

Sono diverse le ipotesi sul tavolo per la data del Referendum sulla Giustizia che si terrà in primavera: scontro tra Governo e Opposizione.

by Mattia Senese
1 Gennaio 2026
in Politica
Giorgia Meloni

Referendum Giustizia, scontro Governo - Opposizione sulla data del voto - Dailybest.it / Credits: Instagram @Giorgiameloni

Il confronto sulla data del referendum sulla giustizia si sta trasformando nel primo vero banco di prova della lunga campagna elettorale che porterà alle politiche del 2027.

La questione, solo in apparenza tecnica, è ormai totalmente politica: la scelta del giorno in cui gli italiani saranno chiamati alle urne rischia di influenzare equilibri, strategie e leadership dei vari schieramenti.

Referendum Giustizia, il nodo della data del voto

Nel centrodestra prevale la linea dell’accelerazione. L’ipotesi iniziale del 1° marzo, considerata ideale per anticipare il dibattito e chiudere rapidamente la partita, è però tramontata. Una scelta che, secondo indiscrezioni, sarebbe in sintonia con il clima del Quirinale. Le opposizioni, al contrario, puntano a dilatare i tempi, convinte che un percorso più lungo favorisca un confronto più ampio e riduca la pressione politica.

Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha aperto alla possibilità di un compromesso, pur mettendo in guardia da un rinvio eccessivo: «Slittare a dopo Pasqua produrrebbe una tensione politica che sarebbe il caso di evitare». L’obiettivo dichiarato è evitare che il referendum si trasformi in un plebiscito pro o contro la presidente del Consiglio. Tra le date considerate plausibili emerge il 22 marzo, ma l’ipotesi non convince il fronte progressista.

«Basta forzature», ha dichiarato Federico Gianassi, capogruppo Pd in commissione Giustizia alla Camera. Sulla stessa linea la deputata M5s Vittoria Baldino, che chiede un dibattito più disteso: «Il confronto trarrebbe giovamento da una discussione non scandita dalla fretta». Le opposizioni sostengono che la maggioranza tema un calo dei consensi sulla riforma man mano che il dibattito pubblico si intensifica.

Ma sono tante le sfide dei partiti in questo 2026. In primavera il Movimento 5 Stelle avvierà il cantiere programmatico da condividere con le altre forze del campo progressista. Ma il tema della leadership è già sul tavolo. Le recenti interviste della sindaca di Genova Silvia Salis e del sindaco di Napoli Gaetano Manfredi hanno alimentato il dibattito interno. Manfredi ha affermato che il Pd «non è pronto a battere Meloni», provocando la replica della segretaria Elly Schlein, che ha rivendicato le vittorie in Puglia e Campania. Un messaggio chiaro: la linea è definita e la guida resta nelle sue mani.

Scheda voto
Si entra nel vivo della campagna referendaria: le ipotesi della data del voto – Dailybest.it

Il presidente del M5s Giuseppe Conte ha ribadito che la discussione sulla leadership arriverà solo dopo quella sul programma, ma il tema è destinato a riemergere. Intanto il referendum incrocia un altro fronte caldo: la riforma del voto degli italiani all’estero. La maggioranza ha approvato un ordine del giorno di Fratelli d’Italia che punta a limitare il voto alle sole sedi diplomatiche, superando la modalità per corrispondenza. Per il Pd si tratta di «un’ennesima forzatura» finalizzata ad anticipare la consultazione.

Sul calendario, i dem chiedono di evitare accelerazioni. Gianassi ricorda che è in corso una raccolta firme promossa da un gruppo di cittadini, con l’obiettivo di raggiungere le 500 mila sottoscrizioni necessarie per una terza richiesta di referendum, che si aggiungerebbe a quelle già validate dalla Cassazione. Al momento le firme sono 150 mila e c’è tempo fino al 30 gennaio. Solo dopo quella data la Cassazione potrà verificarle e avviare il percorso formale per la definizione della data, rendendo di fatto impossibile un voto ai primi di marzo.

Il governo, invece, punta a chiudere il dossier già nel primo mese dell’anno. «Non abbiamo paura», ha assicurato Nordio, definendo la questione «squisitamente tecnica». Ma la battaglia sulle date dimostra che, dietro la tecnica, si muove già la politica del futuro.

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Mattia Senese

Mattia Senese

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