Nell’era del Tutto e Subito, e dei giudizi superficiali insindacabili

Quando esce un disco, un libro, una serie tv o un film, diamo giudizi irreversibili dopo mezzo ascolto o una visione distratta, senza dare tempo al tempo

Still dal video “Everything Now” degli Arcade Fire YouTube - Still dal video “Everything Now” degli Arcade Fire

 

Da qualche anno, ci stiamo allenando a diventare antivirus. Sui social, a colpo d’occhio scannerizziamo un una mole esagerata di informazioni ogni minuto e il nostro cervello si è abituato suo malgrado alla pressante velocità, come fosse un collezionista di parole, immagini e suoni.

Tutto quello che succede nell’immediato sembra importante e diventa importante proprio perché subito accessibile, in qualche sua forma. Tutto e subito saranno proprio le parole chiave di questa riflessione.

Molte volte chi fa il nostro lavoro, si sente dire “Questa notizia è di ieri, ormai è vecchia”. Lo stesso procedimento si applica alle recensioni di qualunque media d’intrattenimento, che sia un disco, un film, un trailer o una serie tv. Ci sono però opere nate per essere assaporate col loro tempo e noi siamo costretti a non dargli il tempo che si meritano. C’è il cemento a pronta presa e ci sono gli affreschi, che mutano di colore col tempo.

Il nostro cervello però è ormai entrato nella fase berserk di apprendimento, scansione e classificazione delle informazioni, e allora non ci sta più a far decantare un pensiero. In questo modo, diventiamo nostro malgrado sputasentenze, rabidi dell’informazione successiva, drogati dalla velocità e dall’ansia di perderci qualcosa.

A titolo squisitamente personale, quest’anno sto amando dischi, film o serie tv che hanno incontrato un sacco di critiche fin dal primo giorno, anzi, dal primo minuto. Due su tutti: Everything Now degli Arcade Fire e Twin Peaks – The Return. Che servano solo da esempio, ognuno ha di sicuro le proprie.

Come vengono fruite queste opere? A livello superficiale e se non colpiscono subito, si deve passare ad altro. Una realtà degna del programma della defunta MTV, Next, in cui il single aveva un tot di appuntamenti e ogni volta che il pretendente sbagliava un dettaglio, si mandava a casa per provare il successivo.

L’idea dall’esterno è che, nel giudicare definitivamente un disco dopo un giorno o poche ore dalla sua uscita, non si stia troppo attenti ai testi, all’arrangiamento, ai suoni, a tutte le variabili che contribuiscono all’emozione di una canzone, anche di quelle che crescono col tempo. La pancia è l’unico giudice, se la pancia non gradisce, next.

Quando esce il trailer di un film atteso, dopo 30 secondi è già guerra di commenti, sentenze inappellabili e giudizi sempre più estremi sui social. Le serie tv ormai sono chewingum che vengono gettate nell’immondizia al primo accenno di perdita di sapore. Spesso, alla domanda “L’hai vista tutta per poterla giudicare cosi tranchant?” la risposta è “No, mi sono annoiato dopo la 2/3 e l’ho lasciata perdere”. Ma il giudizio rimane.

 

 

I giudizi personali ci stanno eccome, però la tendenza degli esperti di settore e degli utenti comuni è quella di non fare una media tra istinto e razionalità, ma di agire di pancia. Brutto, bello, fa schifo, è imperdibile, per poi ritrovarsi dopo un anno con opere pompatissime già sgonfie (La La Land nel mio caso) e gioielli sempre nascosti dalle ceneri della sovrainformazione. Il guaio è che dai giudizi insindacabili ne va la scelta dell’intrattenimento nel prossimo futuro, sempre più asservito a ciò che desiderano i fan e sempre meno propenso a sperimentazioni di sorta. Dunque, amici cari, potremmo fare scelte più ragionate e lasciare la pancia al suo dovere, quello di distribuire le sostanze vitali e scartare via la merda, col suo, dovuto, tempo.

Il media di fruizione, di solito il computer, contribuisce poi ad appiattire tutte le opere, che diventano file da consumare e la possibilità di avere tutto e subito porta inevitabilmente lo spettatore passivo a volersi ritagliare un posto nel Grande Flusso: quello di critico berserk, posseduto dal demone della velocità, dell’urgenza, della completezza, della collezione paradossale, perché usa e getta. Della frase ad effetto per il like, l’unica cosa che conta. Il like che decreta il successo o il fallimento, e la conseguente possibilità di lavorare ancora.

Facciamo un gioco mentale e pensiamo per un attimo a un mondo utopico in cui ogni tipo di notizia necessiti obbligatoriamente 24 ore prima di poter essere commentata. I giudizi, siamo pronti a scommettere, non sarebbero così violenti e definitivi. Non c’è bisogno di commentare tutto e subito, ne va del nostro intrattenimento futuro (e di tutto il resto che volutamente non abbiamo analizzato). Relax.

 

 

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