Non siamo ancora a questo punto, ma qualche problemino c'è.

No, Twitter non sta per fallire

La crisi del social network spiegata con qualche numero e l’opinione di Gianluca Diegoli

Non siamo ancora a questo punto, ma qualche problemino c'è.  Image via - Non siamo a questo punto, ma qualche problemino c’è.

 

Ma cosa sta succedendo a Twitter? Un bel po’ di cose. Non è un buon momento per il social network a 140 caratteri, tra addii importanti nel management, un calo costante del valore in borsa, e anche la nota di colore – il colore dei soldi – su Jack Dorsey, fondatore declassato da miliardario in dollari a semplice milionario. E poi il down durato un paio d’ore – appena qualche settimana fa – la controversa idea dei tweet da 10mila battute, i Twitter ads che non verrebbero mostrati agli influencer attivi sulla piattaforma, e molto altro ancora.

Ma diciamolo subito: la notizia della morte di Twitter è fortemente esagerata. Vediamo di fare ordine e dare un quadro della situazione chiaro, soprattutto sugli ultimi eventi.

Per prima cosa,  come è andata Twitter in borsa dall’inizio, da quando è stata quotata al NYSE?

Quanto vale un'azione di Twitter, oggi Google Finance - Quanto vale un’azione di Twitter, oggi

 

Non proprio benissimo eh. Il misterioso mercato però agisce non per capriccio, ma perché Twitter non offre un progetto chiaro, stabile e credibile ai suoi investitori. Dice bene Dario Marchetti su La Stampa, quando parla del cambio di management tra il CEO Dick Costolo, cui è subentrato il fondatore Jack Dorsey “A Costolo (…) gli investitori avevano addossato la responsabilità di uno stallo generalizzato, una mancanza di identità e strategia che avrebbe portato Twitter al tracollo. Nonostante il cambio al vertice però, le sfide che oggi Dorsey deve affrontare sono sostanzialmente le stesse.“.

E fin qui, siamo in borsa. Dentro Twitter invece come va? Negli ultimi giorni hanno detto addio a Twitter executive ai vertici delle risorse umane – Brian “Skip” Schipper – dei media – Katie Jacobs Stanton – del prodotto – Kevin Weil – e anche Jason Toff, responsabile dello streaming video e di Vine. Come mai? Non tanto perché Twitter non va – o non solo – ma più probabilmente anche perché erano uomini di Costolo, il precedente CEO, in cui Jack Dorsey non riponeva particolare fiducia.

Quindi sono stati con tutta probabilità gentilmente accompagnati alla porta. Dorsey ha spiegato poi così la faccenda

E poi? E poi Twitter cambia, dice che cambierà, non si capisce bene dove voglia andare: c’è l’idea di allungare a 10mila battute la dimensione di un tweet, passando dai 140 caratteri attuali a una lunghezza quasi da longform. Ipotesi che ha lasciato perplessi non pochi, e che pare sia proprio un’idea di Dorsey.

Tornando però ai dati su Twitter, alcuni li riassume Bloomberg in questo grafico

 

No buono. Bloomberg - Quanto guadagna Twitter e quanto crescono gli utenti.

 

Cosa ci dice questo grafico? Che gli utenti crescono meno di quanto arrivino soldi. Ma i soldi arrivano eccome. Con un Q3 2015 chiuso con guadagno per circa 570 milioni di dollari, e una crescita rispetto all’anno precedente del 58%, non sembra il caso di parlare di Twitter al tracollo. Nel mentre gli utenti di Twitter che hanno utilizzato almeno una volta al mese la piattaforma è cresciuta “solo” del 12% rispetto all’anno precedente. Insomma, un dato meno positivo, ma comunque mica da buttare.

Abbiamo chiesto a Gianluca Diegoli, docente IULM, consulente per e-commerce e marketing online nonché dal 2004 mente del blog MiniMarketing, di fare un punto della situazione.

Se dovessi spiegare cosa sta succedendo a Twitter a una persona che non lo usa o non lo conosce, come faresti?
Credo che gli direi che il problema di Twitter è proprio questo: chi lo usa lo apprezza, ma se non lo usi, o lo usi poco, non riesci a trattenerne il valore ed è piuttosto respingente. Inoltre, l’uso di Twitter, anche da parte chi lo trova utile, è comunque molto personale: non è facile spiegare a qualcuno che non lo conosce come potrebbe usarlo, visto che potrebbe farlo in modi totalmente differenti. Insomma, l’accoglienza di Twitter per gli estranei è come imparare a sciare, è spesso troppo faticoso imparare prima di iniziare a divertirsi – in più, nemmeno sai se ti divertirai davvero.

Perché Twitter ci sembra un po’ “incartato”, rispetto per esempio a player come Facebook, che danno l’idea di avere un piano più chiaro di sviluppo?
Twitter al suo meglio paradossalmente non ha mai avuto piani: ha sempre raccolto idee degli utenti, come l’epica dello storytelling dell’uccellino ha sempre raccontato (gli hashtag, la chiocciola, ecc. ecc.). Nel momento in cui ha avuto davvero un piano, dopo l’ingresso in borsa, è entrato in competizione con Facebook in una gara che non può vincere, non sulla base dei numeri né sull’advertising «alla Facebook».

Che idea ti sei fatto delle dimissioni di massa degli ultimi giorni?
Non credo alle coincidenze: probabilmente hanno capito che ci saranno grandi smottamenti organizzativi, ma questo significa che le cose possono cambiare, non che Twitter è condannato.

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