Analisi ragionata del vestito da principessa di Virginia Raggi

Chi non vuol essere principessa almeno una volta nella vita? Tanta gente in realtà. Inizia così la nostra analisi semi seria del vestito di Maison Balestra sfoggiato da Virginia Raggi

Chi non vorrebbe essere principessa, almeno una volta nella vita? Beh, tanta gente: i maschi etero, le donne che preferiscono diventare tipo Regina Elisabetta col principe Filippo sempre un passo dietro e poi tutto il resto dell’umanità che se ne fotte del titolo nobiliare.

La sindaca di Roma Virginia Raggi pare sia di tutt’altro avviso e si è regalata una serata da comparsa del castello a EuroDisney, grazie al vestito firmato dalla maison d’alta moda romana Balestra che, citiamo dal tweet, è un broccato laminato nel colore Blu Balestra. Dabudi dabuda.

 

Questa descrizione, di primo acchito, più che un vestito lo fa sembrare un vino per turisti tedeschi persi a Vinitaly o a un cavallo del Palio di Siena e invece si tratta di un abito mantellato che fa molto amazzone di seconda fila nel film Wonder Woman oppure Elsa di Frozen, ammesso e non concesso che resti etero altrimenti Salvini chi se lo accolla poi?

 

 

La gonna presenta quei fiori strappati alla copertura del divano della zia truccatissima ed è talmente ampia che volendo, Virginia Raggi avrebbe potuto arrivare al gran gala della Fondazione Alberto di Monaco con la mountain bike  nascosta lì sotto e nessuno avrebbe sospettato niente.

Il corpetto senza spalline a occhio dovrebbe appartenere a un manuale di Dungeons & Dragons e dovrebbe dare +1 su forza, agilità e destrezza. Il mantello serve per volare, a meno che non sia elfico e allora fornisce invisibilità, e i romani ne sanno qualcosa.

 

 

La postura di Virginia Raggi non aiuta i fotografi, sull’attenti come Proietti quando faceva il Maresciallo Rocca e fornita di quel sorriso enigmatico metà Gioconda metà “Avrò chiuso il gas quando sono uscita?”. A proposito, di Enzo Miccio si sa niente? Ha superato la notte dopo aver visto questa foto?

Adesso lo sappiamo cosa state per dire: “renziani, pidioti, corrotti”. In realtà, siamo talmente super partes che siamo disposti a mettere per iscritto quanto segue: quel vestito non avrebbe donato neanche a Matteo Renzi, Matteo Salvini o Silvio Berlusconi.

 

 

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