Society
di Simone Stefanini 13 Marzo 2015

La galleria definitiva delle acconciature allucinanti anni ’80

Le peggiori acconciature di tutti i tempi, commentate ed analizzate.

Gli anni ’80, gli eccessi nel look, nel make up e soprattutto nei capelli. In quel decennio iconico, maledetto e rimpianto, si immaginava il futuro e si sognava decisamente diverso da come poi sarebbe stato. Quindi i colori flou, le linee geometriche stravaganti, il porsi sopra le righe erano all’ordine del giorno. Il fitness, i soldi, la bamba e, di nuovo, i capelli del menga.

Gli uomini tendevano a somigliare alle modelle e più di una volta, noi piccoli in quegli anni, ci siamo lasciati sedurre dal cantante degli Skid Row o degli Europe credendolo bella figa e poi buttando via i soldi dallo psicologo nei decenni successivi. Le donne invece, al contrario, o erano androgine, severe, altere ecc. oppure sfoggiavano così tanta lacca nei capelli che a causa loro oggi non si capisce più se mettersi o no il golfino quando uscire, per via del cambiamento climatico. Unisex, la sublimazione dell’uomo-robot, l’ibridazione sci-fi tricologia che partorì in quegli anni funesti, pettinature da arresto senza condizionale per il parrucchiere che si credeva un artista.

Unisex e trasversale, il Mullet (sul quale l’autore aveva pubblicato un piccolo saggio web dal titolo “La differenza tra il bene e il mullet” nel quale trovate ogni possibile implicazione di tale, demoniaca acconciatura). Vi basti ricordare che, come da infografica, era la pettinatura multitasking adatta a chi voleva avere un aspetto presentabile per l’ufficio se guardato di fronte ed un look selvaggio per la festa se visto di spalle:mullet-ratio

 

Ma andiamo ad iniziare questa carrellata di cupi orrori tricologici con l’imbarazzante Multicotonatura Eccessiva, recante 4,5 kg di gel, mousse spray e lacca per rendere i capelli grandi almeno 5 volte la faccia dell’individuo che li portasse, col risultato di somigliare ai castori stuprati dagl’istrici.

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Degna figlia del primo disastro è il Sostegno Impazzito, nel quale oltre ad una micro permanente, si alzava il ciuffo dell’utente fino ad arrivare ai 2,7 metri di altezza complessiva. Ragione per la quale negli anni ’80 il caso in motorino non si portava.

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Ogni modella che si rispettasse, avrebbe portato la Avalon Carpiata, nella quale ogni singolo capello era separato dall’altro da uno spazio di 3 cm, dando vita ad una palla di pelo crespo, sexy come quando cadi dalle scale a luce spenta. Si noti il fatto che questa pettinatura era gettonatissima anche per le ascelle e per i peli pubici, che facevano scoppiar mutande e inculcavano dubbi sulla vera sessualità dell’individuo rimorchiato.

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Nei circuiti alternativi, il Ragno New Wave aveva la sua importanza: corti ai lati, giganti sulla nuca, come se fosse esploso un fuoco d’artificio nero in testa. Ci limonavi le dark che portavano l’acconciatura Lampadario.

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Il Cicciobomba del Duemila era un taglio talmente intrigante e misterioso che ancor oggi non se ne capisce la genesi. Era composto da 1/3 di mullet, 1/3 di capelli a spazzola e 1/3 di rasatura geometrica, così da essere da monito alle future generazioni: la vita sarà una merda.

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Lo Schiaffo Dato Bene è una pettinatura dicotomica: da una parte raccolta, dall’altra cotonata, come allegoria della violenza domestica.

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Questo ragazzo, piuttosto fiero, sfoggia il marzialissimo Ninja Credici, l’acconciatura creata nei templi in cui o diventi samurai oppure soccombi al bullismo. Lui soccombette, ad esempio.

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Il Curioso Roditore necessita non solo dei capelli con divisa nel mezzo cotonata e lisci ai lati, ma anche di occhiali grandi mezza faccia e gigantismo degli incisivi, per poter così essere la persona più celebre della tua scuola e successivamente essere presa come esempio negativo fino all’età pensionabile.

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Questo è il taglio Napule è Mille Culure e non me ne abbiano gli amici del sud, ma dove sto io c’è un ragazzino che lo sfoggia tuttora e che ha i genitori partenopei. La lunghezza del codino credo c’entri qualcosa con gli anni di galera per atti osceni che uno si è fatto, ma non sono del tutto sicuro. Mi informo e vi faccio sapere.

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L’Addobbo Ridondante era un’acconciatura già di suo eccessiva, addobbata con stoffe, tessuti, code di volpe, zampe di pollo, teste di serpe, anelli d’oro, cose così. La testa pesava in media 35 kg, molte persone sono poi morte di cervicale.

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Il Mullet del Wrestler è quel tipo specifico di mullet con la fronte a spazzola cotonata. Si chiamava “del Wrestler” per due motivi: molti lottatori lo adottavano e perché portandolo, avresti dovuto prendere lezioni di difesa personale, essendo questa pettinatura un magnete per i bulli.

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Ah, finalmente la bellissima Esco con Una Matta, il cui nome viene dalla frase che era solito dire chi accompagnava la ragazza, sovente, al SerT, per via di quei problemi con le sostanze.

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Una tipica famiglia anni ’80: lui canta negli Whitesnake e reca l’acconciatura da Vero Uomo, mentre i fratellini sfoggiano il Trittico di Assaggini di Mullet, che crescendo diventeranno roba seria.

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Questa andava un casino: la Ragazza Bionica coi capelli tirati su, fin dalle orecchie. Alla fine del decennio, molte di loro sono diventate bioniche per via dell’apparecchio acustico perché si erano strappate i padiglioni auricolari.

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Dannazione, ci siamo arrivati. Questa è l’acconciatura Ragazza di Paese che per imitare le Ragazze di Città Esagera e fa le Figure di Merda. Non tutti i parrucchieri sarebbero stati in grado di portare a compimento l’opera, molti applicavano l’obiezione di coscienza e preferivano perdere la cliente piuttosto che indulgere in questo orrore.

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Se andavi nel salone in due, negli anni ’80, potevi anche scegliere la Coppia di Fighi Standard che prevedeva Mullet Spandau per lui e Sostegno Apocalittico per lei.

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Certo, potevi anche preferire i Capelli Fini Che Fanno Senso, altro taglio New Wave per chi preferiva la lacca ad un integratore proteico per la cute.

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Mio Dio, lui porta la Fofata Maxima Magnifica, non solo in testa ma anche su petto ascelle gambe culo palle, perché è un uomo tutto d’un pezzo. Tra l’altro, che casino pisciare coi fuseaux di pelle di vipera tenuti insieme dai lacci in nervo di drago. Ma chissene, hai presente che apertura alare ha questa eccessiva cotonatura? Cioè, lui non ti entra in macchina. Troppo il capo.

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Per ultima, forse, la più bella: Quella Non È Mia Figlia, più che un’acconciatura, un decoupage, uno scherzo (nell’accezione della musica classica). Davanti, il Coccolino, il riccio da orsetto. Ai lati, sul serio, non lo capisco. Rami di salice? Un palamito? Mi inquieta assai.

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Serigrafia a due colori, dimensioni 20×30 cm Edizione limitata di 40 esemplari Luca Zamoc Luca Zamoc è nato a Modena nel 1986. Sin da piccolo ha trovato ispirazione nei fumetti anni ‘80, nella Bibbia e nell’anatomia umana. Ha frequentato l’Accademia delle Belle Arti di Milano, dove ha conseguito un titolo in Graphic Design & Art Direction. Il suo lavoro abbraccia diversi media, dal digitale ai muri, passando all’inchiostro, carta e fumetto. Negli ultimi anni ha lavorato e vissuto in diverse città quali Milano, Berlino, Londra, Los Angeles, New York e Istanbul. Oggi vive e lavora a Barcellona. Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40
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