Society
di Simone Stefanini 23 febbraio 2018

Ascesa e declino di uno sport assurdo: il balletto sugli sci

 

Mentre volgono al termine le Olimpiadi invernali coreane, in molti cercano online informazioni e video sulle migliori evoluzioni degli atleti sulla neve, che i media, complici queste estenuanti elezioni, non fanno vedere granché.

Tra gli ori delle azzurre, il russo dopato nel curling e la sciatrice ungherese che non sa sciare, il vasto mare di Google può far emergere cose incredibili e grazie a ricerche spericolate siamo venuti a conoscenza di una disciplina olimpionica impossibile: il balletto sugli sci.

È di certo uno sport molto difficile, inutile negarlo, tuttavia le mossettine del tutto prive di virilità in un contesto sciistico provocano diffusa ilarità e le capriole sulle racchette altrettanto.

 

 

Il suo nome tecnico sarebbe acroski ma gli preferiamo di gran lunga il balletto perché in realtà è ciò che gli atleti in gara facevano: danzavano vestiti di tutine e lustrini su musiche anni 70-80  con racchette e sci, come se fosse una cosa decente da fare. La disciplina super assurda è stata presentata alle Olimpiadi di Calgary, Canada nel 1988.

Era uno sport dimostrativo e gli atleti che lo praticavano da anni (supponiamo in piste segrete e con la maschera di Topolino per non farsi riconoscere), finalmente credettero di trovare il proprio riconoscimento internazionale.

Nonostante fossero ancora gli anni ’80, il pubblico alla tv non reagì in maniera entusiastica ai signori muscolosi bardati da ballerini o da Jane Fonda nei video per dimagrire, mentre tentano di fare le evoluzioni così eleganti nel pattinaggio artistico e così grotesche con gli sci ai piedi.

Noi però non siamo qui per parlarvi della storia del balletto sugli sci, per quello c’è un esaustivo articolo del Post. In queste pagine si parla dell’oggettiva bellezza dei reperti storici che ci arrivano da quei tempi così remoti eppure così avvincenti.

 

 

Qui sopra, il nostro indiscusso eroe, l’atleta tedesco che risponde al nome di Hermann Reitberger mentre disputa la finale a Calgary. Egli recava un doppio mullet in testa che lo faceva somigliare a una gallina padovana e una tutina da sci nera tutta tempestata di simil Swarovski, che di per sé vale la visione.

Prima della sua evoluzione, si fa il segno della croce e si immola in una posa plastica degna di Stanis Larochelle di Boris, poi mette a segno tutta una serie di azioni incredibili sugli sci, corroborato prima dalle note malinconiche del piano e poi sparato in cielo da quelle iconiche della festa: Don’t let me be misunderstood dei Santa Esmeralda.

Qui si scherza ma provateci voi a ballare con gli sci ai piedi, sarebbe come chiedere a due persone di fare la break dance mentre portano un divano per le scale. Infatti il nostro eroe si è  classificato primo in questa disciplina ormai morta. Bravo bravissimo.

 

 

 

Nel video che vi proponiamo qui sopra invece potete ammirare una compilation di evoluzioni di donne e uomini che praticano questo adorabile sport, mentre si espongono al pubblico ludibrio involandosi in capriole a mezz’aria, cadute, tip tap e addirittura spaccate. È un filmato talmente vaporwave che ti aspetti da un momento all’altro che possa spuntare Tommaso Paradiso a cantare lode e gloria degli anni ’80.

Un po’ come la leggenda di Icaro, questo sport è praticamente morto proprio dopo essere stato dimostrato alle Olimpiadi. Gli atleti si sono avvicinati troppo al sole e le loro paillettes hanno iniziato a bruciare (metaforicamente eh), lasciandoci ad un orribile presente di maratone di sci di fondo, bocce su ghiaccio e mai più una gara di assurdità impossibili come il ballo acrobatico sugli sci, che neanche dopo un tino di grappa qualcuno andrebbe a replicare in settimana bianca. Peccato davvero.

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