Society
di Simone Stefanini 31 maggio 2018

Come fottersene della politica su Facebook e vivere sereni

La politica su Facebook, riuscite a pensare a qualcosa di più inutile e fastidioso?

 

Utopia, portami via. Questo è ciò che ci viene in mente se pensiamo ad un luogo senza politica o religione. Un posto tipo Auroville in India, in cui il denaro non esiste, tutto è creato con energie rinnovabili, non si prega e non si vota nessuno. Che bel respiro di sollievo, no?

Non siamo diventati John Lennon vestito di bianco che suona Imagine in tv sotto Natale, ma se non vi dispiace non ne possiamo più dei comizi politici su Facebook. La situazione generale è assolutamente evanescente, ingarbugliata, polimorfa a tal punto che cambia forma e colore ogni minuto, è davvero difficile trovare una posizione e mantenerla fino alla fine, eppure il social della polemica sembra il derby coi cori degli ultrà.

Le visioni d’insieme sono del tutto polarizzate: leghisti che pendono dalle labbra di Salvini e aspettano che si voti per tornare alla sovranità nazionale, grillini che gridano all’impeachment ma poi scherzavano e s’incazzano random a ogni giro di ruota di Di Maio, berlusconiani che sperano che il loro leader sia in realtà immortale, fasci che hanno preso lo 0,1% ma fanno la voce baritonale, mattarellisti che si farebbero fecondare dal Presidente della Repubblica pur di far parte della sua famiglia, renziani che ci sono ma ufficialmente non esistono più, piddini alle prese con la burocrazia, i fogli, le carte, comunisti diventati vegani e addio bambini da mangiare.

 

 

I buonsensisti da che parte stanno? Da quella del silenzio stampa, sempre e comunque. Parlano di tutto il resto: musica, sport, viaggi, tv, mare, apocalisse, forme che prendono i nei sulla schiena se li unisci con la penna, androidi e la loro coscienza, il primo live con bicchierata a Young Signorino, tutto tranne affrontare un argomento politico in pubblico, su un social che a livello legale è equiparato al mezzo stampa.

Esercitare il silenzio sulle questioni politiche è quasi impossibile perché nella home di chiunque ci sono amici, nemici, conoscenti e individui a caso che urlano la loro ricetta per risanare l’Italia, minacciano di morte il Presidente, lodano quel politico che però il giorno dopo cambia idea e si sentono un sacco stronzi per averne scritto bene. Si va dalla ristampa della Lira all’annessione alla Germania, ogni ricetta è buona ma purtroppo nessuno ascolta la gente perché il voto non vale più niente etc.

Parlare di Diritto Costituzionale, di oneri e onori, di spread e macroeconomia non è una cosa che possono fare tutti tutti. Prendendone uno a caso, io non mi avventuro neanche pagato il doppio a parlare di robe di cui so poco e per sentito dire. Capitemi, la figura di merda è dietro l’angolo e se posso evitarla, lo faccio molto volentieri.

 

 

Dunque, si può vivere senza parlare di politica su Facebook? Certo, ed è una vita smeralda tipo Jerry Calà in barca con lo champagne. Basta non scriverne, non mettere like a post politici, non discutere le opinioni sgradite, non ridere neanche ai meme. Come diceva il grande filosofo del passato Duccio Patanè di Boris: “Io ho trovato un modo per difendermi. Semplice. Ho smesso di leggere. Non leggo più niente, ma niente eh! Libri, giornali, riviste, un cartello di pubblicità nella strada… […] Non lo leggo. Non leggo una mazza e sto benissimo. Dice “fatti vedere, parla con qualcuno”, io non parlo proprio con nessuno, io mi faccio i cazzi miei. Biascica, dai retta a me, chiuditi a riccio, non leggere più niente e ti passa tutto!”

Eviterete un sacco di discussioni vendicativissime, che si protrarranno negli anni e che vi qualificheranno come appartenente a una qualche setta anche quando ella sarà tornata alla polvere. In questo pasticciaccio brutto, questo disastro all’italiana che è il post elezioni politiche, il più grande servizio che potete rendere al Paese è quello di parlare d’altro, tanto alla fine l’abbiamo capito che è un caldo troppo umido e ci sono troppe zanzare in giro per scendere in strada a fare la rivoluzione.

 

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