Society
di Simone Stefanini 17 Gennaio 2019

Meglio l’affitto o il mutuo?

La domanda da un milione di dollari (pagabili comodamente in 30 anni)

Non è la prima volta che decido di fare un sondaggio sul mio profilo Facebook personale. Lo scelgo perché ho una quantità di contatti notevole, di un po’ tutte le fazioni politiche, di età variabili e di ogni tipo di occupazione, o disoccupazione. Insomma, per farla breve, mi sembra una platea demoscopica interessante a cui affidare le mie paturnie giornaliere.

L’ultima è di quelle che pulsano nella testa prima di dormire e che raggiunge tranquillamente la Top 3 delle preoccupazioni di un adulto qualsiasi: la casa. Detta così sembra di parlare di una magione infestata tipo Hill House o di un annesso agricolo satanico tipo Evil Dead, ma la realtà è ben più letale: una volta finito il periodo da fuori corso in una stanza doppia pagata a peso di diamante in una città, come ci si sistema?

Ok, teniamo per un attimo da parte quelli che hanno i genitori possedenti e che hanno case intestate dalla nascita, mettiamoli regno dei beati, in cui volano anche quelli che comprano la casa in contanti, per scaricarla dalle tasse. Parliamo degli altri, che sono una moltitudine: il Purgatorio dei debitori.

Di questo vastissimo interregno, fanno parte quelli che contraggono prestiti, vivono in affitto o accendono un mutuo per diventare, all’alba di un giorno remoto, possedenti e tirare su la testa per riveder le stelle. Da questo macro insieme possiamo tirar subito via quelli che si fanno dare un prestito (previe garanzie) per ristrutturare una casa già di proprietà: alla fine, per loro il Purgatorio dura pochi anni e poi tornano a cantare tra gli angeli. Parliamo invece della dicotomia più forte dai tempi del Tao: mutuo o affitto?

La mia testimonianza, per ora, riguarda il popolo degli affittuari, ovvero di quelle persone che ogni mese pagano all’amministratore o al padrone di casa il corrispettivo prefissato per abitare lì, senza paura di essere sbattuto fuori. Di sicuro, le preoccupazioni sono minori: non paghi alcuna tassa sull’immobile, se si rompe qualcosa (e il padrone di casa è un Signore) interviene lui, se il mercato dell’immobile crolla a te non te ne frega niente, se hai pattuito un affitto fisso e immutabile nel tempo, fatti un paio di calcoli, sei a cavallo.

Beh, a cavallo, insomma. L’importante è che tu non faccia mai il calcolo di quanti soldi spendi in un anno per una casa che non sarà mai tua, altrimenti ci rimani davvero male. Siamo sui 7-8mila euro se non oltre, vero? Quando fai i conti sulla lunga distanza, sei fregato. Mettiamo che abiti in un appartamento in affitto, un trilocale da 600 euro al mese in periferia di una città (e stiamo belli bassi): dopo sette anni, avrai dato al padrone di casa più di 50.000 euro. Questa tremendissima rivelazione porta al passo successivo: ma se con quei soldi ci prendo un mutuo, così almeno quando l’ho finito di pagare, mi rimane la casa?

Giusto, certo. Mettiamo che tu abbia le garanzie necessarie per il finanziamento (cosa che non va proprio da sé, specialmente per i lavoratori autonomi), si apre uno dei vasi di Pandora più pestilenziali che l’animo umano possa concepire. Nella fattispecie, per quelle 4 mura col tetto e le finestre, la tua vita come la conosci, non esisterà più. Questo non significa neanche per forza che sia necessariamente un male, ci sono persone che il mutuo l’hanno preso sportivo.

Tra le testimonianze che ho raccolto, alcune dicono che in realtà ti ci abitui, non ci pensi esattamente ogni secondo, non diventa un incubo che al confronto Freddy Krueger è la fatina dei denti. Semplicemente, da quel giorno il mutuo fa parte della tua vita. Esistono persone a cui il mutuo ha cambiato la vita in positivo, grazie al quale hanno imparato il rigore finanziario e hanno iniziato a risparmiare (o perlomeno a provarci) invece di spendere sempre tutto quello che avevano per le mani.

Di sicuro, conta il reddito che uno o una coppia porta a casa, ma idealmente, il mutuo dovrebbe essere calcolato proprio sulla base dello stipendio e non dovrebbe incidere più del 35% del reddito complessivo, per condurre una vita normale senza dover rinunciare a troppe cose. Incide molto anche la tipologia di mutuo, se è a tasso fisso oppure no (nel secondo caso, scappate!), se la durata è variabile oppure no, e lì entra in ballo lo spread (che uno pensa sia una cosa inventata dal TG e poi invece alla fine vale la pena non fare pessime figure in campo internazionale). Il mutuo, se concordato oculatamente, può essere anche inferiore all’affitto.

Di sicuro, cambia il tuo modo di pensare. Sulle prime farai economia su tutto, pensando di essere sempre con l’acqua alla gola, poi in qualche modo ti concentrerai sulle tue vere esigenze e lascerai perdere il superfluo. In questo caso, è una lezione di vita.

I veri problemi riguardo al mutuo escono fuori nel caso in cui sia stato stipulato a tasso variabile o abbia superato il 30/35% dell’entrate mensili. Quest’ultimo caso purtroppo è piuttosto frequente dal momento che lo stipendio di un italiano medio si attesta intorno ai 1100-1300 euro al mese e che con un terzo di mille euro moltiplicato 30 anni, ci viene fuori la casa della Barbie oppure un simpatico monolocalino da neanche 150mila euro, che trent’anni dopo è tutto da ristrutturare.

Per tirare le fila del discorso, non esiste una risposta definitiva all’antica domanda “meglio il mutuo o l’affitto?”, tranne per l’altrettanto antico assunto: “spendere per spendere, tanto vale che alla fine rimanga qualcosa in mano”. Di certo c’è solo il fatto che, con l’economia in recessione e senza un briciolo di sicurezza sulla continuità del lavoro, legarsi a vita allo stato di debitori è una cosa che ci rende davvero coraggiosi.

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