Society
di Simone Stefanini 1 Febbraio 2017

Perché lavorare da casa è uno schifo

Qualche regola per sopravvivere al lavoro da casa, che sembra facile ma non lo è affatto

Credici. stuffexpataidworkerslike.com/ - Credici.

 

Per lavoro da casa non si intende fare le pulizie con la musica di sottofondo ancheggiando come impossessati dalla mania di La La Land e neppure provare a sfondare nella musica col progetto elettronico da cameretta. Quelle sono dignitose occupazioni che prendono un bel po’ di tempo ma che in buona sostanza puoi gestire coi tuoi tempi, senza problemi, sfruttando la disoccupazione o i tempi morti.

Il lavoro da casa è una professione a tutti gli effetti che svolgi per 8-9 ore al giorno, direttamente dalla tua abitazione. Detta così, un po’ di gente sarebbe pronta a metterci la firma e coi tempi che corrono, se per questo lavoro sei pure pagato, l’idea è quella di tuffarcisi dentro con un carpiato da olimpiadi.

Prima però di spargere le stelle filanti e i coriandoli per casa, fare un trenino e ubriacarti per festeggiare la svolta della vita, bisogna vedere se sei portato a lavorare in casa, perché non è facile per niente e potresti facilmente abbrutirti.

 

 carlodangio

 

Uno pensa: “ok, ho i miei compiti da fare, le mie comodità, tutto perfetto”. Sì, nel mondo delle favole in cui se svieni davanti al computer arriva la Fatina dei denti (persi sulla scrivania) a risvegliarti, altrimenti devi alzarti e fare una passeggiata sul lato selvaggio di quei mutanti che non escono più di casa neanche per fare la spesa.

Di solito i lavori da poter fare in casa sono quelli che faresti in ufficio, quindi si tratta di stare seduto davanti al computer e scrivere, revisionare, programmare, inventare finché non ti esplode la testa come in Scanners di Cronenberg. Per prima cosa, ce l’hai una stanza adatta? Ci vorrebbe uno studio ma non tutti ne sono provvisti e allora capita di lavorare un po’ dove capita, sul letto, sul divano, sul tavolo sporco dei resti del pranzo, perfino in bagno. Facile se abiti da solo, no?

 

 

Sbagliato. In realtà il fatto di vivere da solo e lavorare in casa ti porterà a uno stadio acutissimo di sociopatia a causa del quale potresti non vedere nessuno né lavarti per settimane, fino a dover spiegare al RIS di Parma, accorso per l’odore di avanzato stadio di decomposizione che non sei morto, hai solo dovuto finire un progetto in tempo.

Quando abiti con qualcuno invece (coinquilini, convivenza, famiglia) le cose si complicano, perché dovrai spiegare un milione di volte a chi ti sta intorno che stai lavorando, che non puoi uscire prima per andare a farti i cazzi tuoi, che non puoi essere disturbato mentre sei concentrato, altrimenti addio idea e dovrai ricominciare tutto da capo, con conseguente frustrazione. Gli altri mica lo fanno apposta, è che guardandoti con gli occhi spenti davanti allo schermo, in pigiama o in tuta mentre fissi il vuoto aspettando l’ispirazione, magari vogliono solo tirarti su, oppure non ti calcolano, perché ormai fai parte della tappezzeria.

 

 

A questo punti dici “però almeno non devo vedere il mio capo tutti i giorni”. Sbagliato. Se odi i tuoi superiori, l’idea può apparire allettante ma dopo un anno di isolamento in cui parli ai tuoi colleghi solo con le email, pagheresti di tasca tua per far parte di un team, per avere un motivo per vestirti la mattina, prendere i mezzi pubblici o la macchina e andare a lavoro, per confrontarti a voce, per farti quattro risate in pausa, per organizzare una cazzo di gita aziendale a Gardaland.

Non solo: i capi spesso si scordano di te. C’è qualche riunione? Decisioni importanti da prendere? Epici cambi di scenario lavorativo? A te arriva sempre tutto all’ultimo momento, quando i giochi sono fatti. Quando litighi coi superiori, ti accorgi che stai a sezionare ogni punto d’interpunzione per provare a capire il tono della discussione e non puoi mai finirla prendendo una birretta insieme.

 

 

Magari pensi di poter cazzeggiare, stare su Facebook o guardarti veloce una puntata di un qualunque Netflix senza che nessuno ti possa vedere? Di poter fare la pausa sigaretta quando ti pare? Nah. Avrai sempre qualcuno che ti controlla e le tue scadenze da rispettare.

Se poi credi di uscire tutte le sere col tempo che hai risparmiato stando in casa, scordatelo: a quel punto, e sono le 18.30-19, sarai in pigiama, sporco e del tutto repellente, quindi dovresti farti una doccia e prenderti cura di te, ma verosimilmente il tuo studio è anche camera tua e allora, rotolando, ti immolerai a letto ordinando una pizza che mangerai in loco.

 

 vnews24

Quindi, caro aspirante zombie, se vuoi conservare la sanità mentale lavorando in casa e non staccando praticamente mai, rispetta alcune regole: disciplina, ordine, pulizia, rispetto delle scadenze. Praticamente il militare a domicilio. Ma anche: doccia e Pocket Coffee sono tuoi alleati, impara dai criceti che si divertono sulla ruota nella gabbia, obbliga te stesso a uscire di tanto in tanto per cambiare aria e quando lo fai, lascia aperte le finestre della stanza. Segnati in palestra e poi vacci davvero, che ingrassare stando tutto il giorno seduti è un attimo, fatti controllare la vista ogni sei mesi, esci a fare la spesa, lava i piatti, parla con la televisione ma ancora meglio con gli esseri umani, telefona ai tuoi, fai l’amore o almeno provaci e ricordati che il tuo Dio è il bonifico. Finché c’è quello, ce la puoi fare.

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Serigrafia a due colori, dimensioni 20×30 cm Edizione limitata di 40 esemplari Alessandro Baronciani Alessandro Baronciani vive a Pesaro e lavora a Milano come Art Director, grafico e illustratore. Ha lavorato per diverse agenzie pubblicitarie come direttore di campagne a cartoni animati. Le sue illustrazioni sono state stampate per molti brand come Martini, Coca Cola, Bacardi, Nestlè, Audi, Poste Italiane e Vodafone. Lavora per libri per bambini pubblicati da Mondadori, Feltrinelli e Rizzoli, quest’ultima ha anche pubblicato il suo primo libro, Mi ricci!, completamente pensato, scritto e illustrato da lui. Alessandro disegna fumetti. Ha pubblicato 3 libri di fumetti intitolati Una storia a fumetti, Quando tutto diventò blu e Le ragazze dello studio Munari. Per molti anni ha disegnato e pubblicato i suoi fumetti da solo, come un esperimento fai-da-te mai provato prima in Italia: i suoi fumetti venivano spediti in abbonamento e gli abbonati diventano parte delle storie che disegnava. Suona inoltre la chitarra e canta nella punk band di culto Altro. Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40
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Serigrafia a due colori, dimensioni 20×30 cm Edizione limitata di 40 esemplari Martina Merlini Martina Merlini, artista visiva bolognese, classe 1986, vive e lavora a Milano. Il percorso artistico di Martina Merlini si snoda multiformemente nel solco dell’esplorazione, coinvolgendo una pluralità di tecniche, materiali e supporti che convergono nella ricerca di un equilibrio formale delicatamente costruito sull’armonia di elementi astratti e geometrici. Attiva dal 2009, ha esposto in numerose gallerie europee e americane. Dal 2010 al 2013, insieme a Tellas, intraprende il progetto installativo Asylum, che viene presentato a Palermo, Bologna, Milano e Foligno. Nell’estate del 2012 viene invitata a partecipare a Living Walls, primo festival di Street Art al femminile, ad Atlanta. Nel dicembre 2013 inaugura la sua seconda personale, «Wax» all’interno degli spazi di Elastico, Bologna, dove indaga l’utilizzo della cera come medium principale del suo lavoro, ricerca approfondita nella sua prima personale americana, «Starch, Wax, Paper & Wood», presso White Walls & Shooting Gallery, San Francisco. Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40  
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