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Society
di Claudia Mazziotta 17 Marzo 2020

Perché virus come il Covid-19 si diffondono esponenzialmente e in che modo si può appiattire la curva del contagio

Chiarezza dal Washington Post: l’isolamento funziona e modifica la curva esponenziale della diffusione del Coronavirus.

Come ormai sappiamo, avere la certezza che l’unico modo per fermare la diffusione del coronavirus sia l’isolamento non è bastato a spingere tutti i paesi dell’UE (e non) ad adottare immediatamente misure restrittive sulla scia di quanto era già stato fatto in l’Italia, e ancora prima in Cina. Senza addentrarci troppo nella questione, senza indagare sul perché e sul per come gli altri paesi si siano mossi a rilento o abbiano scelto vie differenti, e senza citare il caro buon vecchio Boris Johnson (un esempio proprio a caso), ci rifacciamo a quanto scrive il Washington Post sulle sue pagine, riportando il punto di vista americano e facendo chiarezza, speriamo per l’ultima volta, sul fatto che la quarantena e il mantenimento della distanza minima di un metro con le altre persone siano le uniche vie di uscita da questa situazione.

Dopo il primo caso di covid-19 negli Stati Uniti, il numero di infezioni era cominciato ad aumentare lentamente e poi a crescere, a partire dai due mesi successivi, in maniera costante. La cosiddetta curva esponenziale aveva preoccupato gli esperti: se il numero dei casi dovesse continuare a raddoppiare ogni tre giorni, ci sarebbero circa cento milioni di casi entro maggio. E questa è matematica, non supposizioni.

La crescita esponenziale del virus potrebbe essere rallentata, come dicono gli esperti, solo se la gente rispettasse la “social distancing” ed evitasse gli spazi pubblici e generalmente limitasse i propri spostamenti. Ma senza alcuna misura restrittiva per rallentare il virus, il covid-19 continuerà a diffondersi esponenzialmente per mesi. Ecco perché, piccola parentesi, se il governo incredibilmente non vuole tutelare i propri cittadini, è bene che questi adottino autonomamente le dovute precauzioni.

Per capire perché il covid-19 continuerà a diffondersi esponenzialmente se non si adottano provvedimenti restrittivi, il Washington Post ha simulato la diffusione di un fake disease in tutta la popolazione, chiamando la malattia con un nome inventato: simulitis. Un virus che si diffonde ancora più facilmente del covid-19: ogni volta che una persona in salute entra in contatto con una persona malata, anche la persona sana si ammala. Dunque, in una popolazione costituita da soli cinque individui, non ci vuole molto perché tutti prendano la simulitis.

Ma cosa accade in una cittadina di 200 persone in cui anche solo una persona si ammala di simulitis, partendo da una situazione casuale in cui le persone si muovono liberamente da una parte all’altra della cittadina, senza alcuna misura precauzionale o restrittiva? La simulitis sarà con tutta probabilità in grado di diffondersi rapidamente su tutta la popolazione.

Per fortuna, nella vita reale ovviamente le persone guariscono, si dimettono, e immaginiamo anche che una persona guarita non possa né trasmettere la simulitis a una persona sana, né contrarre nuovamente il virus dopo essere entrata in contatto con una persona malata. In ogni caso, se anche solo una persona è malata di simulitis e gli è concessa la libertà, la linea rossa che rappresenta il numero delle persone malate, si alza rapidamente a partire dalla diffusione del virus fino a contagiare tutti.

Stiamo parlando di una città davvero piccola con sole 200 persone, quella in cui si è diffusa la nostra simulitis, è vero, ma, mettendo da parte le simulazioni ed approdando nel mondo reale, lo stesso potrebbe accadere in un paese come gli Stati Uniti, con i suoi 330 milioni di persone: la curva potrebbe aumentare di molto prima che cominci a rallentare. È questo il motivo principale e a quanto pare non troppo scontato per il quale, quando si tratta del reale covid-19, sarebbe bene rallentare la diffusione del virus prima che infetti gran parte della popolazione americana.

Andiamo avanti con le simulazioni, e immaginiamo di imporre, per fermare la diffusione di simulitis, la quarantena forzata, come quella che il governo cinese impose alla provincia di Hubei. Sappiamo che si è rivelato impossibile isolare completamente la popolazione contagiata dai sani, poiché nella pratica e nella vita quotidiana di molte persone, è impossibile rinunciare alla mobilità: ad esempio, c’è chi lavora in città e vive nei dintorni o viceversa. Ci si chiede, poi, in che modo si potrebbero bloccare le strade e in generale la viabilità e sorgono molte altre problematiche che ormai conosciamo bene.

In definitiva, come dichiara Lawrence O.Gostin, professore di diritto americano specializzato in diritto della salute pubblica alla Georgetown University, “la verità è che questi tipi di blocchi sono molto rari e mai efficaci“. Fortunatamente, ci sono altre vie per rallentare un contagio, come sollecitare le persone ad evitare luoghi affollati, assembramenti di persone, e il generale invito di rimanere a casa e di mantenere la distanza dagli altri. Se la gente limitasse la sua mobilità e interagisse di meno con l’altro, il virus avrebbe sicuramente meno opportunità di diffondersi.

Nonostante queste raccomandazioni, c’è chi continuerà ad uscire. Ci saranno, infatti, sempre persone che non potranno rimanere a casa per motivi di lavoro o per alcuni obblighi, o forse semplicemente c’è chi si rifiuterà di prestare attenzione alle indicazioni e ai provvedimenti ufficiali. Queste persone non solo sono più esposte al rischio di ammalarsi, ma anche più in grado di diffondere la simulitis.

Vediamo allora cosa accade quando un quarto della popolazione continua a muoversi mentre gli altri tre quarti adottano la strategia della “social distancing: mantenere una distanza di almeno un metro dall’altra persona limita il contagio da persona a persona e permette a più persone di rimanere in salute.

Ecco perché è fondamentale che le persone vengano scoraggiate e allontanate dai luoghi pubblici. “Possiamo controllare e limitare il desiderio di frequentare gli spazi pubblici chiudendoli al pubblico. L’Italia ha chiuso tutti i suoi ristoranti. La Cina ha chiuso tutto, e anche noi dobbiamo chiudere quanti più luoghi di aggregazione possibili”, dice Drew Harris, ricercatore e professore alla Thomas Jefferson University College of Public Health. “Ridurre le opportunità di raccolta favorisce che le persone mantengano la social distancing l’uno dall’altro”.

Simulare “libertà totale”, una “tentata quarantena”, una “moderata distanza sociale” e un “ampia distanza sociale”, è quindi funzionale a comprendere che, nonostante i risultati differenti che si possono avere, una “moderata distanza sociale” sarà generalmente più efficace di una “tentata quarantena”, e una social distancing estesa a tutti è generalmente la soluzione migliore per ridurre e controllare la diffusione di un virus.

La simulitis non è il coronavirus e queste simulazioni semplificano enormemente la complessità della vita reale. Il covid-19 non è una simulazione e si diffonde davvero attraverso una rete di persone reali, attraverso i paesi, le città, le nostre famiglie, e il comportamento di una sola persona può causare effetti a catena che arrivano e toccano persone lontane, lontanissime, e differenza della simulitis, il covid-19 può uccidere.

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