Society
di Mattia Nesto 3 Aprile 2017

Come comportarsi bene in metropolitana senza far arrabbiare il prossimo

Qualche semplice regolina per non rompere le scatole quando sali in metro, perché un giorno potrebbe capitare a te

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Non bisogna vivere per forza in una grande città per notarlo: al giorno d’oggi sempre più persone si spostano, o per andare al lavoro o per semplici viaggi di piacere, utilizzando i mezzi pubblici. Che si tratti di metropolitana, autobus oppure di treni, prendere un mezzo pubblico significa, inevitabilmente, finire ad avere a che fare con un molte persone, condividendo tempi e spazi comuni. Alle volte questa convivenza forzata, fatto salvo i possibili guasti e/o ritardi alla linea oppure ai mezzi, può provocare stress, ansia e inaugurare un giorno, già blue monday di suo, ancora in maniera peggiore. Ecco allora una piccola guida su come comportarsi bene in metropolitana senza far irritare il prossimo che può essere declinata su qualsiasi mezzo pubblico. Per favore rimanete dietro la linea gialla per favore.

 

Siamo esseri umani o sardine? 

 ilfattoquotidiano

Anche se sono le 18.05 e voi magari vi siete già sciroppati allegramente otto ore di ufficio massacranti, dovete sempre ricordare che la corporatura, seppur minuta e longilinea di un essere umano, non è quella di una sardina, benché meno di una di quelle che vanno a finire sotto sale nei barili. Perciò è inutile tentare, più o meno riuscendovi, di spiaccicarvi e spiaccicare gli altri passeggeri in un vagone della metro già strapieno: non temete il prossimo convoglio è sempre dietro l’angolo (al più tardi dieci minuti) e se lo perderete potrete sempre avere una scusa in più per mangiare un gelato o controllare, ancora una volta, la vostra timeline di Facebook oppure le notifiche su Instagram.

 

Non stiamo partecipando al gioco delle sedie di quando eravamo bambini.

L’arrivo del convoglio e la conseguente apertura delle porte non è lo spegnimento dell’ultimo semaforo in Formula 1 o Moto Gp: quindi non dovrete buttarvi come dei forsennati per guadagnarvi l’ambito posto a sedere. Fate prima scendere le persone e poi, senza lasciare sul campo morti e feriti, entrate nella carrozza e, eventualmente, siate lesti a sedervi. Se però, con un musetto che ricorda quello degli animali protagonisti le pubblicità contro la vivisezione, qualche signore anziano o qualche donna incinta vi guarderà supplicando di lasciare il posto, fatelo. Fatelo per il karma, per la pietas, per la carità cristiana, fatelo e basta insomma: almeno potrete dire al ritorno a casa dalla vostra/o compagna/o  con un ghigno degno di Jude Law in The Young Pope “Cara/o, oggi ho fatto del bene”.

 

Non siamo nella nostra stanza: evitiamo di canticchiare quello che stiamo ascoltato al telefono

Come dicevamo sopra, lo spazio della metropolitana è uno spazio pubblico per eccellenza. Perciò se state ascoltando la registrazione dell’ultimo live degli Anthrax  al Live Club di Trezzo, evitate di dimenarvi e scuotervi peggio dello scimmione di Gabbani: qualcuno potrà o giudicarvi molto male o peggio dirvi di tutto (e voi neppure lo sentirete, visto il volume disumano di ascolto). Cercate di contenervi e, soprattutto, lasciate perdere di canticchiare, magari sottovoce, il ritornello di “Alta Marea” di Venditti: ci sarà sempre un passeggero che vi sgamerà e penserà di voi tutto il peggio. Moltiplicate il tutto se, quasi senza colpo ferire, vi mettete proprio nel bel mezzo di un vagone affollato a vedere l’ultimo filmato di PornHub. Magari con l’audio al massimo.

 

Dormire non è vietato a costo di essere al sicuro 

Ci sta, è naturale e lo possiamo capire: in giro dall’alba alla sera quando, finalmente, si è usciti dal lavoro oppure si è appena saliti in metro la mattina presto, un momento per schiacciare un pisolino, magari anche solo di cinque minuti, è sempre cosa buona e giusta. Sempre però controllando bene di essere in una posizione sicura e non rischiare, magari mentre si è tra le braccia di Morfeo, di schiantarsi al suolo o, peggio, su di un altro passeggero. Quindi cerchiamo di scegliere con attenzione il posto dove appisolarsi in tutta tranquillità: ne va della nostra incolumità e di quella degli altri.

 

Risulta superfluo stringersi ai pali della metro come dei boa constrictor

Anche se in Italia nessun convoglio della metro raggiunge l’iper velocità dello Shinkansen Nozomi, tra frenate, arresti improvvisi e accelerazioni inaspettate, il viaggio in metro può essere spesso avventuroso. Ma questo non vi dà proprio il diritto di attorcigliarvi ai pali o alle maniglie alla stregua di serpenti tropicali pronti a strozzare le proprie vittime. Anche se avete le cosiddette “mani di pastafrolla”, per quanto un convoglio possa andare veloci, tenendovi ben agganciati e con i piedi saldi al pavimento, non cadrete. Quindi evitate inutili performance e risparmiatele per la vostra lezione settimanale di pole-dance.

 

Se siete come Franchino scegliete una carrozza il più libera e arieggiata possibile

Certo sarebbe educato togliersi lo zaino (specie se delle dimensioni di un piccolo lamantino) quando si sale oppure non stravaccarsi con le gambe in mezzo allo scompartimento ma il consiglio definitivo per una buona convivenza in metro è questo: se, come Franchino, il flatulente hippy protagonista di un episodio di “Fantozzi colpisce ancora”, anche voi soffrite di “ascella odorosa”, scegliete sempre il convoglio più libero. Infatti, specie con la bella stagione, il viaggio con una persona che ha la classica ascella commossa può rendere la traversata dell’Acheronte nell’inferno dantesco una passeggiata di salute. Ora e sempre, specie in metro, altolà al sudore!

 

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