Society
di Stefano Disastro 19 Agosto 2013

Può un po’ di buona grafica aiutare i senzatetto?

C’è una canzone di Guccini che dice “Settembre è il mese dei ripensamenti, sugli anni e sull’età” e lo stacco delle ferie serve a ragionare molto sul senso di quello che si sta facendo sul lavoro (oltre che sul senso della vita in generale). A cosa serve DAVVERO il mio lavoro? Perché e per chi lo faccio? Fino all’ontologico, di solito dopo un po’ di birrette, “ma a cosa serve, se serve, il graphic design? e se esiste, il buon graphic design, com’è?”

Dev’essere nato da un sentimento del genere il nuovo lavoro di Kenji Nakayama e Christopher Hope, tra Boston e Cambridge (in Massachusetts), dal nome molto didascalico di the Signs for the Homeless project. In pratica viene proposto ai vari senzatetto di poter ridisegnare i vari cartelli con cui chiedono denaro o aiuto o anche solo riassumono la loro visione del mondo, il tutto poi ridisegnato in maniera molto hipster molto vintage molto colorata e -nelle intenzioni- molto catchy (o almeno questo è quello che il progetto, tra le altre cose, vuole indagare).

Funziona?
“è molto difficile capirlo – sostengono Kenji e Christopher – ogni homeless ha una reazione/approccio alla faccenda molto molto personale: alcuni i cartelli li custodiscono gelosamente, altri li perdono dopo averli usati alcuni giorni, alcuni addirittura nemmeno li hanno usati mai”.
Anyway, il risultato complessivo sembra tutto sommato interessante: tanto più che in cambio di un’intervista più foto, i senzatetto ci guadagnano uno sciccoso cartello nuovo e una piccola donazione di 20$.

 

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Serigrafia a due colori, dimensioni 20×30 cm Edizione limitata di 40 esemplari Alessandro Ripane Alessandro Ripane è nato a Genova nel 1989. Ha vissuto e lavorato in Svezia. A causa della mancanza di animali selvaggi nella città di Genova, Alessandro si è comprato molti libri sull’argomento. A causa della mancanza di supereroi nella città di Genova, Alessandro si è comprato un sacco di fumetti a tema. È diventato quindi un esperto in entrambe le categorie, anche se ora disegna un po’ di tutto, tranne gli alieni, perché non è sicuro di come siano vestiti. Ora è impegnato a combattere la caduta dei capelli, a comporre una sofisticata musica del futuro, a imparare come disegnare gli alieni e a guardare tutti i film sui mostri e gli zombi che non ha ancora visto. Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40
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