Society
di Marco Villa 15 Luglio 2016

Chi ride della strage di Nizza: la follia dei complottisti italiani

Centinaia di italiani sono convinti che a Nizza non sia successo nulla e che i morti siano in realtà manichini

complottisti-nizza

 

Esiste un mondo parallelo in cui tutte le tragedie degli ultimi mesi non sono accadute: non la notte di terrore del Bataclan e di tutta Parigi, non l’attacco alla metropolitana in Belgio, non la strage del 14 luglio di Nizza. Ma nemmeno, tornando indietro nel tempo, l’attacco a Charlie Hebdo e l’11 settembre. Alla base non c’è una teoria del multiverso, quella che prevede l’esistenza di tanti universi simili tra loro, ma caratterizzati da significative differenze. No, quella alla base di questo mondo parallelo è la teoria del complotto.

I complottisti sono individui che non credono a nulla di quello che vedono, perché sono in grado di scorgere la vera verità, quella che le autorità vogliono nascondere a tutti i costi. Il meccanismo di base è sempre questo: c’è un cattivo che ha degli obiettivi crudeli che di solito coincidono con il controllo totale della società, c’è un popolo da tenere a bada con la paura e ci sono dei finti attentati (definiti false flag) che vengono messi in scena per terrorizzare la gente. Esatto: finti attentati, perché non si parla di strategia della tensione o di stragi di stato, tutte cose all’apparenza inconcepibili, ma purtroppo già sperimentate in passato, anche nel nostro Paese. Qui si parla di assolute messe in scena, di manichini al posto dei corpi e di spettacoli creati da professionisti come se fossero cerimonie di apertura di un grande evento sportivo.

 

crisis-actor Facebook

 

La strage di Nizza, non fa eccezione. Uno dei più celebri complottisti italiani (sì, esistono dei celebri complottisti), la mattina del 15 luglio ha pubblicato sul suo profilo Facebook due foto accompagnate da un testo in cui insinua il dubbio che non ci sia stato nessun attentato perché si tratta in realtà di una gigantesca messa in scena che ha prodotto l’obiettivo di estendere di altri tre mesi lo stato di emergenza in tutta la Francia. Le foto e il commento sono state caricate intorno alle 10 e al momento in cui scriviamo, circa due ore dopo, sono state condivise da oltre 400 persone, convinte che le vittime siano in realtà dei manichini. Nel giro di un’ora, quindi, centinaia di persone hanno ritenuto plausibile quanto scritto e cioè che non c’è stato nessun attentato e che in realtà a Nizza è stato girato un film, interpretato da tantissimi crisis actors, ovvero attori specializzati in questo tipo di recite. Per sostenere la tesi, si mostra come il parabrezza del camion dell’attentatore presenti fori di proiettile in tutta la sua estensione, tranne che dove si trova il volante; si sostiene che esistano solo video a bassa qualità di quanto accaduto, per impedire che si possa vedere con chiarezza la scena; si sottolinea che si vede poco sangue sulle strade e che non vengono diffuse foto di corpi.

Queste le tesi principali, impossibili da confutare perché basate sul nulla: chiunque sostenga una teoria del complotto, infatti, parte dal presupposto che tutto ciò che ci circonda è falso. Se il parabrezza del camion fosse stato pieno di fori proprio in corrispondenza del guidatore, avrebbero detto che non servivano tutti quei colpi e che quindi si sarebbe trattato di una cattiva messa in scena; se i filmati fossero stati ad alta qualità, sarebbe stata la dimostrazione di una produzione di alto livello dietro la finzione; se le strade fossero state piene di sangue, sarebbe stato troppo sangue. È una lotta impari, perché è impossibile provare a sostenere tesi ragionevoli con chi ritiene che la sola esistenza di una tesi sia un errore, una resa al sistema.

 

bambolotto Facebook

 

Quando si leggono post come quello in questione, dopo un primo momento di incredulità, iniziano a emergere altri sentimenti. Il primo è a dire il vero una domanda: se si è convinti che lo stato, il nuovo ordine mondiale, le elite, i potenti lavorano nell’ombra e tramano alle nostre spalle, come si fa a credere che nell’arco di poche ore ci sia già gente in grado -stando al loro punto di vista- di smascherarli? E poi: anche sorvolando su questo fatto, se si pensa che tutto il mondo sia una montatura, come si può accettare tutto di buon grado, limitandosi a scrivere dei post su Facebook o su qualche blog?

La risposta a entrambe le domande consiste in una sola parola: negazione. Un enorme meccanismo di negazione dell’esistenza del male nel mondo, forse per l’incapacità di elaborare e convivere con questa realtà. Molto meglio pensare che attentati e stragi non esistano, che quelli a terra siano solo dei manichini. Una gigantesca favola, una versione del mondo edulcorata, come quando ai bambini si dice che il cane non è morto, ma è andato in una fattoria piena di campi in cui può correre. In quel caso, c’è un adulto che racconta una versione fasulla del mondo a un bambino, in questo caso ci sono degli adulti incapaci di affrontare la propria contemporaneità che creano per se stessi un mondo su misura. Un mondo in cui nessuno muore per mano di altri, ma in cui esiste comunque un uomo nero, un babau, perché nelle fiabe è così: c’è sempre un cattivo e la loro capacità di rappresentazione del mondo è ferma all’infanzia.

Un meccanismo talmente elementare e bambinesco da fare quasi tenerezza, se non riguardasse persone che ridono e fanno del sarcasmo su persone morte. Perché ovviamente il risultato finale è questo: ridere di chi crede alle versioni ufficiali e ridere delle vittime, che nella mente dei complottisti non solo non sono mai state uccise, ma non sono mai nemmeno esistite. A quel punto, si può persino scrivere “LOL” sotto la foto del corpo di una bambina, ridendo di qualcosa per cui tutti gli altri esseri umani soffrono. Un comportamento che ha un nome preciso: delirio.

 

vignetta-risata Facebook

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Serigrafia a due colori, dimensioni 20×30 cm Edizione limitata di 40 esemplari Roberta Maddalena Artist, creativity trainer Roberta Maddalena nasce a Giussano nel 1981.Vive e lavora a Milano. Laureata in Design per la Comunicazione al Politecnico di Milano, si specializza in parallelo all’università in Incisione Calcografica, e successivamente in cultura tipografica e Type Design. Segue studi musicali, specializzandosi in vocalità extraeuropee ed ergonomia vocale, sviluppando profondo interesse per l’etnomusicologia, in particolare per l’Asia, esperienza che la porterà ad avvicinarsi a calligrafia orientale e danza contemporanea. Da questi percorsi nascono nel 2013 le sue performance a inchiostro, esperienze fondate sulla relazione segno-corpo, e disegni e dipinti in cui forme e colori evocano la realtà universalmente percepibile e conosciuta, ma ne svelano l’aspetto più mistico e intimo. Sempre nel 2013, dopo sei anni di attività come illustratrice, nascono progetti di creativity training rivolti a privati e aziende: workshop in cui i partecipanti sono guidati nello sviluppo della propria creatività fuori dal quotidiano, per sviluppare capacità di osservazione e movimento, applicabili nella vita come nella professione. Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40
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