TV e Cinema
di Chiara Longo 26 Marzo 2018

Addio a Fabrizio Frizzi, il volto buono della televisione nazionalpopolare

Fabrizio Frizzi è morto a 60 anni a causa di un’emorragia cerebrale. Con lui se ne va un pezzo d’infanzia e il ricordo torna alle serate passate in famiglia a guardare i suoi programmi

 caffeina magazine

 

Qualche sera fa ho guardato per caso L’Eredità e ho pensato a quanto fosse evidente che Fabrizio Frizzi avesse passato un brutto periodo. Dopo il malore di ottobre scorso appariva ingrigito, i capelli più radi e fragili, emaciato.

Mi ha fatto tenerezza, perché per quanto fosse giù di tono, per fortuna non gli era passata quella risatina che tendeva ad andare verso l’alto e quel suo continuo “Meraviglioso!” con cui commentava pressoché ogni avvenimento, da una vincita di denaro di un concorrente alle curiosità delle domande del quiz. Quando penso alla televisione italiana, per me ha o dovrebbe avere la faccia sorridente e cordiale di Fabrizio Frizzi. Uno che, come amava dire, entrava “in punta di piedi” in casa delle persone, col suo fare gentile e simpatico, genuino come lo ricordano tutti.

Fabrizio Frizzi in tv me lo ricordo da sempre, e con lui arrivano tutti i ricordi alla rovescia che costruivo da bambina: per esempio pensavo fosse sposato con Milly Carlucci (così come credevo che Marco Columbro fosse con Lorella Cuccarini) e fu abbastanza strano scoprire che invece era sposo di Rita Dalla Chiesa, che mi sembrava più vecchia di lui. Ricordo tutti i programmi degli anni ’90, che per me erano gli anni sul divano davanti alla tv con la famiglia prima di dormire, con la prima serata alle 20:30 per non fare troppo tardi.

Il ricordo di Fabrizio Frizzi è di fatto parte di questo quadro famigliare, la sua voce era il sottofondo delle nostre serate, il suo stile leggero e gentile ne faceva una simpatica compagnia che, senza ritagliarsi particolari protagonismi, ci intratteneva con garbo e gentilezza nelle serate d’inverno. Per ragioni anagrafiche non ricordo i suoi esordi, ma ci sono almeno cinque volte in cui Fabrizio Frizzi mi ha fatto compagnia in questi primi 30 anni della mia vita, che sono anche i cinque motivi per cui sarà sempre il mio conduttore italiano preferito:

Scommettiamo che…?

 today.it

Avrebbe potuto urlare, sbracciarsi, fare baracconate, invece Fabrizio Frizzi sapeva restare misurato e brioso anche davanti alle imprese più assurde, tipo spaccare 100 angurie di seguito con i pugni, rivoltare 50 Fiat Panda con una mano o ricordarsi l’esatta sequenza di 300 carte da gioco con la stessa potenza di calcolo di un computer (o di un bambino coreano, ne abbiamo viste di ogni). Ogni settimana le scommesse più impensabili diventavano realtà in televisione e lui era lì, a raccontare a tutti quanto fosse incredibilmente pazzo il mondo, con gli occhi genuinamente carichi di stupore.

 

Miss Italia

 corrieredellasera

Recentemente il concorso di bellezza più famoso della penisola non se la passa benissimo come ascolti e rilevanza, ma tutti ricordano gli anni delle conduzioni di Fabrizio Frizzi (dall’88 al 2002), l’unico capace di stare in mezzo a 100 ragazze bonazze senza scomporsi mai. Diventò così il volto storico della trasmissione, e ogni bambina della mia età ha sognato un Fabrizio Frizzi che la incoronasse reginetta del ballo d’Italia.

 

Toy Story

 cinematographe.it

Forse l’opera che maggiormente ha accresciuto l’affetto per Fabrizio Frizzi, che prestava la voce a Woody, il cowboy che tra le frasi registrate aveva “Mani in alto!” e “Ho un serpente nello stivale”. La voce di Frizzi aveva già quel non so che di conosciuto, famigliare e confortante che contribuiva a rafforzare ancora di più l’identificazione tra il personaggio dai buoni valori dell’amicizia e della bontà e quella stessa bontà di cui era foriero Frizzi. La sua interpretazione di “Hai un amico in me” con Riccardo Cocciante è tuttora una delle mie canzoni preferite.

 

L’imitazione di Piero Pelù a Tale e Quale Show

 gds.it

Arrivando a tempi più recenti, Frizzi ha dato prova di grande autoironia e capacità di camuffarsi quando ha imitato Piero Pelù a Tale e Quale Show. Non c’è molto da dire, se non guardare il video e giudicare da voi se non sia assolutamente perfetto e per nulla trash, un’impresa mica facile in un programma del genere.

 

Quel Sanremo mai condotto

 twblog

Nel 1992 la Rai considerò l’idea di affidargli la conduzione di Sanremo, ma la scelta alla fine ricadde sul più esperto Pippo Baudo. Eppure Fabrizio Frizzi sarebbe stato perfetto per condurre uno degli eventi più importanti della televisione italiana, che spesso è considerato un punto di arrivo e una specie di medaglia al valore per un conduttore. Sicuramente Frizzi non era all’asciutto di musica (suo fratello Fabio è un noto compositore di colonne sonore horror) e il suo stile garbato e gioviale avrebbe di certo funzionato su quel palco dove spesso si esagera nei toni. Resterà l’amarezza di non vederlo mai all’Ariston.

 

Bonus: un disegno che ho fatto una volta all’università

Quando facevo l’università non avevamo una connessione ad internet in casa, per cui con le coinquiline passavamo spesso le serate con i giochi da tavola, la tv o facendo disegni. A giugno 2008 Fabrizio Frizzi arrivò in città per la conduzione del Premio Barocco. Feci qualche appostamento nei pressi della piazza destinata ad ospitare l’evento ben decisa a recuperare un selfie e un autografo, un’impresa tra il serio e il faceto che finì in un nulla di fatto in quanto Fabrizio si rivelò più riservato e inavvicinabile di una star di Hollywood. In compenso quella sera feci uno dei miei disegni più belli con Fabrizio Frizzi che faceva una serenata al balcone a me e alle mie coinquiline, che rimase attaccato sul muro della cucina per tutta la durata della nostra convivenza. Stamattina sono state le prime a scrivermi, come se in qualche modo fosse mancata una persona a noi vicina. Potere di una persona gentile che da oggi non c’è più, se non nei nostri dolci ricordi.

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Serigrafia a due colori, dimensioni 20×30 cm Edizione limitata di 40 esemplari Ester Grossi Nata ad Avezzano (AQ) nel 1981. Diplomata in Moda, Design e Arredamento presso l’Istituto d’Arte Vincenzo Bellisario, nel 2008 ha conseguito la laurea specialistica in Cinema, Televisione e Produzione Multimediale presso il DAMS di Bologna. Si dedica da anni alla pittura e ha all’attivo diverse mostre in Italia e all’estero; è vincitrice del Premio Italian Factory 2010 e finalista del Premio Cairo 2012. Nel 2011 è stata invitata alla 54° Biennale di Venezia (Padiglione Abruzzo). Come illustratrice ha realizzato manifesti per festival di cinema e musica (Imaginaria Film Festival, MIAMI, Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto) e cover per album di band musicali (A Classic Education, LIFE&LIMB). Collabora frequentemente con musicisti per la realizzazione di mostre e installazioni pittoriche-sonore. Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40
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Serigrafia a due colori, dimensioni 20×30 cm Edizione limitata di 40 esemplari VitoManoloRoma Attualmente vive a Milano e lavora come freelance in qualità di grafico, illustratore, animatore e fumettista. Si forma presso il Liceo Artistico statale di Busto Arsizio, poi la compagnia di teatro sperimentale Radicetimbrica e termina gli studi al Politecnico di Milano dove si avvicina al Graphic Design. Durante i primi anni di professione come progettista e illustratore in alcuni studi di grafica milanesi, continua a disegnare e partecipa a mostre collettive di illustratori, fra le quali «Spaziosenzatitolo» (Roma), «Doppiosenso» (Beirut) e «Manifesta» (Milano). Con il collettivo di satira a fumetti L’antitempo fonda l’omonima rivista con la quale vince il Premio Satira 2013 come miglior realtà editoriale italiana. Appassionato di musica africana, afroamericana e jamaicana, colleziona vinili che seleziona con i collettivi Bigshot! e Soulfinger nei locali neri e non di Milano. Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40
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Serigrafia a due colori, dimensioni 20×30 cm Edizione limitata di 40 esemplari Roberta Maddalena Artist, creativity trainer Roberta Maddalena nasce a Giussano nel 1981.Vive e lavora a Milano. Laureata in Design per la Comunicazione al Politecnico di Milano, si specializza in parallelo all’università in Incisione Calcografica, e successivamente in cultura tipografica e Type Design. Segue studi musicali, specializzandosi in vocalità extraeuropee ed ergonomia vocale, sviluppando profondo interesse per l’etnomusicologia, in particolare per l’Asia, esperienza che la porterà ad avvicinarsi a calligrafia orientale e danza contemporanea. Da questi percorsi nascono nel 2013 le sue performance a inchiostro, esperienze fondate sulla relazione segno-corpo, e disegni e dipinti in cui forme e colori evocano la realtà universalmente percepibile e conosciuta, ma ne svelano l’aspetto più mistico e intimo. Sempre nel 2013, dopo sei anni di attività come illustratrice, nascono progetti di creativity training rivolti a privati e aziende: workshop in cui i partecipanti sono guidati nello sviluppo della propria creatività fuori dal quotidiano, per sviluppare capacità di osservazione e movimento, applicabili nella vita come nella professione. Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40
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Serigrafia a due colori, dimensioni 20×30 cm Edizione limitata di 40 esemplari Alessandro Ripane Alessandro Ripane è nato a Genova nel 1989. Ha vissuto e lavorato in Svezia. A causa della mancanza di animali selvaggi nella città di Genova, Alessandro si è comprato molti libri sull’argomento. A causa della mancanza di supereroi nella città di Genova, Alessandro si è comprato un sacco di fumetti a tema. È diventato quindi un esperto in entrambe le categorie, anche se ora disegna un po’ di tutto, tranne gli alieni, perché non è sicuro di come siano vestiti. Ora è impegnato a combattere la caduta dei capelli, a comporre una sofisticata musica del futuro, a imparare come disegnare gli alieni e a guardare tutti i film sui mostri e gli zombi che non ha ancora visto. Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40
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