Eccessiva e tamarra, American Gods è la serie tv dark d’autore che ci fa impazzire

Sangue e sesso, splatter e visioni, la trasposizione del romanzo di Neil Gaiman ha un sacco di effetti speciali eppure mantiene la componente d’autore

Neil Gaiman è uno di quegli autori che ammettono poche sfumature: o li ami e ne collezioni ogni cosa, o ci provi e lasci perdere. American Gods è uno dei suoi romanzi più epici, pur partendo da un presupposto vecchio come il mondo: gli dei che scendono dal loro piedistallo e si stabiliscono sulla Terra come uomini (quasi) normali.

Quando è uscita fuori la news che ne avrebbero fatto una serie tv, l’eccitazione e la paura si sono date più volte il cambio nella classifica dei sentimenti, perché di certo non è un libro facile da trasferire sullo schermo, in cui si intersecano trame e sotto-trame, un sacco di culture diverse, dalla celtica all’egizia e mille suggestioni emotive, che passano dalla commedia all’horror senza soluzione di continuità.

Dopo le prime due puntate di American Gods di Bryan Fuller e Michael Green per Starz/Amazon Video, devo dire che la cifra stilistica con cui è stato affrontato l’enorme lavoro è pressoché perfetta: gli autori hanno calcato la mano sull’estremizzazione di ogni dettaglio preso in considerazione, aggiungendo più commedia, più atrocità, più erotismo, una fotografia lucida e contrastata, da godere in alta definizione e un sacco di computer grafica.

 

Ian McShane è Mr. Wednesday  Ian McShane è Mr. Wednesday

 

Ne viene fuori una tamarrata d’autore che facilita il compito al pubblico televisivo di decifrare la storia, molto intricata nel libro, rendendo subito iconici i suoi personaggi principali, quasi caricaturali, come se fossero dei fumetti.

Abbiamo il tonico e incazzato Ricky Whittle che interpreta il protagonista Shadow Moon, un uomo che esce dal carcere dopo aver subito un lutto e si ritrova in un mondo in cui tutto può accadere, una volta preso a lavorare per Mr. Wednesday, interpretato dal grande Ian McShane, il capo dei vecchi dei. Tra gli incontri appena fatti dal povero Shadow, quello con il Leprecauno aggressivo Pablo Schreiber, con Gillian Anderson nei panni di Media, il volto pubblico dei nuovi dei, con Czernoborg, il dio macellaio del buio interporetato al solito magistralmente da Peter Stormare e con Bruce Langley che interpreta il dio della tecnologia, nemico assoluto dei vecchi dei che vuole riprogrammare la realtà.

 

Peter Stormare è Czernobog  Peter Stormare è Czernobog

 

A margine o come prologo, Anansi, il dio imbroglione africano col volto di Orlando Jones e Bilquis, la dea dell’amore interpretata da Yetide Badaki, che nelle sue orge cannibalizza i suoi (e le sue) amanti ingoiandoli con la vagina. Già, accade di tutto nelle prime due puntate e stare a parlare di trama sarebbe riduttivo, semplicemente vanno viste.

Cosa aspettarsi? Una grande dose di peni e vagine in bella vista, tanto per iniziare, quindi se siete sensibili all’argomento, statene alla larga. Splatter, sangue come se piovesse, quindi vedasi sopra. Bravi attori che interpretano personaggi talmente caratterizzati che li ami o li odi istantaneamente, dopo la prima battuta. Effetti computerizzati tamarri come non ci aspettavamo, ma che alla fine ci stanno, in una veste grafica molto connotata come questa. Visioni, sogni a occhi aperti, assurdità senza capo né coda che saranno tutte propedeutiche allo svolgimento della storia, state sicuri.

 

Yetide Badaki è Bliquis  Yetide Badaki è Bliquis

 

La serie tv di American Gods è un X Men come non potremmo mai aspettarci dalla Marvel o da Netflix, politicamente molto scorretta e vietata ai minori. È lo scontro pop tra il vecchio e il nuovo, più che tra il bene e il male, ed è una battaglia interna che viviamo quotidianamente, quando parliamo male di Facebook su Facebook, o quando siamo troppo attaccati alla nostra cultura per capirne un’altra, giusto per fare due esempi banali.

Gli X Men stavolta sono dei che non se la passano troppo bene e il protagonista è un uomo che ha già avuto dalla vita una dose di merda talmente gigante da abbattere il più grosso dei tori. Eppure è lì, a combattere per non sa neanche lui cosa. Lo scopriremo presto, nel frattempo siamo in fibrillazione per vedere cosa succederà nel prossimo episodio. La vedete su Prime Video di Amazon, basta avere un account Prime.

 

Ricky Whittle è Shadow Moon  Ricky Whittle è Shadow Moon

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Inés Sastre Serigrafia di Alessandro Baronciani

Serigrafia a due colori, dimensioni 20×30 cm Edizione limitata di 40 esemplari Alessandro Baronciani Alessandro Baronciani vive a Pesaro e lavora a Milano come Art Director, grafico e illustratore. Ha lavorato per diverse agenzie pubblicitarie come direttore di campagne a cartoni animati. Le sue illustrazioni sono state stampate per molti brand come Martini, Coca Cola, Bacardi, Nestlè, Audi, Poste Italiane e Vodafone. Lavora per libri per bambini pubblicati da Mondadori, Feltrinelli e Rizzoli, quest’ultima ha anche pubblicato il suo primo libro, Mi ricci!, completamente pensato, scritto e illustrato da lui. Alessandro disegna fumetti. Ha pubblicato 3 libri di fumetti intitolati Una storia a fumetti, Quando tutto diventò blu e Le ragazze dello studio Munari. Per molti anni ha disegnato e pubblicato i suoi fumetti da solo, come un esperimento fai-da-te mai provato prima in Italia: i suoi fumetti venivano spediti in abbonamento e gli abbonati diventano parte delle storie che disegnava. Suona inoltre la chitarra e canta nella punk band di culto Altro. Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40
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Serigrafia a due colori, dimensioni 20×30 cm Edizione limitata di 40 esemplari VitoManoloRoma Attualmente vive a Milano e lavora come freelance in qualità di grafico, illustratore, animatore e fumettista. Si forma presso il Liceo Artistico statale di Busto Arsizio, poi la compagnia di teatro sperimentale Radicetimbrica e termina gli studi al Politecnico di Milano dove si avvicina al Graphic Design. Durante i primi anni di professione come progettista e illustratore in alcuni studi di grafica milanesi, continua a disegnare e partecipa a mostre collettive di illustratori, fra le quali «Spaziosenzatitolo» (Roma), «Doppiosenso» (Beirut) e «Manifesta» (Milano). Con il collettivo di satira a fumetti L’antitempo fonda l’omonima rivista con la quale vince il Premio Satira 2013 come miglior realtà editoriale italiana. Appassionato di musica africana, afroamericana e jamaicana, colleziona vinili che seleziona con i collettivi Bigshot! e Soulfinger nei locali neri e non di Milano. Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40
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