TV e Cinema
di Simone Stefanini 18 gennaio 2018

Devilman Crybaby è l’anime dell’anno

 

Ricordate Devilman, il personaggio creato da Go Nagai nei primi anni ’70? L’uomo diavolo, come recitava il testo della sigla dei Cavalieri del Re che apriva il primo adattamento televisivo, è tornato in una nuova veste su Netflix, con una serie tv dal titolo Devilman Crybaby diretta da Masaaki Yuasa, e per noi è già l’anime dell’anno.

La trama

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Senza stare troppo a spoilerare, Devilman Crybaby ha un inizio e una fine. Nelle sue 10 puntate in media da 25 minuti l’una, narra la storia di Akira Fudo, un ragazzo timido e incline al pianto che il suo migliore amico Ryo Asuka convince a unirsi a un demone diventando un Devilman, coi poteri demoniaci e il cuore umano. L’intento apparentemente sembra quello di sconfiggere la nuova stirpe di demoni che sta per prendere possesso della terra, ma le vere ragioni le scoprirete solo vivendo.

Nel mezzo: amore, morte, sesso, filosofia, religione, gender, psichedelia, horror, splatter, melodramma, rap e social network. Come fanno a convivere nella solita serie tv? Merito del team di Masaaki Yuasa, della loro arte e della storia originale, stavolta più che mai completa, contenente l’intero arco narrativo di un super anti eroe e del mondo che deve salvare.

 

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Gli esseri umani non ci fanno una bella figura, dobbiamo essere sinceri, e in questo adattamento sono costantemente connessi via social. Da lì a far partire una caccia alle streghe, si fa davvero presto. Akira Fudo sarà costretto a provare sulla sua pelle la sparizione di tutto ciò a cui tiene, e noi con lui. Fidatevi, grossi brividi all’orizzonte.

L’arte

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I buoni vecchi cari disegni a cui Go Nagai ci ha abituato nella nostra infanzia, e parliamo di Goldrake, Mazinga Zeta e non, Getter Robot, Ken Falco, Jeeg Robot d’Acciaio e un sacco di altri personaggi famosissimi, contano anche una stilizzazione di Devilman in versione manga ben più sinistra di quella dell’innocua serie animata che è stata tratta nel 1972. Stavolta il team di Masaaki Yuasa prende spunto proprio dalle origini del personaggio per trovargli una quadra, in perfetto stile jazz: impara tutto e poi distruggilo.

 

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Questa sembra la tematica dell’arte che sta dietro a Devilman Crybaby: un insieme di anime tradizionale stilizzato in modo che i disegni non siano mai troppo realistici e una serie di variazioni sul tema che lasciano a bocca aperta, specialmente nelle scene splatter erotiche del Sabba o dell’invasione demoniaca. Nei momenti più drammatici, e sul finale ce ne sono quanti volete, i disegni appaiono più rispettosi della tradizione ma la loro stilizzazione è sempre pop, quasi a fare il paio con i pezzi rap in giapponese che dominano la colonna sonora. Si parla del nostro tempo, ma potrebbe essere una scheggia impazzita degli anni ’70, quelli degli effetti analogici e dei colori psichedelici.

 

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Un adattamento per certi versi rivoluzionario che dona ai personaggi nuova vita e li rende interessanti sia ai 2000, sia a quelli della generazione dei primi OAV horror della serie. Stavolta il remake ha funzionato a dovere e vi ritroverete a ridere, piangere, a rimanere scioccati dalla storia. Assolutamente da vedere e da sperare che altri cicli narrativi degli anni ’70-’80-’90 possano ricevere questo trattamento.

Nel caso abbiate già visto la serie, potreste leggere il manga completo di Go Nagai da cui è stata tratta, nel pratico volumone Omnibus.

 

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